Arbitri nel caos, l’Aia verso il commissariamento: da qui parte il vero scontro sul futuro del calcio italiano
- Postato il 30 aprile 2026
- Calcio
- Di Il Fatto Quotidiano
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Commissariamento è la parola del momento. E c’è un ulteriore fattore da tenere in considerazione e che potrebbe incidere nella grande partita per il futuro del calcio italiano. Il Collegio di garanzia ha confermato in via definitiva la condanna del presidente dell’Associazione Italiana Arbitri, Antonio Zappi, squalificato per 13 mesi per un’altra brutta storia di pressioni interne. Inutile tornare nel merito della vicenda (il diretto interessato continua a proclamarsi innocente e come già raccontato il sospetto del complotto politico è forte): il risultato è che a questo punto Zappi decadrà automaticamente, come prevedono le norme. L’Aia, con tutta probabilità, dovrà essere commissariata.
La situazione interna alla classe arbitrale è diventata infatti insostenibile. L’associazione, che già era virtualmente decapitata, si ritrova ora senza un designatore per effetto dell’inchiesta di Milano (Rocchi è indagato e si è autosospeso a campionato in corso, un fatto gravissimo anche per la regolarità della Serie A), ufficialmente senza presidente, e con il Comitato nazionale seriamente compromesso. È evidente che si debba intervenire, e anche subito visto che in estate bisogna impostare la prossima stagione e questo Comitato non è più legittimato a farlo.
In teoria, norme alla mano, ci potrebbe anche essere una strada tortuosa che porti ad elezioni immediate, per scongiurare il commissariamento. Però la domanda che ormai tanti si pongono, anche dentro all’associazione, è: andare alle urne per votare chi? L’Aia, da sempre spaccata, oggi è proprio polverizzata dalle faide interne, come emerso anche dall’inchiesta di Milano, che di fatto nasce dalle testimonianze dei tanti scontenti della gestione Rocchi. Ormai siamo al tutti contro tutti, ed è difficile pensare di trovare una figura in grado di riappacificare il movimento e riformarlo. Il commissario sembra davvero l’unica strada. Si parla con insistenza di Nicola Rizzoli, grande arbitro, brava persona (forse non quella col temperamento giusto per un momento del genere, racconta chi lo conosce). Ma il punto non è neanche il nome.
Può un presidente dimissionario, quale Gabriele Gravina, rimasto in carica solo per l’ordinaria amministrazione, nominare un commissario straordinario? L’inopportunità è lampante, contenuta già nell’ossimoro della domanda, ma la giustizia sportiva è materia complicata e interpretabile. E in Federazione – con l’arroganza che ha contraddistinto il recente passato – sono convinti di poterlo fare.
Una forzatura in tal senso, però, potrebbe a sua volta diventare il cavallo di Troia per un altro commissariamento, cioè proprio quello della Figc. Il governo è deciso a spazzare via i residui del “sistema Gravina”, lo ha ribadito anche il sottosegretario Fazzolari (che a differenza di molti suoi colleghi di governo è abituato a parlare poco e fare tanto…). Al netto però di interventi normativi un po’ spericolati (la Uefa dell’ “amico” Ceferin è sul piede di guerra), il commissariamento passa per forza dal Coni, e qui si registra l’estrema prudenza del presidente Buonfiglio, che non vuole fare passi falsi (con Malagò in giunta pronto a farglieli pesare). Al Foro Italico stanno cercando proprio un appiglio giuridico, un errore commesso dalla Figc per rompere gli indugi. E chissà che ciò non possa accadere proprio sugli arbitri.
La vera partita è questa. I tempi comunque non saranno brevissimi perché il Comitato Aia aspetta gli atti dal Collegio di garanzia, prima di formalizzare la decadenza dell’ormai ex presidente Zappi. Poi Gravina convocherà il consiglio federale, orientativamente fra una decina di giorni, in cui si deciderà il futuro degli arbitri. In caso di commissariamento, comunque l’Aia ha già deciso di impugnare, quindi si finirà in tribunale. La posta in palio è alta perché chi metterà le mani sull’associazione dovrà decidere in estate anche chi dovrà raccogliere l’eredità di Rocchi, ovvero i designatori dei prossimi campionati. Un ruolo che non è mai stato così delicato dopo lo scandalo dell’inchiesta di Milano.
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