Approvata in consiglio regionale la riforma Servizio sanitario, le minoranze: “Sbagliata nel metodo e nel merito”
- Postato il 23 giugno 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Liguria. Con 17 voti a favore (maggioranza) e 10 contrari è stato approvato il disegno di legge 117 “Modifiche alla legge regionale 7 dicembre 2006, numero 41 Riordino del Servizio sanitario regionale”.
Le modifiche introdotte con la legge approvata questa mattina adeguano la normativa regionale al decreto legislativo 30 dicembre 1992, numero 502 (Riordino della disciplina in materia sanitaria) e al decreto legislativo 16 ottobre 2003, numero 288 (Riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico). In particolare viene resa più esplicita la qualifica di IRCCS, che va riferita esclusivamente alla sede dell’Ospedale Policlinico San Martino, in relazione alle discipline di oncologia e neurologia svolte in questo polo sanitario e non sono, dunque, riferibili all’intera Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM).
Il provvedimento, inoltre, prevede, a partire dal 1°luglio 2026, il trasferimento alla AOM delle funzioni di assistenza e dei servizi ospedalieri dell’Ospedale San Carlo, che attualmente sono esercitati dall’ente Ospedale Evangelico Internazionale. Il personale che attualmente presta servizio presso il San Carlo con contratto di lavoro subordinato, a tempo determinato o indeterminato, è trasferito dal 1 gennaio 2027 senza soluzione di continuità all’AOM.
La legge attribuisce all’Area Liguria Salute della ATS (Azienda tutela della salute) la funzione di Centrale Regionale di Acquisto per la Sanità (CRAS) anche per le procedure di affidamento dei lavori per la realizzazione dei nuovi ospedali. Il testo comprende la possibilità da parte della giunta di attribuire ulteriori funzioni all’Area che, da un punto di vista funzionale, dipenderà dalla direzione regionale competente in materia di sanità. Nelle more del conseguimento della qualificazione da parte della CRAS come centrale di committenza, le procedure restano in capo alla SUAR e alle sue articolazioni funzionali.
La legge prevede, inoltre, che il Regolamento di organizzazione e funzionamento disciplini le responsabilità, le attribuzioni e i compiti del direttore amministrativo, del direttore sanitario, del direttore operativo della sede e dei direttori dei plessi ospedalieri, dei direttori di dipartimento e dei dirigenti delle strutture e che il direttore generale nomini il direttore operativo della sede e i direttori dei plessi ospedalieri.
Alcune modifiche riguardano la rappresentatività alla Conferenza dei Sindaci di ASL: la Conferenza dei sindaci dell’Ats Liguria opera tramite una rappresentanza costituita dai presidenti delle cinque Conferenze dei sindaci delle asl e da due ulteriori rappresentanti eletti da ciascuna delle conferenze dei sindaci di asl fra i propri componenti.
Il provvedimento non prevede oneri a carico del bilancio regionale.
Marco Frascatore (Orgoglio Liguria), presidente della seconda Commissione Salute e Sicurezza sociale ha illustrato la relazione di minoranza. “Le modifiche proposte mirano a garantire – ha spiegato – una maggiore corrispondenza del testo normativo regionale alle disposizioni contenute nel decreto legislativo numero 502 del 1992 sul riordino della disciplina in materia sanitaria e nel decreto legislativo numero 288 del 2003, relativo al riordino della disciplina degli Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. In particolare, gli interventi, sono diretti a specificare che la qualifica di Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), attribuita all’Ospedale Policlinico San Martino, debba intendersi riferita esclusivamente alla sede dell’Ospedale Policlinico San Martino in relazione alle discipline di oncologia e neurologia lì svolte, e non all’intera Azienda Ospedaliera Metropolitana (AOM)”.
