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Archeologia senza barriere

  • Postato il 12 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Archeologia senza barriere
Una statuetta di Persefone conservata nel museo archeologico di Oria, in provincia di Brindisi, è diventata un ologramma. A costruirne il prototipo sono stati gli studenti della quinta CIA dell'Istituto Fermi di Francavilla Fontana, in un percorso ideato da Nazarena Savino con il professor Roberto Invidia. La parte tecnica è stata sviluppata da un ex studente della scuola, Pasquale Leo, che ha ricostruito il reperto in tre dimensioni con Blender, lo stesso software usato nell'animazione e negli effetti visivi. Il passaggio è meno banale di quanto sembri. Un oggetto esposto in teca si guarda da un lato solo, spesso a distanza e sotto una luce che ne appiattisce i dettagli. La ricostruzione digitale lo libera dalla vetrina: il modello si ruota, si ingrandisce, si stampa e a quel punto si tocca. È la differenza fra vedere una cosa e capirla, e conta soprattutto per chi ha una disabilità visiva o cognitiva, per cui il pannello espositivo è una mediazione che funziona poco. L'ologramma è solo un pezzo di ARCHEODISABILITY, un progetto itinerante che porta nelle scuole gli strumenti oggi usati per documentare i beni culturali: visori per la realtà virtuale, realtà aumentata, stampe 3D di monumenti, droni da interni. Alla base c'è il Metodo Arditus, un percorso educativo costruito su mappe, schemi, giochi didattici, esperimenti e tecnologie digitali. Lo ha messo a punto un'insegnante partendo dalla propria figlia con disabilità, e per lei il computer si è rivelato la leva decisiva per imparare a leggere e a scrivere. Nel bagaglio ci sono anche le mostre sensoriali, allestimenti pensati per essere esplorati con il tatto, l'udito e quando possibile l'olfatto. Non è una versione ridotta della visita per chi non vede, è un'altra strada per arrivare allo stesso oggetto. La vista ne restituisce la forma tutta insieme e in un istante, la mano la ricostruisce un bordo alla volta, eppure gli esperimenti di psicologia della percezione mostrano che riconosciamo al tatto la gran parte degli oggetti comuni in pochi secondi. L'olfatto prende una scorciatoia ancora diversa: poche sinapsi separano il naso dalle aree cerebrali legate alle emozioni e alla memoria, ed è il motivo per cui un odore riporta a galla un ricordo meglio di una fotografia. In Italia l'esperienza più consolidata in questo campo è il Museo tattile statale Omero di Ancona, dove le opere si toccano per regolamento. Il progetto lavora anche fuori dalle aule, con musei e parchi archeologici. Fra questi il parco sommerso di Torre Chianca, sulla costa leccese, dove l'accessibilità pone un ostacolo in più, perché il sito sta sott'acqua. Le soluzioni allo studio vanno dai piccoli veicoli filoguidati che riprendono i fondali alle piattaforme galleggianti per le immersioni assistite, fino alle navette a propulsione solare per raggiungere l'area senza motori a scoppio. Resta aperta una domanda che la ricerca non ha ancora chiuso: quanto la tecnologia immersiva aiuti davvero l'apprendimento degli studenti con disabilità cognitive. Sull'uso dei visori con chi è ipersensibile agli stimoli la letteratura è divisa, e i risultati dipendono molto da come l'esperienza viene progettata. Il patrimonio digitalizzato, però, ha un vantaggio che nessuno discute: una volta che esiste, esiste per tutti..
Autore
Focus.it

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