Attentato a Ranucci: Lavitola resta in carcere, niente domiciliari nella sua Noepoli
- Postato il 11 settembre 2026
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Il Quotidiano del Sud
Attentato a Ranucci: Lavitola resta in carcere, niente domiciliari nella sua Noepoli
Attentato a Ranucci: Niente domiciliari nella sua Noepoli, il lucano Lavitola resta in carcere. Il Riesame ha respinto l’istanza dei difensori dell’imprenditore. È stata confermata l’aggravante del metodo mafioso.
Respinta la richiesta dei domiciliari a Noepoli per Valter Lavitola. I giudici del Riesame non hanno accolto l’istanza dei difensori dell’imprenditore, detenuto a Rebibbia dallo scorso 10 agosto per l’attentato al conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. Il paese della Val Sarmento era stato indicato come luogo tranquillo e lontano dalla sua rete di conoscenze. Noepoli non è un luogo qualsiasi per la famiglia Lavitola. Qui sono ancora in molti a ricordare il padre, psichiatra e docente universitario a Napoli, e qui lo stesso Valter è tornato l’ultima volta nell’inverno scorso. La cittadinanza, generalmente, si era detta pronta ad accoglierlo. La notorietà improvvisa, però, ha portato con sé anche qualche polemica. In una nota ufficiale l’amministrazione guidata dal sindaco Giuseppe Valicenti ha voluto mettere i puntini sulle i, esprimendo «ferma riprovazione» verso chi tratteggia un «ritratto stereotipato e denigratorio del nostro paese». Invece, una «comunità viva, consapevole e dignitosa che merita rispetto».
NIENTE DOMICILIARI PER LAVITOLA E IL RICORSO IN CASSAZIONE
I magistrati della Procura di Roma hanno confermato integralmente il quadro cautelare per l’indagato, mantenendo salda l’aggravante del metodo mafioso e ritenendo la custodia in carcere l’unica misura idonea a fronte della gravità delle accuse. Pertanto Lavitola resta in carcere. “Il tribunale del Riesame ha confermato l’ordinanza cautelare. Chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto. Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata” ha spiegato l’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola.
LE INDAGINI E GLI ACCERTAMENTI SULLE CHAT
Intanto proseguono le indagini della Procura di Roma relativa all’attentato al giornalista avvenuto a Pomezia nell’ottobre del 2025. Ci sarebbero, secondo quanto rilevato dalla Procura, presunti buchi temporali nelle comunicazioni tra Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci. Un dato confermato dall’analisi dei telefoni cellulari e dal pc sequestrato all’imprenditore accusato e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda. Si tratterebbe in sostanza di cancellazioni sospette nelle chat, sia nella fase precedente all’attentato che dopo. Elementi che stanno portando gli inquirenti, che hanno affidato le indagini ai Nuclei Investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati, ad ulteriori verifiche. Sul fronte delle indagini, dopo avere incassato dal Riesame conferme all’impianto accusatorio, i pm della Direzione distrettuale antimafia, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, avvieranno ulteriori filoni di indagine relativi agli “affari finanziari” di Lavitola che aveva anche interessi legati al carbon credit in Africa.
IL GIUDICE NEGA I DOMICILIARI A LAVITOLA: NATALIA POTENZA CONTRO RANUCCI
Sigfrido Ranucci «è un bugiardo. Ma io non lo sono e questo porcone mi sottovaluta». Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, definisce così l’ex conduttore di Report dopo la storia dei messaggi “segreti” scambiati con un’amica di Ranucci subito dopo la perquisizione dell’imprenditore del Cefalù Bistrò per l’attentato a Campo Ascolano. A riportare il messaggio è il suo avvocato Giuseppe Cavallaro in un colloquio con Libero. Che arriva dopo la smentita del giornalista su Facebook. «Non esiste alcuna chat segreta tra la mia collaboratrice e Natalia, la moglie di Lavitola. È stata mandata un’ordinanza già pubblica, su mia richiesta, e di sua spontanea iniziativa, un semplice messaggio di cortesia per sapere come stava. Punto, null’altro. Provo una gran pena a vedere grandi e nobili giornali farsi dettare l’agenda, per altro piena di falsità, dai giornali di Angelucci», ha scritto Ranucci su Facebook.
LE REPLICHE E GLI SCREENSHOT DELLA DISCORDIA
Prima della precisazione Potenza aveva scritto al suo avvocato. Mentre i legali di Lavitola, Arturo e Sergio Cola, in un comunicato avevano smentito: «Il dottor Lavitola segnala l’assoluta falsità della circostanza, avendo appreso del contenuto di detta ordinanza solamente con la discovery degli atti del relativo procedimento penale». La replica di Potenza arriva con la diffusione degli screenshot della chat con Laura Cianfoni. Mentre l’avvocato annuncia querele: «La mia assistita mi ha dato mandato di denunciare per diffamazione e calunnia il dottor Ranucci, il signor Lavitola e i suoi avvocati. La Cianfoni per ora no, perché non mi sembra abbia smentito l’esistenza della chat. Lei resta in silenzio perché sa di aver ricevuto quei messaggi».
La calunnia è il reato di chi accusa qualcuno davanti a un’autorità giudiziaria di aver commesso un reato sapendolo innocente. Non si capisce in che modo questo sia accaduto a proposito della questione della compagna di Valter. Così come pare difficile sostenere l’accusa di diffamazione, per lo meno in base a quello che Ranucci ha scritto su Facebook, quasi nemmeno nominando Potenza. I messaggi della polemica sono arrivati dopo la perquisizione a casa Lavitola tra la sera del 4 e la notte del 5 luglio. Alle 4 e 12 del mattino arriva da «Laura fidanzata Ranucci», nome con cui Potenza ha salvato sul telefonino il contatto della Cianfoni, l’ordinanza di arresto.
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Attentato a Ranucci: Lavitola resta in carcere, niente domiciliari nella sua Noepoli