Frascatore ha aggiunto: “Il disegno di legge introduce ulteriori disposizioni che riguardano, in particolare, l’Ospedale San Carlo e le attribuzioni dell’Area Liguria Salute di ATS. Nell’ottica di rafforzare l’integrazione della rete ospedaliera dell’area metropolitana e di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi offerti ai cittadini, è previsto, a decorrere dal 1° luglio 2026, il trasferimento delle funzioni di assistenza e dei servizi ospedalieri dell’Ospedale San Carlo – attualmente esercitati dall’ente Ospedale Evangelico Internazionale – all’AOM. Inoltre, è prevista l’attribuzione all’Area Liguria Salute della funzione di stazione appaltante per le procedure di affidamento dei lavori relativi alla realizzazione dei nuovi ospedali”.
Il presidente della seconda Commissione ha ricordato: “In sede di esame in Commissione si è proceduto alla preliminare consultazione degli interlocutori istituzionali, dei rappresentanti delle categorie interessate e delle rappresentanze sindacali generali e settoriali e, dopo una approfondita disamina e discussione, nella seduta del 22 giugno 2026, la II Commissione consiliare ha approvato, a maggioranza di voti, l’articolato del disegno di legge insieme ad un emendamento concernente il trasferimento del personale con tempistiche coerenti con le esigenze organizzative degli enti interessati e con l’espletamento dei modelli delle relazioni sindacali”.
Il consigliere ha auspicato il voto favorevole dell’assemblea al provvedimento.
Enrico Ioculano (Pd), vicepresidente della seconda Commissione Salute e Sicurezza sociale, ha illustrato la relazione di minoranza del gruppo: “Il disegno di legge viene presentato dalla giunta come un adeguamento alla normativa nazionale. In realtà – ha esordito – ha un carattere politico, in quanto ammette pubblicamente che la riforma sanitaria varata nel dicembre del 2025 era strutturalmente fragile e giuridicamente esposta e ha rischiato già di essere impugnata dal Governo davanti alla Corte Costituzionale”.
Ioculano ha sottolineato: “Non si tratta di una correzione di dettagli, ma dell’ennesima presa d’atto di un fallimento” e dopo aver ricordato il voto negativo del gruppo Pd alla riforma approvata nel dicembre scorso, ha aggiunto: “La riforma è rimasta sostanzialmente sulla carta”.
E ha avvertito: “Le riforme sanitarie richiedono risorse per assorbire i costi di transizione, per formare il personale, per garantire la continuità dei servizi e per costruire la nuova governance. La situazione attuale vede, invece, la Regione varare una riforma in un momento in cui non dispone delle risorse necessarie a gestire i bisogni di salute esistenti”.
Secondo il consigliere, inoltre, il provvedimento riduce il ruolo del territorio, che si esprime attraverso la Conferenza dei sindaci. Ioculano ha rilevato che il trasferimento delle funzioni dell’Ospedale San Carlo, attualmente gestito dall’Ente Ospedale Evangelico, all’Azienda Ospedaliera Metropolitana a partire dal 1° luglio 2026 “avviene senza un piano di integrazione clinica e senza aver chiarito il rapporto con le altre strutture dell’area metropolitana”. Dopo avere annunciato una serie di emendamenti, Ioculano ha concluso: “Il disegno di legge non costituisce una correzione di rotta, ma la prosecuzione di una rotta sbagliata”.
“Questa modifica alla riforma sanitaria di dicembre voluta da Bucci è la dimostrazione più evidente di un processo sbagliato nel merito e nel metodo. La Giunta continua ad arroccarsi sulle proprie posizioni e a non ascoltare nessuno: non ascolta il consiglio regionale, non ascolta i sindacati, non ascolta gli amministratori locali, non ascolta gli operatori sanitari e, troppo spesso, non ascolta nemmeno i tecnici che dovrebbero accompagnare queste scelte. Il risultato è sempre lo stesso: provvedimenti annunciati come risolutivi che, una volta confrontati con la realtà, mostrano tutti i loro limiti e devono essere corretti in fretta e furia. Non siamo di fronte a normali aggiustamenti tecnici o a fisiologici perfezionamenti di un provvedimento complesso. Siamo davanti al tentativo di correggere errori che erano evidenti fin dall’inizio e che erano stati puntualmente segnalati da chi conosce il sistema sanitario, dai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali, dagli amministratori del territorio e dalle opposizioni. Oggi la maggioranza è costretta a tornare sui propri passi per rimediare a problemi che erano stati ampiamente previsti”.
