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A Villa Celimontana il Sud di Dario Brunori e Carmine Abate

  • Postato il 8 giugno 2026
  • Carmine Abate
  • Di Quotidiano del Sud
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A Villa Celimontana il Sud di Dario Brunori e Carmine Abate

Il Quotidiano del Sud
A Villa Celimontana il Sud di Dario Brunori e Carmine Abate

Dal 7 al 14 giugno a Roma si tiene il Festival della Letteratura di Viaggio dedicato al “Sud”. Premiati con la Navicella d’Oro, Dario Brunori e Carmine Abate


Dario Brunori e Carmine Abate non si assomigliano molto, in apparenza. Uno canta (e scrive) canzoni, l’altro scrive romanzi. Uno è cresciuto in provincia di Cosenza, e vive nell’ormai famigerata San Fili con l’albero delle noci a fargli da sfondo, l’altro in un paese arbëreshë della provincia di Crotone, Carfizzi, dove si parla ancora una lingua che l’Italia ufficiale non sa nemmeno pronunciare. Eppure il Festival della Letteratura di Viaggio li premia insieme, con la Navicella d’Oro 2026, e la scelta ha una precisa, definita logica un indelebile filo rosso: la Calabria, che è Sud nel Sud.
La XVII edizione, del Festival della Letteratura di Viaggio, in programma dal 7 al 14 giugno 2026 a Villa Celimontana, è organizzata dalla Società Geografica Italiana e ruota attorno a una parola che in Italia continua a pesare, a dividere, a non trovare pace. Sud. Non come destinazione turistica, non come problema da risolvere, ma come prospettiva. Una lente attraverso cui guardare il mondo, il Mezzogiorno d’Italia, certo, ma anche il Sud globale, il postcoloniale, le migrazioni, l’ambiente.

DARIO BRUNORI, CARMINE ABATE E LA NAVICELLA D’ORO

Tra i premiati con la Navicella d’Oro 2026 ci sono i calabresi Dario Brunori, per la musica e Carmine Abate per la letteratura. Due biografie distanti per genere e generazione, vicine per ossessione: cosa significa venire dalla Calabria, portarsela dentro, farne qualcosa di questa terra dove il ghiaccio si mescola al miele.
Brunori ha costruito una carriera intera sulla capacità di stare nel mezzo, tra l’ironia e il dolore, tra la provincia e il mondo, tra la leggerezza e quella cosa che lui chiama, senza vergogna, malinconia. Le sue canzoni parlano di cose piccole e insieme immense, della sua terra, come se questa fosse ovunque. E in un certo senso lo è. Questo è il tipo di cantautore che è, una delle voci più riconoscibili del cantautorato italiano contemporaneo, legato alla Calabria, luogo di vita e ispirazione, si legge nelle note del Festival. E così è.

DARIO BRUNORI E CARMINE ABATE, NOTE E LIBRI, IN MEZZO LA CALABRIA

Abate è un’altra cosa, ma non troppo diversa. I suoi romanzi, Il ballo tondo, La moto di Scanderbeg, L’ospite, abitano il confine come se fosse l’unico posto dove ha senso stare. Le sue opere sono attraversate dal tema delle radici, dell’emigrazione, della sintesi “per addizione” tra culture. Le comunità arbëreshë del Sud Italia, sopravvissute per secoli conservando una lingua e una memoria che l’Italia ufficiale ha sempre ignorato, nei suoi libri diventano un modo per parlare di appartenenza e dispersione, di radici che non tengono le persone ferme ma le fanno viaggiare più in profondità. Non è folklore. È letteratura, quella che dura.
Premiarli insieme ha una logica precisa: entrambi fanno esattamente quello che il festival vorrebbe fare. Partono da un luogo specifico, la Calabria, il sud della penisola, il margine, e da lì guardano lontano.

40 VOCI, MOLTI APPUNTAMENTI

Il programma conta circa quaranta eventi: incontri, reading, mostre, performance, laboratori. Tra gli ospiti, Igiaba Scego, Nicola Lagioia, Cecilia Sala, Monica Maggioni, Alberto Negri e Antonella Anedda. Nomi che garantiscono conversazioni serie su cose serie: crisi geopolitiche, cambiamento climatico, migrazioni, memoria coloniale.
Torna anche il Premio Kapuściński per il reportage. Tra i vincitori di questa edizione, Cecilia Sala, Lorenzo Tondo e Alessio Mamo, giornalisti che sanno cosa vuol dire stare dove le cose accadono davvero e trovare le parole per dirlo senza spettacolarizzare.
C’è poi spazio per i grandi assenti: omaggi a Conrad, Calvino, Leopardi, Galeano. E per le domande scomode, passeggiate decoloniali, incontri sul colonialismo italiano, performance che mescolano musica e racconto civile.

IL PERCHÈ DEL FESTIVAL

Qualcuno dirà: un altro festival romano sull’identità meridionale. Ma sarebbe sbagliato. Il Festival della Letteratura di Viaggio ha una sua storia, sedici edizioni alle spalle, e una sua coerenza. Non è il tipo di manifestazione che usa il Sud come scenario pittoresco. Lo tratta come una questione aperta, urgente, non risolta.
E in un momento in cui il dibattito sul Mezzogiorno oscilla tra la retorica dell’abbandono e quella del riscatto, avere Brunori Sas e Carmine Abate su un palco a Roma a ricevere un premio non è un gesto simbolico. È prendere posizione: queste voci contano, queste storie meritano attenzione, quel Sud ha qualcosa da dire che il resto del paese farebbe bene ad ascoltare.

NAVICELLA D’ORO, GLI ALTRI PREMIATI

Oltre ai citati Dario Brunori e Carmine Abate a vincere la Navicella d’Oro 2026 ci sono Antonella Anedda (per la poesia), autrice di origine sarda dalla scrittura intensa e visionaria, capace di intrecciare paesaggio, viaggio, identità e riflessione civile; Lucy (per la piattaforma culturale multimediale e multidisciplinare), con le sue diverse declinazioni Lucy sulla cultura diretta da Nicola Lagioia e Lucy sui mondi diretta da Telmo Pievani; Gente di Fotografia (per la rivista), storica testata nata in Sicilia diretta da Franco Carlisi, premiata anche in occasione della ricorrenza dei 200 anni dalla nascita della fotografia.

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A Villa Celimontana il Sud di Dario Brunori e Carmine Abate

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