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Appalti per la Questura in cambio di favori, un imprenditore: “Colangelo mi disse di essere il capo della polizia”

  • Postato il 22 maggio 2026
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  • Di Genova24
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Appalti per la Questura in cambio di favori, un imprenditore: “Colangelo mi disse di essere il capo della polizia”

Genova. Sono una quarantina in tutto, soprattutto imprenditori, gli indagati nell’inchiesta della pm Patrizia Petruzziello per il giro di favori in cambio di appalti per la Questura di Genova e per altre strutture della polizia di Stato. Stamattina davanti alla gip Elisa Campagna si sono presentati gli imprenditori Caterina Ghio, Marco Deriu e Andrea Badalacco. Anche loro come Giovanni Carbonaro e Paolo Bocconi (avvocati Francesca Pastore e Sandro Vaccaro) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma hanno fatto sapere che stanno tutti abbandonando gli incarichi nelle società oggetto degli appalti sospetti. Per gli imprenditori la Procura ha chiesto i domiciliari, mentre ha chiesto il carcere per il super dirigente Fernando Colangelo (difeso da Antonio Rubino) e per il sovrintendente Mario Arado (Claudio Zadra).

Quando la pm nel settembre 2025 ha chiesto la misura cautelare il dirigente della Questura era stato trasferito in Prefettura con un incarico che gli avrebbe consentito un potere di spesa ancora maggiore, ma proprio oggi Colangelo è andato in pensione, rendendo probabilmente ormai ‘non più attuale’ l’esigenza cautelare.

La gip deciderà sulle misure nelle prossime settimane dopo aver sentito anche i legali rappresentanti delle società coinvolte (Tcm srl, Genova service srl, P&G Service srl e Palapa srl) per cui è stata chiesta la misura interdittiva dal poter firmare contratti con la pubblica amministrazione.

Intanto dalla richiesta di misura cautelare emerge come gli imprenditori che avevano a che fare Colangelo avessero una sorta di “timore reverenziale” nei suoi confronti, perché era considerato potente e autorevole. Uno degli imprenditori sentiti dalla guardia di finanza ha raccontato di conoscerlo da alcuni anni e che lui gli aveva detto di essere “il capo della polizia”.

Per questo secondo la pm fino a ieri – anche con un nuovo incarico più ridimensionato (era stato trasferito a Imperia a capo dell’ufficio personale) avrebbe potuto reiterare il reato, e anche inquinare le prove. Di questo inquinamento probatorio, che si è verificato subito dopo le perquisizioni dell’ottobre 2024 l’accusa ha messo nero su bianco nella richiesta di misura gli elementi essenziali.

Secondo la Procura Colangelo avrebbe assegnato ad alcune aziende amiche, sempre le stesse senza rispettare il principio della turnazione, diversi appalti per lavori nelle strutture della polizia in cambio della ristrutturazione a costo zero degli appartamenti dei suoi famigliari. Si tratta di lavori per 60mila euro, cominciati a gennaio 2024 e terminati ad agosto e mai fatturati fino al momento delle perquisizioni di ottobre 2024. Dopo che le perquisizioni avevano rivelato l’inchiesta in corso, invece Colangelo avrebbe detto all’azienda di fatturare quei lavori proprio per cercare di ‘sanare’ l’illecito. Fatture che tuttavia, come avrebbe confermato anche Caterina Ghio, sentita con il suo avvocato Mario Iavicoli, non sono mai state pagate.

Autore
Genova24

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