Albingaunia, Feroleto: “Stagione incredibile e intensa. Rumors su Cocco? Confermo la volontà reciproca di costruire un percorso importante”
- Postato il 11 maggio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. Con la conclusione del campionato, in casa Albingaunia è tempo di bilanci. La terza posizione in un girone con due big del calibro di Virtus Sanremese e Ventimiglia può avere un valore particolare a livello di convinzione dei propri mezzi. Così come il club ha dato un giudizio positivo sui persorsi delle altre due leve ingaune, ovvero Femminile e Seconda Squadra. Il direttore generale Emanuele Feroleto ha tracciato le righe sull’annata appena terminata e si è tuffato nel futuro, dando una conferma non indifferente: si attendono solo i tempi tecnici per l’ufficialità, ma il dirigente bianconero ha preannunnciato che ci sarà Matteo Cocco alla guida di un progetto che ha tutte le carte in tavola per definirsi ambizioso. Tutto questo senza dimenticare di riconoscere molti meriti al mister uscente Daniele Poggi.
Direttore, una lunga stagione è finita. Che cosa vi portate dietro da questa prima annata?
Avevamo l’obiettivo di arrivare tra le prime cinque e vedere, attraverso quel piazzamento, se sarebbe stato possibile disputare i playoff. Poi ovviamente sapevamo tutti già dall’agosto scorso che Virtus Sanremo e Ventimiglia sarebbero state le due ammazza-campionato, soprattutto la Virtus con la rosa che ha costruito. Avevamo l’obiettivo di dare subito credibilità all’essere l’erede sportiva dell’Albenga e direi che ci siamo riusciti, piazzandoci al terzo posto. Quindi diciamo che siamo arrivati i primi tre ‘normali’, fondamentalmente. Più di così non si poteva fare. Dispiace per il distacco di punti col Ventimiglia, ma soprattutto dispiace per quella settimana nera: al ritorno col Ventimiglia eravamo a tre punti dal secondo posto, meritavamo di vincere quella partita e abbiamo perso 1-0 per un gol sporco sull’unica occasione concessa. Poi il mercoledì siamo usciti ai quarti ai calci di rigore con la Virtus e la domenica successiva è arrivata la sconfitta a Cengio su un campo impraticabile. Quella, secondo me, è stata la settimana decisiva e negativa per l’eventuale raggiungimento dei playoff. Però rimane comunque un anno straordinario e bisogna fare solo i complimenti a questo gruppo di ragazzi, compreso il mister e lo staff, perché hanno fatto davvero una stagione incredibile. Anche perché quest’anno non c’era solo lo sport, ma c’era tanto altro oltre il campo, e questi ragazzi non hanno mai sentito la pressione di tutto questo, anzi hanno fatto veramente un anno straordinario.
Riguardo a Femminile e Seconda Squadra, invece?
Sia la Femminile che l’Under 21 hanno fatto un ottimo percorso. La Femminile, tra l’altro, ha disputato il campionato di Eccellenza con squadre che sono sempre state società professionistiche. Se pensiamo che c’erano Sampdoria Women, Virtus Entella Women, Spezia Women e lo stesso Vado, che è andato in Serie C, le ragazze hanno fatto un campionato importante. Basti pensare al pareggio in casa col Vado di qualche settimana fa: significa che sono un gruppo dal potenziale enorme. E lì bisogna ringraziare prima il lavoro di mister Nicolosi e poi soprattutto quello di mister De Grande che, insieme a Mattia Bloise, hanno gestito sia l’Under 21 che la Femminile, dimostrando grande attaccamento verso questa società. Anche l’Under 21, in Seconda Categoria, oltre ad aver fatto un campionato di livello, è stata l’unica squadra ad aver battuto l’Argentina. Questo testimonia che è comunque un gruppo valido, con potenzialità di crescita enormi.
Avete raccolto molti consensi dai Fedelissimi, Orgoglio Ingauno e da una buona fetta della gente di Albenga. Si può dire un altro obiettivo raggiunto?
Questa è la cosa a cui tenevo di più. E qui cito le parole di mister Poggi, che alla presentazione della squadra disse che il suo obiettivo era entrare nel cuore della gente. Direi che questa società e queste squadre ci sono entrate pienamente. Basti pensare alla presenza allo stadio per vedere la prima squadra e all’attaccamento che questa piazza ha nei confronti della squadra della città. Perché io sono di Albenga e l’Albenga è qualcosa di più di una semplice squadra di calcio. La bellezza di Albenga come piazza è proprio questa: non ha categoria. Una Prima Categoria qui vale come una Promozione o un’Eccellenza. Albenga ti dà qualcosa in più, non c’è nulla da fare. Giocare per l’Albenga, essere dell’Albenga, per noi che viviamo questa città, è il massimo. Io sono super orgoglioso di avere questo ruolo in questa società, perché per una persona di Albenga vale ancora di più.