“La vera questione – continua Ioculano – non è l’ennesima modifica normativa. La vera questione è il metodo con cui Bucci governa. Un metodo fondato sull’arroganza. Ogni osservazione viene vissuta come una resistenza da superare e non come un contributo da valorizzare. Anche sul fronte della rappresentanza dei territori abbiamo assistito all’ennesima conferma di una riforma costruita sull’imposizione. La spaccatura registrata nel Consiglio delle Autonomie Locali, dove la riforma è passata con 14 voti favorevoli e 12 contrari, dopo malumori espressi anche dai sindaci del centrodestra, dimostra che non esiste quel consenso ampio che sarebbe stato necessario per una trasformazione così rilevante della sanità regionale. Questa continua corsa ai ripari non dimostra capacità di governo, ma esattamente il contrario. Dimostra l’assenza di programmazione e una gestione basata ormai sull’improvvisazione. Si inseguono scadenze politiche e annunci, salvo poi dover intervenire in emergenza per correggere errori che erano stati segnalati in anticipo. Nel frattempo restano aperte questioni fondamentali che riguardano il personale, l’armonizzazione dei trattamenti economici, l’organizzazione delle strutture e il futuro della rete sanitaria regionale”.
“Finché non cambierà questo metodo, continueremo ad assistere allo stesso copione: riforme annunciate in fretta, problemi prevedibili ignorati e correzioni dell’ultimo minuto per rimediare a errori che si sarebbero potuti evitare semplicemente ascoltando chi quei problemi li aveva segnalati fin dall’inizio”, conclude Ioculano.
Jan Casella (Avs) ha presentato la relazione di minoranza: “Questo disegno di legge – ha esordito – è la certificazione che la riforma sanitaria approvata appena sei mesi fa era, in più punti, mal scritta, a tal punto da rischiare un’impugnativa da parte del Governo”. Secondo il consigliere, inoltre, “il criterio con cui è stata costruita l’Azienda Ospedaliera Metropolitana non è quello della rete funzionale dell’emergenza, ma quello della dimensione delle strutture: dentro l’azienda grande sono confluiti solo gli ospedali di maggiore prestigio e dotazione”.
Critiche sono state espresse anche sulla nuova governance dell’ospedale San Carlo di Voltri: “Dal 1° luglio viene lasciato al polo di Castelletto un rapporto costruito per un ente che, fino a ieri, comprendeva anche San Carlo, senza ridefinirlo per la parte che resta. Il personale a tempo determinato impegnato a San Carlo viene trasferito previa verifica dei requisiti, una clausola che lascia aperta, a pochi giorni dall’entrata in vigore della norma, la condizione contrattuale di chi lavora oggi in quella struttura; il contenzioso pendente, invece, resta in capo all’Evangelico, che si trova così a rispondere di rapporti relativi a funzioni che non gestisce più. Inoltre i sistemi informativi delle aziende non si parlano”.
Il terzo nodo, secondo Casella, riguarda la Conferenza dei Sindaci: “Il provvedimento sostituisce la partecipazione diretta dei sindaci con un comitato di rappresentanza, e non più all’assemblea dei sindaci, un comitato che affida pareri che restano comunque non vincolanti”.
Selena Candia, capogruppo regionale di AVS, e Casella aggiungono: “La controriforma della sanità ligure, approvata a dicembre dal centrodestra, viene modificata prima ancora che diventi pienamente operativa. Per rispettare gli accordi presi da Bucci con la premier Meloni e per evitare la bocciatura della Corte Costituzionale, la maggioranza fa un altro dietrofront, pochi giorni dopo avere approvato un provvedimento d’urgenza per chiudere un buco di bilancio da 119 milioni di euro nella sanità pubblica ligure”.
