Alcaraz "risponde" allo stop di Sinner: batte Lehecka e torna a vincere un torneo dopo 7 mesi e mezzo di attesa
- Postato il 6 ottobre 2026
- Di Virgilio.it
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Non sarà come Sansone, ma da quando ha deciso di farsi crescere la chioma a Carlos Alcaraz non manca modo di mostrarsi più forte di tutto e di tutti. A Tokyo ne hanno avuto una conferma diretta: non il miglior Carlitos della stagione (e non potrebbe essere altrimenti, visto che tutto sommato è rientrato da un paio di mesi scarsi), ma quanto basta per prendersi il 27esimo titolo ATP in carriera, il terzo in stagione, nonché il primo a distanza di 8 mesi e mezzi dall’ultimo conquistato (era febbraio sui campi di Doha) prima dello stop obbligato di 4 mesi per i problemi al polso destro. Jiri Lehecka ha combattuto con tutte le armi di cui disponeva, ma non è bastato per arginare la forza dello spagnolo, che l’aveva già battuto in un’altra finale, quella del Queen’s 2025.
- Lehecka parte forte, ma cede nei punti che contano
- Alcaraz, la prima è un bijoux: finale in carrozza
- La felicità di Carlitos: "Ci voleva proprio questa vittoria"
Lehecka parte forte, ma cede nei punti che contano
E dire che il giocatore della Cechia all’inizio aveva subito provato a fare la voce grossa: partenza a razzo con tre palle break nel gioco d’apertura, anche se per far suo il game ha dovuto attendere la terza (palla corta di diritto in rete per Alcaraz, sorpreso dall’avvio al fulmicotone del rivale). Qualcuno pensa già a una sorta di rendezvous di quanto visto 24 ore prima con Munar, ma nel sesto gioco il murciano rimette le cose a posto, approfittando di due errori in avvio di game del rivale e soprattutto trovando tre opportunità per chiudere ai vantaggi, con Lehecka che a sua volta non sfrutta due opportunità per rimanere avanti nella partita (insomma, è più Jiri che si fa male da solo che non Carlitos che gli procuri danni).
Da quel momento in poi i servizi diventano ingiocabili e l’epilogo al tiebreak è inevitabile: Lehecka esce meglio dai blocchi (minibreak e 3-1), ma dal cambio campo sul 4-2 l’inerzia si sposta tutta dalla parte dello spagnolo, che infila 5 punti consecutivi per prendersi il set (tre errori col rovescio condannano il giocatore dell’Est Europa).
Alcaraz, la prima è un bijoux: finale in carrozza
L’equilibrio regnante nel match (41-39 il computo dei punti a favore di Alcaraz) fa storcere il naso a Lehecka, sopraffatto però nei punti più importanti. Jiri riparte a marce alte nei suoi turni di servizio nel secondo set, ma Carlitos fa lo stesso, lasciando appena un 15 nei primi tre turni di servizio.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/fvaeey/status/2107423775549800718" profile_id="fvaeey" tweet_id="2107423775549800718"/]Il settimo gioco diventa lo spartiacque dal quale non si torna più indietro: Lehecka è costretto sempre a inseguire di un 15 e alla prima opportunità il break arriva, con Alcaraz aggressivo e bravo a costringere il rivale a un’affannosa volée di diritto, puntualmente rimasta sul nastro. A quel punto c’è solo da completare l’opera: con un paio di prime vincenti il murciano tiene il servizio nell’ottavo gioco, poi nel nono obbliga comunque l’avversario a restare in partita con le unghie e con i denti, ma nel decimo non deve nemmeno faticare più di tanto lo spagnolo che tiene la battuta a zero e può esplodere tutta la sua gioia. Finisce 7-6 6-4: Tokyo rimane un giardino prediletto, col bis mandato a referto dopo la vittoria dell’anno passato contro Fritz.
La felicità di Carlitos: “Ci voleva proprio questa vittoria”
Il decimo titolo ATP 500 in carriera arriva forse nel momento giusto. “Era fondamentale per me e il mio team ritrovare certe sensazioni e sono davvero contento di averlo fatto qui, a Tokyo, un posto che sta diventando veramente speciale”, ha commentato a caldo l’iberico.
“Sono molto felice perché, pur sentendo di non essere ancora al mio miglior livello, ho saputo interpretare bene questa finale, giocando una partita solida e continua. Probabilmente è stata la migliore prestazione della mia settimana e sono contento che sia arrivata proprio nel giorno in cui contava di più. So che c’è molto da lavorare, ma sono felice di aver vinto e di poter continuare a lavorare serenamente. Dopo quattro mesi di lontananza dai campi, e a meno di due mesi dal ritorno all’attività a pieno regime, so di non poter essere al massimo, ma so che sto andando nella direzione giusta”.
In classifica Alcaraz rafforza la sua terza posizione dall’assalto di Shelton, che ora paga 880 punti alla vigilia del Masters 1000 di Shanghai. Zverev resta lontano (4.160 punti di distanza, Sinner ancora di più (5.440), ma intanto l’orizzonte di Carlitos è tornato finalmente a essere limpido, pensando anche al fatto che da qui a fine anno avrà appena 1.010 punti da difendere (i 10 di Parigi-Nanterre e i 1.000 delle Finals). Ma Alcaraz soprattutto voleva tornare a vincere: ai suoi occhi, questa è la cosa che conta di più.