Ieri è arrivato anche il commiato per Poggi. Tra voi due c’è sempre stato un rapporto che va oltre al calcio. Com’è stata gestita questa situazione?
Mister Poggi va solo ringraziato. Ha fatto due anni, considerando anche la stagione precedente con il Vadino, davvero straordinari. L’anno scorso era il suo primo vero anno da allenatore di una prima squadra e ha raggiunto una salvezza incredibile a quattro giornate dalla fine con una squadra che tutti davano per spacciata già ad agosto. Ha costruito un gruppo di ragazzi forte e meraviglioso, con uno spogliatoio incredibile che fa davvero la differenza. E quest’anno ha fatto di nuovo una stagione strepitosa, reggendo la pressione di una maglia che pesa. Nelle ultime settimane non ti nascondo che ho avuto il nodo alla gola, e ce l’ho ancora adesso. È stata una scelta difficilissima, una scelta che mi ha fatto dormire poco. Però purtroppo i ruoli comportano delle decisioni e la società deve sempre scegliere ciò che reputa migliore per crescere. A volte il cuore va messo da parte e bisogna cercare di essere più razionali possibile. Ovviamente non devo augurargli il meglio, perché so che sarà un allenatore importante e che si distinguerà nei prossimi anni. Davvero spero che un giorno torni ad allenare l’Albenga in categorie ben più alte della Prima Categoria.
Risulta che nel futuro dell’Albingaunia ci siano grandi possibilità che ci possa essere Matteo Cocco, una scelta di prim’ordine. Puoi confermare, smentire o non dire niente: che fai?
Non c’è ancora l’ufficialità perché stiamo aspettando i tempi tecnici e burocratici per fare le cose nel modo corretto, dato che la stagione scade il 30 giugno. Però c’è la volontà di entrambe le parti di intraprendere questo percorso insieme. E questo dimostra ancora una volta che Albenga non ha categorie. Dobbiamo solo aspettare queste tempistiche, ma ti confermo che c’è la volontà reciproca di costruire un percorso importante. Sulle qualità tecniche di mister Cocco penso non ci sia nulla da dire: parliamo di un allenatore fuori categoria e il suo curriculum lo dimostra pienamente. Quello che posso dire è che mi ha sicuramente facilitato il fatto che io e lui abbiamo un’amicizia fraterna da trent’anni. È un rapporto che nasce da bambini e questo ha sicuramente aiutato. E poi, ancora una volta, il fatto di essere ad Albenga fa la differenza. Io ritengo davvero che la categoria venga compensata dalla piazza, e questo ha reso possibili decisioni che da fuori possono sembrare impensabili.
Viste tutte queste premesse, quali saranno gli obiettivi della prossima stagione?
L’obiettivo adesso è innanzitutto confermare la rosa di quest’anno, che ha fatto un campionato importante, aggiungendo ovviamente qualche tassello nuovo per alzare ulteriormente il valore della squadra. È normale che l’Albenga il prossimo anno non potrà nascondersi: l’obiettivo è cercare di migliorare il terzo posto di quest’anno.
E a livello personale, per chiudere, come stai alla fine del vostro primo anno?
Personalmente è stato un anno duro, intenso, che mi ha fatto invecchiare parecchio. Le pressioni e l’attenzione sono state molto diverse rispetto a quelle che potevano esserci a Vadino. Però tutta la fatica, tutti i sacrifici e tutto il tempo che si toglie alle persone che si amano viene compensato dal fatto di essere nella tua città, di essere circondato dalla gente che vive insieme a te questo grande amore e questa passione per il calcio. Se qualcuno mi chiedesse se ne vale davvero la pena, la risposta sarebbe sempre sì. Perché alla fine si tratta di passione, di volontariato, di appartenenza. Sono cresciuto in casa con mio padre, che da cinquant’anni vive questo ambiente ed è diventato presidente, quindi io sono nato e cresciuto così. È una passione vera. Mi dispiace per la mia fidanzata perché nel weekend le dedico poco tempo, però sono contento che lei lo capisca e mi supporti. L’emozione resta sempre enorme: quando entri allo stadio, vedi le bandiere, gli striscioni. È qualcosa di indescrivibile.