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Aldo Montano, choc anafilattico e la corsa in ospedale: "Ancora una volta la vita appesa a un filo"

  • Postato il 4 luglio 2026
  • Sport
  • Di Libero Quotidiano
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  • 3 min di lettura
Aldo Montano, choc anafilattico e la corsa in ospedale: "Ancora una volta la vita appesa a un filo"
Aldo Montano, choc anafilattico e la corsa in ospedale: "Ancora una volta la vita appesa a un filo"

"Ancora una corsa in ospedale. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Sono allergico alla caseina. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un'intolleranza. È un'allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Durante una cena in un ristorante di Roma, dopo aver comunicato chiaramente la mia allergia, mi sono ritrovato a lottare per la vita".

E' la denuncia di Aldo Montano, ex campione di scherma ricoverato in queste ore in ospedale a causa di uno choc anafilattico. "Nel 2026 è inaccettabile che ci siano ancora superficialità, impreparazione e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un'allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto - ha scritto in un post su Instagram pubblicando una foto che lo ritrae dal letto di un ospedale con la maschera di ossigeno -. Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana".

"Non esistono 'piccole distrazioni' quando le conseguenze possono essere uno shock anafilattico. Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro". Secondo Montano "è ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un'emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c'è solo un errore", ha concluso il campione olimpico di Atene 2004, che ha voluto rivolgere "un ringraziamento enorme a tutto lo staff ospedaliero, le dottoresse Roberta, Annalisa e Tiziano del pronto soccorso dell'Ospedale Santo Spirito e al mio driver coraggioso". 

 

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Autore
Libero Quotidiano

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