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Arabia Saudita, via libera all’uranio arricchito: perché Trump frena sull’accordo nucleare

  • Postato il 20 luglio 2026
  • Di Panorama
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In sintesi

La situazione nucleare in Medio Oriente si complica: l'Arabia Saudita ottiene il via libera per arricchire uranio, una decisione che genera tensioni geopolitiche significative. L'amministrazione Trump adotta una posizione cauta riguardo agli accordi sul nucleare iraniano, riflettendo strategie diplomatiche più aggressive verso Teheran. Questo sviluppo sottolinea l'equilibrio delicato tra sicurezza regionale e proliferazione nucleare nel contesto della competizione USA-Iran.

Sintesi generata automaticamente con intelligenza artificiale a partire dal contenuto originale della testata. Standard editoriali.

Arabia Saudita, via libera all’uranio arricchito: perché Trump frena sull’accordo nucleare

La partita mediorientale si fa sempre più ingarbugliata. Mentre il conflitto tra Stati Uniti e Iran è ripreso, Donald Trump deve affrontare anche un altro dossier: quello del nucleare saudita. Stando a quanto riferito sabato dalla Cnn, Washington e Riad hanno raggiunto un accordo preliminare che consentirebbe all’Arabia Saudita di arricchire l’uranio per scopi civili ma, secondo i critici, senza al contempo prevedere delle adeguate salvaguardie internazionali.

Eppure, nonostante i negoziati si siano conclusi a ottobre dell’anno scorso, il presidente americano non avrebbe ancora firmato l’intesa. Secondo la Cnn, Trump avrebbe infatti deciso di rimandare principalmente per due ragioni: la guerra con l’Iran e il rischio che una maggioranza bipartisan al Congresso degli Stati Uniti possa esprimersi contro l’accordo.

Come detto, i critici ritengono l’intesa non conterrebbe dei paletti adeguati a impedire a Riad di sviluppare eventualmente degli armamenti nucleari: uno scenario, quest’ultimo, che, in passato, è stato evocato dallo stesso Mohammad bin Salman. Il principe ereditario saudita si era infatti detto pronto ad agire in tal senso, qualora Teheran avesse acquisito l’ordigno atomico. In particolare, sembra che l’intesa preveda che la supervisione effettiva sarà affidata a Washington e a Riad, mentre l’Aiea si ritroverebbe con un ruolo più marginale rispetto a quello che ebbe nell’accordo del 2009 tra Stati Uniti ed Emirati arabi uniti.

Bisognerà dunque capire come questa questione impatterà sugli equilibri mediorientali. Il presidente americano vorrebbe che l’Arabia Saudita aderisse agli Accordi di Abramo, ma bin Salman ha subordinato un simile passo all’avvio di un processo per l’istituzione di uno Stato palestinese, irritando così Israele. In secondo luogo, i rapporti tra Riad e Gerusalemme si sono ulteriormente inaspriti a seguito della convergenza tra l’Arabia Saudita e la Turchia sul dossier siriano. Senza contare che è tutto da dimostrare che lo Stato ebraico possa accettare di buon grado l’eventuale avvio del programma nucleare di Riad.

Non è infine escludibile che, qualora dovessero prima o poi riprendere i negoziati sull’energia atomica iraniana, Teheran possa puntare i piedi con gli americani, tirando in ballo l’accordo tra Stati Uniti e Arabia Saudita. Non è dall’altra parte un mistero che, al netto della distensione mediata da Pechino nel 2023, Riad abbia continuato a guardare con preoccupazione alle ambizioni atomiche della Repubblica islamica. Senza poi contare le recentissime nuove tensioni legate alla questione degli Huthi nello Yemen.

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Panorama

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