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Attentato a Ranucci, uno degli arrestati ai pm: “Non conosco Lavitola, né sapevo chi fosse Ranucci”

  • Postato il 15 luglio 2026
  • Giustizia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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In sintesi

L'indagine sulla bomba destinata al giornalista Sigfrido Ranucci prosegue con nuovi sviluppi nella strategia difensiva degli imputati. Pellegrino D'Avino, arrestato a giugno, ha dichiarato davanti ai magistrati di non conoscere gli altri coinvolti e di ignorare l'identità della vittima. Le deposizioni degli indagati stanno delineando le posizioni difensive in uno dei casi più rilevanti che coinvolge un professionista dell'informazione.

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Attentato a Ranucci, uno degli arrestati ai pm: “Non conosco Lavitola, né sapevo chi fosse Ranucci”

Prende forma la strategia difensiva di Pellegrino D’Avino, uno degli indagati nell’inchiesta della Procura di Roma sull’attentato dinamitardo compiuto lo scorso ottobre ai danni del giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Nel corso dell’interrogatorio davanti ai pubblici ministeri, D’Avino – che è stato arrestato lo scorso 30 giugno – ha scelto di rendere dichiarazioni spontanee, per poi avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti.

Ranucci? Non so chi sia

L’uomo, assistito dall’avvocato Antonio Falconieri, ha preso le distanze dai principali protagonisti indicati nell’indagine. “Non conosco Lavitola, qualche volta ho lavorato con Gomes Clesio Tavares con cui mi conosco da tempo per avere fatto sicurezza insieme nei locali e in cerimonie in Campania. Ranucci? Non so chi sia, non lo conoscevo”, ha dichiarato ai magistrati.

Per gli inquirenti della Dda di Roma e per il gip che accolto la misura l’uomo è il perno centrale del gruppo operativo che agì la notte del 16 ottobre 2025 a Pomezia e il destinatario diretto dell’incarico. Secondo l’ipotesi accusatoria si è occupato personalmente di reperire l’ordigno (composto da “gelatina da cava”) attraverso una rete di contatti illeciti, tra cui un soggetto indicato come “Massimo”. Ha partecipato, insieme agli altri, al sopralluogo presso l’abitazione di Ranucci il 10 ottobre 2025.

È l’unico del gruppo – sempre secondo l’ipotesi degli inquirenti – ad avere contatti esclusivi e diretti con il livello superiore (indicato genericamente come “quello”), da cui riceve istruzioni operative, promesse di supporto economico e versioni di comodo da fornire agli inquirenti. Secondo la gip è “altamente verosimile” che sia stato il destinatario diretto dell’ordine di eseguire l’attentato. Un convincimento che deriva dal fatto che sarebbe stato l’unico a intrattenere rapporti con i mandanti o con persone a loro collegate. Da quei contatti, ha sostenuto la giudice nell’ordinanza di custodia cautelare, sarebbe nato il gruppo operativo incaricato di portare a termine l’azione. Una ricostruzione che la difesa contesta sotto diversi profili e che sarà ora sottoposta al vaglio del Tribunale del Riesame.

Il ricorso al Tribunale del Riesame

L’avvocato Falconieri ha infatti annunciato di aver già impugnato l’ordinanza cautelare, spiegando che l’obiettivo è ottenere una riduzione del quadro accusatorio. “Il mio assistito non ha fatto alcun riferimento a questo “Corrado” citato nell’ordinanza cautelare”, ha precisato il legale, aggiungendo che il ricorso punta innanzitutto a far cadere l’aggravante del metodo mafioso.

Per la difesa, inoltre, l’impianto dell’accusa sarebbe già stato ridimensionato nel corso delle indagini preliminari. “Già l’inchiesta iniziale è stata in qualche modo aggiustata visto che il gip ha fatto cadere l’accusa di strage. A nostro avviso va ulteriormente ridimensionata l’accusa, al momento parliamo di capi di imputazione provvisori”, ha affermato Falconieri, sostenendo anche che gli elementi raccolti “non sembrano tali da giustificare questa misura cautelare”.

L’inchiesta

Le dichiarazioni di D’Avino si inseriscono in un’inchiesta ancora in pieno svolgimento, nella quale resta centrale anche la posizione dell’imprenditore Valter Lavitola, che nei giorni scorsi si è avvalso della facoltà di non rispondere ma ha negato di essere il mandante dell’attentato. Intervistato dalla trasmissione Filorosso, aveva spiegato di non voler commentare il merito delle accuse per non interferire con le indagini, ribadendo però la propria estraneità ai fatti e assicurando che fornirà la sua versione quando la Procura e il suo difensore lo riterranno possibile.

Parallelamente, lo stesso Ranucci ha reagito sul piano giudiziario alle ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, presentando una denuncia per diffamazione contro chi avrebbe alimentato la tesi di un presunto “finto attentato”, oltre a un esposto per accertare eventuali responsabilità nella diffusione di atti coperti dal segreto investigativo.

L’inchiesta della Procura di Roma prosegue dunque su più fronti: da un lato l’accertamento delle responsabilità per l’attentato, dall’altro le verifiche sulle presunte fughe di notizie e sulle ricostruzioni che, secondo la difesa del giornalista, avrebbero trasformato la vittima dell’attacco nel presunto beneficiario dello stesso.

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Il Fatto Quotidiano

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