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Ancora una rapina in villa, il Nordest è sotto attacco Zaia: "Ci vuole pugno duro"

  • Postato il 26 aprile 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 8 min di lettura
Ancora una rapina in villa, il Nordest è sotto attacco Zaia: "Ci vuole pugno duro"
Ancora una rapina in villa, il Nordest è sotto attacco Zaia: "Ci vuole pugno duro"

«Non possiamo assuefarci a questi episodi». Luca Zaia, ex governatore del Veneto, oggi presidente del consiglio regionale, leghista, è uno che il suo territorio lo conosce meglio di chiunque. Ne è appena stata denunciata un’altra, l’ennesima rapina in una villa del nord-est, ai danni di un imprenditore (questa volta è toccato a Ivo Bassani), minacciato assieme alla moglie, di notte, col buio, con la paura di una pistola puntata addosso, per qualche centinaia di euro, una manciata di gioielli, pochi oggetti di valore che, di certo, non valgono il trambusto di uno shock del genere. «Se continuiamo di questo passo», spiega Zaia, «finisce che fatti così non faranno neanche più notizia, invece sono delle vere e proprie tragedie perché, oltre al danno patrimoniale, sono fatte con violenza e con una totale violazione della privacy. Adesso basta, dobbiamo indignarci e cominciare ad alzare la voce».

Prendi quella villetta giallo acceso dei Bassani, a Feltre, nel Bellunese. Una notte mite di fine aprile, subito dopo le 21 quando ha appena iniziato a scurirsi. Mettici una banda di criminali probabilmente dell’est Europa: veloci, determinati, organizzati. Che prima prendono i proprietari di sorpresa, li tengono sotto tiro con un’arma da fuoco. Poi li immobilizzano legandoli e, alla fine, li rinchiudono nel bagno in modo che non possano dare fastidio. Sì, d’accordo, è andata meglio che in altre occasioni (del bailamme se ne sono accorti i vicini che hanno chiamato le forze dell’ordine, ma quando gli agenti di polizia sono intervenuti dei ladri non c’era più traccia e i coniugi Bassani erano ancora imbavagliati e terrorizzati): però cosa sta succedendo? Perché nella provincia veneta operosa, abituata al lavoro duro, concreta, fatta di gente che non ha paura a rimboccarsi le maniche, vicende simili si stanno moltiplicando?

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«I lazzaroni delinquenti che fanno cose del genere devono essere arrestati. Bisogna prenderli, ma una volta che li si prende bisogna accertarsi che subiscano una pena sicura e severa», prosegue Zaia, «viviamo in un Paese nel quale le forze dell’ordine girano con le mani legate e noi cittadini siamo indignati a vedere ciò che altrove è possibile, parlo ovviamente del mondo occidentale ed europeo, e invece qui non si può fare. Bisogna inasprire le pene. Non è possibile che per una rapina in villa, a mano armata, in cui magari qualcuno viene pure picchiato e che si trascina tutta una serie di aggravanti, la condanna, quando avviene, si trasforma in cinque o sei anni di carcere appena».

Quello di Feltre è il terzo colpo in Veneto nell’arco di una settimana e il quinto nelle ultime due. Come i Bassani se la sono vista brutta i Nicolini (a Fontanaviva, nel Padovano, il 19 febbraio) a cui hanno rubato circa 10mila euro; i Filippi (ad Arcugnano, nel Vicentino, il 17 aprile) alle cui spese il bottino è valso addirittura tre milioni di euro; i Gallina (a San Zenone degli Ezzelini, nel Trevigiano, la domenica successiva ossia il 19 febbraio). Che dietro ci sia, come sospetta qualcuno, il disegno di bande itineranti e iper-preparate non è un sollievo: questi delinquenti della notte, che se ne fregano di tutto e di tutti (quando hanno, di fatto, sequestrato i Filippi non si sono fatti scrupoli davanti a due bambine piccole), sono degli sbruffoni ma non degli improvvisati, studiano un piano nei minimi dettagli e non lasciano nulla alla fortuna. Forse per questo il loro operato è così pericoloso.

«Se si becca un mascalzone in flagranza di reato, e vuol dire che prima ha agito così almeno quindici volte senza essere stato preso, bisogna che la pena a cui va incontro sia adeguata. Insomma, questo Paese deve alzare la voce»: Zaia lo dice senza girarci attorno, «il Parlamento deve seguire la volontà dei cittadini. Non è una questione di destra o di sinistra, è una questione di buon senso, i cittadini giustamente vogliono vivere sicuri. Non è che uno può rinchiudersi dentro una gabbia perché altrimenti la gente lo assalta e lui ha paura». Della serie, la misura è colma: ché la prevenzione è una cosa, coi sistemi d’allarme di ultima generazione e le telecamere a circuito chiuso, però il terrore che ti trasforma la casa in una fortezza con le inferriate e la porta blindata anche sul retro è un altra. Nel mezzo c’è una cosuccia che si chiama “libertà personale” e che passa (anche) dal poter star tranquillo almeno quando ci si rintana per i fatti propri. «Il parlamento legiferi a favore delle forze di polizia», chiosa Zaia, «e permetta di mandare in galera buttando via la chiave chi fa azioni di questa portata».

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Autore
Libero Quotidiano

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