“Le conseguenze concrete sono disastrose. Prima della controriforma Bucci, il Micone di Sestri Ponente e il Gallino di Pontedecimo lavoravano col pronto soccorso di Villa Scassi in un unico sistema: stessa azienda, stessa catena di comando, stessi protocolli. Per colpa di questa giunta, si sono trovati separati da un confine amministrativo che prima non esisteva, nel momento in cui Villa Scassi è passata alla nuova azienda metropolitana. Stesso problema riguarda l’ospedale San Carlo di Voltri. Chi coordina l’emergenza e chi la eroga materialmente appartengono a due aziende diverse, senza un protocollo vincolante che tenga insieme i due livelli. Con l’uscita del San Carlo, il Micone diventa l’unico presidio dell’ATS rimasto in tutto il ponente genovese, da Sampierdarena a Voltri”, attaccano Candia e Casella.
“A queste difficoltà si aggiunge un disagio concreto e quotidiano per chi lavora nei presidi coinvolti: i sistemi informativi delle aziende non si parlano. Sul piano politico, il giudizio delle amministrazioni locali è stato chiaro: dodici Comuni liguri hanno scritto ad ANCI Liguria per chiedere lo stralcio di queste norme, ritenendole bisognose di ben altro approfondimento, e in subordine il ripristino di una Conferenza plenaria con un parere vincolante sul Piano Sociosanitario Regionale, senza però ottenere risposta. Alla resa dei conti, questo è un provvedimento approvato per chiudere un problema politico con Roma, non per rispondere a un bisogno di salute della Liguria”, denunciano Candia e Casella.
Gianni Pastorino (Andrea Orlando Presidente) ha criticato il provvedimento: “Il Disegno di legge 117 è l’ennesima operazione sbagliata di questa Giunta, tanto è vero che contiene una serie di correzioni, rispetto al testo del 2025, tra cui quella secondo cui il riconoscimento di IRCSS vale soltanto per il San Martino e non per tutta l’AOM. Su questo tema in particolare – ha detto – io e tutta l’opposizione avevamo già a suo tempo segnalato l’anomalia, ma si è dovuto attendere l’indicazione del Ministero per adeguare la norma”.
Il consigliere ha aggiunto: “Il testo contiene disposizioni sul passaggio del San Carlo ad AOM, scelta non coerente con la riforma, ma noi abbiamo comunque cercato di garantire, insieme alle parti sociali, i dipendenti”. Il consigliere ha ribadito che solo grazie all’intervento, ieri in Commissione Sanità, sono state garantite le tutele per il personale dell’ospedale San Carlo, grazie alla posticipazione del passaggio del personale ad Aom solo il primo gennaio 2027 e non al primo luglio, come prevedeva il testo originario presentato dalla Giunta in Commissione.
“Quello che regna in questi primi sei mesi di riforma sanitaria – ha concluso – è il caos totale” e ha manifestato timori sulla effettiva tutela dei livelli di assistenza sanitaria per i cittadini liguri. Pastorino ha annunciato che presenterà la richiesta di un ulteriore richiesta di proroga (nel testo attuale al 31 dicembre 2026, ndr) relativamente al passaggio del personale dal polo dell’Evangelico ad AOM per consentire eventuali procedure concorsuali. Pastorino ha criticato anche altri aspetti della riforma: “Rappresenta l’ennesimo tentativo di correggere le innumerevoli storture di questa così detta riforma” e ha rilevato che l’iter avrebbe ricevuto “una accelerazione immotivata”.
Stefano Giordano (Mov5Stelle) ha illustrato la relazione del gruppo: “Per mesi la costruzione dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana è stata accompagnata da una narrazione che tendeva a sovrapporre il prestigio scientifico del San Martino all’intero nuovo contenitore metropolitano. Oggi il testo è costretto a precisare che non è così. L’IRCCS non è l’intera AOM”.
Giordano ha posto una domanda: “Il provvedimento conferma il rafforzamento dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana, articolata in San Martino, Galliera, Villa Scassi, San Carlo e Erzelli, ma questa scelta produrrà davvero più servizi, più personale, più prestazioni e meno attese per i cittadini? Oppure produrrà soprattutto una concentrazione amministrativa e decisionale dentro una mega-azienda sempre più distante dai territori?”.
