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A Trento nasce il primo taxi ferroviario al mondo: “Va a cento all’ora e costa poco: attivo entro il 2030. E non chiamatelo treno”

  • Postato il 6 maggio 2026
  • Tecnologia
  • Di Il Fatto Quotidiano
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A Trento nasce il primo taxi ferroviario al mondo: “Va a cento all’ora e costa poco: attivo entro il 2030. E non chiamatelo treno”

Non siamo nella Silicon Valley e neanche in Giappone. Eppure, in un cantiere a nord di Trento, su duecento metri di rotaia riportati in vita dopo trent’anni di inattività, la startup RailEvo ha esposto al pubblico il primo taxi ferroviario al mondo. Il progetto è chiaro: un mezzo flessibile, sostenibile e accessibile a tutti, eliminando ritardi e interminabili attese in stazione. Si tratta ancora di un prototipo, ma vederlo muoversi sui binari fa accarezzare l’idea di poterlo usare davvero un giorno. Una possibilità che sembra avvicinarsi: RailEvo infatti, con il sostegno delle istituzioni locali, crede di poter realizzare prossimamente una ferrovia funzionante e a disposizione dei passeggeri.

Per usarlo basterà prenotare una corsa sull’app dedicata, selezionare la partenza e l’arrivo e il veicolo porterà i passeggeri a destinazione senza tappe intermedie, senza traffico e a una velocità costante di 100 km/h. Tutto questo 24 ore su 24, sette giorni su sette, e consumando soli 3 kilowattora per 100 km (circa cinque volte meno di una macchina elettrica). Secondo le stime della startup, rispetto ai treni tradizionali, si parla del 60% in meno nei tempi di percorrenza, una capacità di trasporto oraria quadruplicata, la metà dello spazio occupato e un peso ridotto del 95%.

L’unica regola, come tiene a sottolineare il gruppo di 10 esperti che lo ha creato, è non chiamarlo treno. È un mezzo elettrico compatto a guida autonoma, che può ospitare da 4 a 6 persone. La fusoliera ricorda, non a caso, quella di un aliante perché l’inventore Federico Bernabei ha preso ispirazione dalla sua passione per il volo. L’efficienza dell’aerodinamica incontra così quella del ferro su ferro: il risultato è un veicolo da appena 1.400 kg e dai consumi bassissimi: “Un aliante ha una resistenza al vento pari a quella di un foglio A4. Un veicolo RailEvo, in maniera simile, lo riesci a spostare letteralmente con un dito”, spiega l’ingegnere.

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La startup nata nel 2023, in collaborazione con Trentino Sviluppo e la Fondazione Bruno Kessler, ha firmato un protocollo di intesa con Trentino Trasporti, il cui presidente Diego Salvatore, era presente alla presentazione del mezzo: “Accanto al continuo miglioramento dell’offerta esistente, Trentino Sviluppo promuove attivamente l’innovazione come leva strategica per lo sviluppo della mobilità del futuro. In questo quadro si colloca la partnership con RailEvo”. Per questo motivo, insieme alla società di trasporto pubblico della Provincia autonoma di Trento, la startup è alla ricerca di una tratta locale su cui realizzare concretamente il progetto: “Noi crediamo che sia possibile attivarla entro il 2030“, dice Nicola Mosca, amministratore delegato della startup. Tra le ipotesi al vaglio c’è la ferrovia Trento-Malé-Mezzana, una linea regionale lunga circa 65 km che collega il capoluogo trentino alla Val di Sole, attraversando la Piana Rotaliana e la Val di Non. “Ricordo quando, tre anni fa, i promotori di RailEvo vennero nel mio ufficio in assessorato: avevano una visione chiara”: ora quella visione è stata sostituita dalla realtà. Così ha commentato l’assessore provinciale alla mobilità, Mattia Gottardi, nel convegno che ha dato il via all’evento. “Immaginare di potenziare il trasporto su rotaia anche nelle valli e nelle aree interurbane – ha proseguito l’assessore – apre prospettive di sviluppo estremamente interessanti. È un’innovazione che potrebbe rendere finalmente possibili collegamenti che ad oggi risultano preclusi alle infrastrutture classiche per via degli alti costi e dei forti impatti territoriali”. Un’iniziativa dunque in cui le istituzioni dimostrano di credere, perché, ha concluso Gottardi: “Le basi sono solide e ci sono tutti i presupposti per una buona riuscita”.

Tutto ciò è reso possibile dal cuore del sistema: un assale brevettato e sviluppato per consentire lo “scambio verticale”, un unicum nel mondo. Questa tecnologia permette la circolazione simultanea di due mezzi in direzioni opposte, occupando la stessa larghezza prima destinata a un tradizionale vagone ferroviario. Una volta raggiunta la destinazione desiderata, in autonomia, le ruote del mezzo si “allargano” agganciandosi a un binario leggermente più ampio. È così che sale su un livello superiore lasciando libera la linea principale. Chi segue non rallenta, non si ferma, non subisce ritardi. “La ferrovia così – spiega Mosca – diventa quasi un’autostrada”. Una volta lasciato il binario sopraelevato, il veicolo è capace di muoversi anche su asfalto verso la stazione di parcheggio e ricarica. Grazie alle Mecanum wheels, già usate in ambito industriale, la capsula può muoversi di 360 gradi e posteggiare perfino in orizzontale per ottimizzare gli spazi.

“Un veicolo RailEvo costa circa 70mila euro, contro i milioni necessari per un treno tradizionale”, spiega Mosca. Anche per questo si stima un rientro degli investimenti in vent’anni, la metà dei tempi medi ferroviari. Un progetto che si adatta perfettamente al contesto italiano dove il 60% delle linee è ancora a binario unico e circa 1300 chilometri risultano dismessi. RailEvo però non si propone di sostituire il sistema ferroviario esistente, ma di intervenire dove questo è più fragile, con linee secondarie in disuso e collegamenti locali poco efficienti: “Non vogliamo per forza costruire infrastrutture nuove ma valorizzare e migliorare quello che già esiste”, ha sottolineato Mosca. Un progetto, secondo l’amministratore delegato, che può avere anche una vocazione internazionale considerando che a livello europeo ci sono circa 900 linee a binario singolo, di cui 13mila chilometri sono attualmente inutilizzati. “Sono infrastrutture che con RailEvo potrebbero letteralmente rinascere”.

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Il Fatto Quotidiano

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