Atalanta mina vagante, perché Sarri è il più felice di tutti ma non lo dirà mai: il no a De Laurentiis è stata la decisione più lungimirante
- Postato il 20 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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Quando Aurelio De Laurentiis a fine stagione è andato a casa sua per proporgli di tornare a Napoli Maurizio Sarri, che aveva già detto addio alla Lazio dopo anni di tormenti e sfoghi, ci ha pensato su ma alla fine ha detto no, grazie. In cuor suo avrà pensato: ‘chi me lo fa fare?’. Prendere in mano una squadra dove ha lasciato tanti bei ricordi per migliorare i due anni di Conte con scudetto, secondo posto e Supercoppa e con una Champions da affrontare poteva essere una scommessa troppo rischiosa. Anche perchè dietro l’angolo stava germogliando un’opportunità quasi altrettanto allettante.
La coppia dei sogni con Giuntoli
Quando Giuntoli è stato ufficializzato come ds dell’Atalanta in tanti hanno iniziato a fare 1+1, ovvero Cristiano più Maurizio, la coppia d’oro degli anni napoletani. E così è andata. Per il direttore sportivo l’acquisto più importate è proprio il tecnico, che ha anche la fortuna di non arrivare a Bergamo dopo l’epopea vincente di Gasperini ma dopo l’anno in chiaroscuro targato Juric-Palladino.
Il turnover evitato
Stavolta Sarri non ci ha pensato due volte, pensando di trovare il Paradiso assieme alla Dea. Centro sportivo moderno e attrezzatissimo a Zingonia, settore giovanile florido, un ds con cui è pappa e ciccia (altro che Tare o Fabiani con cui litigava di continuo), una squadra ancora ricca di campioni ma senza la pressione di dover vincere a ogni costo e un’Europa dei piccoli, la Conference, dove potrà far giocare le seconde linee rinunciando in campionato a quel turnover che ha sempre odiato e non ha mai saputo fare.
Il cambio di modulo
Ecco perchè Sarri è il tecnico più felice del mondo anche se non lo confesserà mai. Ha trovato finalmente, forse per la prima volta nella sua carriera, l’habitat dei sogni. Certo la Conference c’è (e stasera c’è l’andata dei playoff contro l’Hapoel) e gli toglie via qualche allenamento prezioso ma non lo obbliga a spremere i migliori. Un po’ di pazienza ci vorrà perchè dopo decenni di difesa a tre dovrà far metabolizzare all’Atalanta la difesa a 4 e servirà un po’ di tempo, così anche per i movimenti dei reparti ma nessuno sarà lì, dietro di lui col fucile alla schiena. Il mercato – quello che Sarri neanche vuol nominare e di cui non vuol sentir parlare – non è ancora finito (andasse in porto il corteggiamento ad Anguissa sarebbe un capolavoro) ma già così ha un undici titolare super e una panchina fortissima.
La rosa della Dea
Con Carnesecchi che è tra i migliori portieri italiani, in difesa Zappacosta a destra e Ahanor a sinistra sono una garanzia così come Scalvini e Kristensen centrali, in mezzo la conferma di Ederson (che era stato già venduto) restituisce un leader al centrocampo con il supporto di Gaetano che Sarri vede come play e Samardzic che ha fantasia, tiro e assist e potrebbe diventare per l’allenatore toscano il nuovo Hamsik. Davanti vanno trovati gli equilibri giusti ma Scamacca se sta bene è da Nazionale, Raspadori è il giocatore che (parole sue) Sarri sognava da 5 anni e De Ketelaere il jolly offensivo di qualità. Dando uno sguardo alla panchina si trovano poi giocatori che altrove sarebbero titolari come Hien, Bellanova, Pasalic, Zalewski e Krstovic.
La vera sfida per Sarri sarà trasformare i suoi principi di gioco in movimenti automatici. In questa fase i giocatori devono ancora ragionare molto sulle proprie posizioni e questo rallenta inevitabilmente il processo di crescita ma la sensazione è che questa Atalanta possa essere davvero la mina vagante del campionato.