Il consigliere ha espresso, inoltre perplessità sulle modalità del passaggio del San Carlo da Evangelico a AOM: “Un altro punto di forte preoccupazione riguarda Area Liguria Salute e la sua futura funzione di Centrale regionale d’acquisto per la sanità: “Occorre stabilire quali strumenti di trasparenza e controllo accompagneranno queste procedure, ma nel testo non troviamo garanzie. Non è previsto un obbligo robusto di relazione periodica al consiglio regionale”.
“Oggi abbiamo toccato con mano il fallimento della destra regionale: se una riforma approvata pochi mesi fa deve già essere corretta per evitare l’impugnativa del Governo, per noi il fiasco è chiaro come la luce del sole. E non ci vengano a parlare di ‘manutenzione tecnica’: qui si tratta piuttosto di un impianto nato fragile, costruito in fretta e scritto senza un reale confronto. La sanità non si governa accentrando strutture: si governa garantendo prima di tutto personale, reparti aperti, posti letto, pronto soccorso funzionanti, liste d’attesa ridotte e servizi vicini ai cittadini”.
“Resta debole anche il ruolo dei territori. I sindaci, che sono i primi a rispondere ai cittadini quando la sanità non funziona, vengono lasciati in una posizione marginale e consultiva. Una vera riforma deve coinvolgere i territori, non limitarli. Preoccupano inoltre la scarsa trasparenza sugli appalti dei nuovi ospedali, il rapporto tra CRAS, SUAR e commissari, l’assenza di un controllo consiliare adeguato su costi, tempi, varianti e contenziosi”.
“In sintesi, anziché risolvere le emergenze sanitarie, questa urgenza continua che utilizza disegni di legge le esaspera gettando le basi per un disastro con conseguenze gravissime per le lavoratrici e i lavoratori che hanno necessità di operare con la massima serenità, e quindi per i cittadini che saranno purtroppo le vittime annunciate del caos. Per questo il nostro voto contrario non è ideologico. È un voto coerente contro un metodo sbagliato e contro un impianto insufficiente. Questo DDL non dà garanzie adeguate ai cittadini, ai lavoratori e ai territori. La Liguria aveva bisogno di una riforma condivisa e verificabile; la Giunta porta invece in Aula l’ennesima correzione di una programmazione sanitaria che mostra tutti i suoi limiti”, conclude Giordano.
Il consigliere ha annunciato voto contrario, ma “la nostra contrarietà non è ideologica. È motivata dalla necessità di difendere il servizio sanitario pubblico, di garantire trasparenza sull’utilizzo delle risorse, di tutelare il personale coinvolto nei processi di riorganizzazione, di assicurare ai territori un ruolo vero e non meramente consultivo” e ha chiesto che sia presentata una relazione semestrale al Consiglio sul trasferimento del San Carlo ad AOM.
Nel dibattito che è seguito alla presentazione delle relazioni sono intervenuti alcuni consiglieri regionali.
Katia Piccardo (Pd) ha rivendicato la necessità di maggiore trasparenza nell’attuazione della riforma e ha ricordato i correttivi, proposti dalla minoranza nel dibattito sulla prima riforma approvata nel dicembre 2025 e poi imposti dal Governo, che sono stati inseriti nel disegno di legge oggi in votazione. La consigliera ha rilevato, inoltre, che la riforma non garantisce la rappresentatività sul territorio. Armando Sanna (Pd) ha ricordato le modifiche apportate ieri in seconda Commissione dalla stessa maggioranza, dopo le obiezioni della minoranza, in merito ai tempi per il passaggio del personale dell’ospedale San Carlo dall’ Evangelico ad AOM. Secondo il consigliere la riforma sarebbe, dunque, nata nella confusione e senza la necessaria consultazione dei sindaci.
Rocco Invernizzi (FdI) ha replicato all’opposizione: “Siamo chiamati a mettere, con il provvedimento di oggi, un ulteriore tassello nel processo di modernizzazione e di consolidamento del nostro sistema sanitario, processo che l’amministrazione sta portando avanti con determinazione”. Secondo il consigliere la riforma “è una riforma coraggiosa, va nella direzione di superare la frammentazione della rete sanitaria ligure e dà risposte concrete alle esigenze dei cittadini”.
