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Le previsioni sono chiare: il fenomeno climatico El Niño è pronto a fare il suo ritorno, e questa volta potrebbe essere particolarmente intenso. L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) ha stimato una probabilità dell'80% che le condizioni tipiche di El Niño si instaurino già tra giugno e agosto 2026, con conseguente aumento del rischio di eventi meteorologici estremi su scala globale. Il Centro di Previsione Climatica della NOAA ha confermato questa tendenza, indicando una probabilità dell'82% che El Niño emerga entro il periodo maggio-luglio 2026, e addirittura del 96% che persista fino all'inverno 2026-2027.. Cos'è El Niño e come funziona
El Niño è un fenomeno naturale ricorrente che si manifesta con un riscaldamento anomalo delle acque superficiali nell'Oceano Pacifico equatoriale centro-orientale. Questo cambiamento nelle temperature oceaniche innesca una serie di alterazioni negli schemi globali di venti, pressione atmosferica e precipitazioni, con effetti che si ripercuotono su tutti i continenti. Il ciclo si ripete mediamente ogni due-sette anni e tende a durare tra i nove e i dodici mesi.. Durante un episodio di El Niño, gli alisei si indeboliscono nel Pacifico tropicale, innescando onde di Kelvin (onde di acqua calda che si muovono lungo l'equatore spinte dai venti, trasportando calore da ovest a est nel Pacifico) che si propagano verso est lungo l'equatore e poi risalgono lungo le coste occidentali delle Americhe, riscaldando gli strati superficiali dell'oceano e innalzando il livello del mare.
A metà maggio, il livello del mare intorno al Perù era superiore di oltre 15 centimetri rispetto alle medie a lungo termine. Poiché l'acqua si espande con il riscaldamento, un innalzamento del livello di un'area dell'oceano indica un aumento della temperatura.. Un evento potenzialmente record
Ciò che preoccupa maggiormente gli scienziati non è soltanto il ritorno di El Niño, ma la sua possibile intensità. I modelli ensemble dell'ECMWF e della NOAA concordano nel prevedere un El Niño molto intenso, con anomalie della temperatura superficiale del mare nella "regione Niño3.4" (l'area del Pacifico dove viene misurato ufficialmente la temperatura di El Nino) che potrebbero superare la soglia dei +2°C rispetto alla media storica — la definizione scientifica di "Super El Niño" — e puntare addirittura verso valori di +3°C, con la maggioranza dei modelli che supera questa soglia.
La probabilità che il fenomeno si consolidi entro novembre è vicina o superiore al 90%, e la maggior parte dei modelli suggerisce che raggiungerà almeno un'intensità moderata, se non forte. Dati oceanici recenti mostravano temperature negli strati subsuperficiali del Pacifico già superiori di oltre 6°C rispetto alla media, un chiaro segnale precursore.. Gli effetti sul clima mondiale
La direttrice dell'OMM Celeste Saulo ha spiegato: «Questo El Niño potrebbe aggravare siccità e precipitazioni intense, aumentando anche il rischio di ondate di calore sia sulle terre emerse che negli oceani. Gli impatti si preannunciano eterogenei a seconda delle regioni: precipitazioni inferiori alla norma durante la stagione delle piogge nel Corno d'Africa settentrionale e nei monsoni dell'Asia meridionale, condizioni più secche e calde in America Centrale durante l'estate».. Il precedente episodio di El Niño ha già lasciato un segno profondo: ha contribuito a fare del 2023 il secondo anno più caldo mai registrato e del 2024 il più caldo in assoluto, con temperature circa 1,55°C al di sopra dei livelli preindustriali del periodo 1850-1900.. Un allarme che va oltre il meteo
Il Segretario Generale dell'ONU Antonio Guterres ha definito il fenomeno "un urgente allarme climatico", sottolineando che El Niño non farà che accelerare il riscaldamento già in corso. La sua risposta auspicata è netta: abbandonare i combustibili fossili, accelerare le rinnovabili e costruire sistemi di allerta precoce accessibili a tutti. Attualmente 128 Paesi dispongono di tali sistemi, ma l'obiettivo ONU è raggiungere la copertura universale entro il 2027.. Vale la pena ricordare che, secondo l'OMM, non esistono prove scientifiche che il cambiamento climatico aumenti direttamente la frequenza o l'intensità degli eventi El Niño. Tuttavia, un oceano e un'atmosfera globalmente più caldi amplificano gli effetti collaterali, mettendo a disposizione maggiore energia e umidità per eventi estremi. Nelle ultime decadi, gli scienziati NOAA che studiano le inondazioni da maree alte hanno già rilevato un aumento degli allagamenti in molte località costiere, anche rispetto ai precedenti forti El Niño del 1982-1983..
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