Altare, falsa piattaforma di criptovalute: due indagati per truffa
- Postato il 9 agosto 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Altare. Le criptovalute continuano a rappresentare uno degli strumenti più frequentemente utilizzati dai truffatori per attirare potenziali vittime con la promessa di guadagni facili, veloci e con rendimenti elevati. Dietro piattaforme apparentemente professionali e sedicenti consulenti finanziari, si celano spesso organizzazioni criminali che hanno come unico obiettivo quello di appropriarsi del denaro degli investitori.
È quanto accaduto a un pensionato della Val Bormida che, nel dicembre dello scorso anno, si è rivolto ai carabinieri della Stazione di Altare dopo essere stato raggirato da presunti promotori finanziari conosciuti tramite contatti telefonici e di posta elettronica. Convinto di effettuare investimenti in criptovalute attraverso una piattaforma ritenuta affidabile, l’uomo aveva disposto nel tempo numerosi bonifici bancari, perdendo complessivamente circa 17.000 euro, senza ricevere né i rendimenti promessi né la restituzione del capitale investito.
Le indagini sviluppate dai carabinieri hanno consentito non solo di individuare i presunti intestatari dei conti correnti sui quali erano confluite le somme, ma anche di ricostruire il successivo trasferimento del denaro verso un ulteriore rapporto bancario acceso presso un istituto di credito con sede a Malta, delineando il percorso seguito dai proventi del raggiro.
Al termine degli accertamenti, due persone, residenti rispettivamente in Calabria ed Emilia-Romagna e già censite nelle banche dati delle Forze di Polizia, sono state indagate in stato di libertà per truffa.
L’episodio conferma quanto sia importante diffidare di chi propone investimenti con rendimenti elevati e apparentemente privi di rischi, soprattutto quando il contatto avviene attraverso telefonate, e-mail o piattaforme online non riconducibili a intermediari finanziari autorizzati o istituti bancari. Prima di effettuare qualunque investimento è sempre opportuno verificare l’affidabilità dell’operatore, l’effettivo e corretto sito internet e, in caso di dubbi, rivolgersi alle Forze dell’Ordine o agli organismi di vigilanza competenti.