I consiglieri regionali di Fratelli d’Italia dicono: “Il provvedimento approvato dal Consiglio regionale rappresenta un ulteriore passo avanti nel percorso di rafforzamento e modernizzazione della sanità ligure. Non si tratta di una nuova riforma, ma di un intervento che consolida un modello organizzativo fondato sull’integrazione delle strutture, sulla valorizzazione delle professionalità e su una maggiore capacità di risposta ai bisogni dei cittadini”
“L’obiettivo è costruire una sanità sempre più efficiente, coordinata e vicina ai territori, superando frammentazioni che negli anni hanno limitato le potenzialità del sistema. In questa direzione vanno sia il percorso di integrazione del San Carlo di Voltri nella rete ospedaliera metropolitana sia il rafforzamento degli strumenti di programmazione e governance regionale”
“Particolarmente importante è l’attenzione riservata al confronto con i lavoratori e con i territori. Una sanità moderna non si costruisce con decisioni calate dall’alto, ma attraverso l’ascolto di chi ogni giorno opera nelle strutture sanitarie e delle comunità che ne usufruiscono”.
“Con questo provvedimento la Regione conferma una visione chiara: investire, programmare e mettere in rete competenze e servizi per garantire ai cittadini liguri una sanità più forte, più efficiente e sempre più orientata alla qualità delle cure”.
L’assessore alla sanità Massimo Nicolò ha replicato ai consiglieri di minoranza: “Queste modifiche sono prettamente di tipo tecnico, che non vanno nel modo più assoluto a cambiare l’impianto della legge regionale e della legge di riforma. Quella più cogente – ha detto – era relativa all’Ospedale San Carlo di Voltri. Abbiamo sempre detto che, nel momento in cui gli attuali amministratori ci avessero manifestato formalmente e per iscritto questa loro necessità relativa ai costi di gestione, noi avremo preso in carico l’ospedale e questo è ciò che abbiamo fatto”.
Nicolò ha precisato che è stato ritenuto più opportuno e funzionale inserire il San Carlo nell’alveo dell’Azienda Ospedaliera Metropolitana: “Queste sono le decisioni più consone alla tipologia di ospedale. Ho sentito tornare sul merito del fatto che il Micone e il Gallino dovessero essere anch’essi annessi all’Azienda Ospedaliera Metropolitana, ma io ribadisco – ha aggiunto – che la decisione di averli lasciati all’interno di ATSL era secondario al fatto di non lasciare sguarnita l’Area 3 da due ospedali che hanno un ruolo importante e che non vogliamo assolutamente depotenziare, ma li consideriamo funzionali al buon andamento della sanità dell’Area 3 e fondamentali per la continuità ospedale-territorio”.
L’assessore Nicolò ha precisato: “Noi abbiamo sempre considerato l’IRCCS come un valore aggiunto del Policlinico San Martino, nessuno ha mai pensato di estenderlo a tutta l’Azienda Ospedaliera Metropolitana. Il Ministero ha chiesto una precisazione in merito, perché quella norma poteva essere interpretata in altro modo e la Regione lo ha fatto. Non c’è, quindi, nessun passo indietro e nessun ripensamento rispetto a ciò che abbiamo sempre pensato dell’IRCCS e del Policlinico San Martino”.
Rispetto alle critiche sulla rappresentanza dei territori l’assessore ha ricostruito nel dettaglio tutto l’iter di confronto che ha coinvolto il Consiglio delle autonomie locali e, rispetto al provvedimento, ha concluso: “Queste sono modifiche non significative ai fini dell’impianto della riforma, ma sono propedeutiche semplicemente ad alcune precisazioni finalizzate a un corretto inquadramento e instradamento della riforma stessa”.
Nel corso delle votazioni dei singoli articoli sono stati respinti i tre emendamenti presentati da Enrico Ioculano (Pd).
Approvato all’unanimità un emendamento di natura tecnica, relativo al passaggio del personale dell’ospedale San Carlo da Evangelico ad Aom, presentato da Federico Bogliolo (Vince Liguria).