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Antisemitismo, sinistra divisa in tre

  • Postato il 1 ottobre 2026
  • Politica
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
In sintesi

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Antisemitismo, sinistra divisa in tre
Antisemitismo, sinistra divisa in tre

Al Pd non è servito cercare di buttare la palla in tribuna, invocando la fantomatica lesione del diritto a criticare lo Stato di Israele. La commissione Affari costituzionali della Camera, a maggioranza, ha votato a favore del conferimento del mandato al relatore, il capogruppo di Forza Italia in Prima commissione Paolo Emilio Russo.

La proposta di legge con le “Disposizioni per il contrasto dell’antisemitismo”, già approvata dal Senato il 4 marzo 2026, approda così nell’Aula di Montecitorio, dove domani inizierà la discussione generale. Secondo la tabella di marcia dei lavori parlamentari, potrebbe ottenere il via libera definitivo dopo il voto sulla riforma elettorale, quindi verso la metà del mese di ottobre.

 

L’ESCAMOTAGE

La notizia è che l’opposizione, che fino all’ultimo ha provato a nascondere le divisioni sul testo, è imploso. Il Pd, per evitare a sua volta di dividersi, non ha partecipato al voto; M5s e Avs hanno votato contro (insieme al rappresentante di Futuro nazionale, il movimento di Roberto Vannacci); Italia viva e Azione a favore; mentre +Europa ha optato per l’astensione. Peggio di così era impossibile fare, anche perché dall’altra parte la maggioranza ha votato in modo compatto a favore del provvedimento.

Il Pd ha motivato la decisione, ufficialmente, con l’impossibilità di sostenere l’adozione, all’articolo 1 della proposta di legge, della «definizione operativa di antisemitismo formulata dall’assemblea plenaria dell’Ihra», l’alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto.

Per i dem non garantirebbe il diritto a criticare le posizioni dello Stato di Israele senza cadere nell’accusa di antisemitismo. Da qui la scelta di prendere tempo in attesa di presentare emendamenti in Aula, e solo dopo vedere il da farsi. I partiti del Campo largo, ad esempio, vorrebbero inserire nella legge la Jerusalem Declaration.

Fonti parlamentari, però, accreditano una ricostruzione diversa: la non partecipazione al voto in Commissione era l’unico modo per nascondere le divisioni che ci sono sull’articolato anche all’interno del Pd, con i riformisti schierati a favore e il resto del partito, in testa la segretaria Elly Schlein, oscillante tra il voto contrario e l’astensione (come accaduto al Senato). Una spaccatura che dopo l’appello all’unità sulla proposta di legge della senatrice a vita Liliana Segre, i dem hanno deciso di celare non partecipando al voto.

Che quello del partito di Schlein sia stato un escamotage per evitare la divisione lo confermano sia le parole della stessa Segre, sia l’Unione delle comunità ebraiche italiane - Ucei - per la quale il testo «nella formulazione all’esame della Camera, così come pervenuta dal Senato, non introduce alcun divieto di critica nei confronti dello Stato di Israele. Al contrario, come ricordato dalla stessa senatrice a vita, le critiche a Israele sono legittime».

Il Pd, insomma, ha cercato goffamente di guadagnare tempo. «L’articolo 1 del disegno di legge approvato dal Senato e attualmente all’esame della Camera afferma, al comma 1, in maniera chiara: “Ferme restando la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione, nel rispetto dei principi costituzionali”», ha ricordato Maurizio Gasparri, il senatore di Forza Italia che a Palazzo Madama ha contribuito alla mediazione sul testo. Analoga osservazione ha fatto, nel corso del dibattito in Commissione, il capogruppo Russo, secondo cui l’articolato non limita in alcun modo la libertà di espressione, peraltro sancita dalla nostra Costituzione.

 

CALCOLI ELETTORALI

Per Gasparri il Pd ha anche un’altra motivazione per non votare a favore: la necessità di non recidere il legame con le piazze filo-palestinesi: «Evidentemente si strizza l’occhio a Pro-Pal e amici di gruppi estremistici preferendo questa strategia alla scelta di sostenere questo disegno di legge».

Di certo c’è l’esigenza di non lasciare a M5S e Avs il monopolio delle piazze antagoniste. Ieri i due partiti hanno ribadito le loro critiche al provvedimento. «Non distingue in modo chiaro l’atteggiamento di pregiudizio, odio e violenza contro gli ebrei rispetto alla legittima critica alle politiche del governo di Israele», ha detto Alfonso Colucci, capogruppo M5S. Per il suo omologo Filiberto Zaratti, di Avs, «questo testo ammette la persecuzione di chi condanna o critica le politiche dei governi israeliani».

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Autore
Libero Quotidiano

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