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A Torino si è votato un solo referendum comunale: la storia delle consultazioni che non sono mai arrivate alle urne

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Cittadini
  • Di Quotidiano Piemontese
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  • 3 min di lettura
In sintesi

Torino ha una storia singolare riguardo ai referendum comunali: solo una consultazione popolare ha effettivamente raggiunto le urne nella città piemontese. L'articolo ripercorre le vicende delle molteplici iniziative referendarie che non hanno mai avuto luogo, analizzando le ragioni amministrative e politiche dietro questi fallimenti. Una retrospettiva sugli ostacoli procedurali e le dinamiche democratiche che hanno caratterizzato le tentative di coinvolgimento diretto dei cittadini torinesi.

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A Torino si è votato un solo referendum comunale: la storia delle consultazioni che non sono mai arrivate alle urne

TORINO – Con l’approvazione della modifica dello Statuto e del Regolamento comunale, Torino compie un passo importante verso una maggiore partecipazione civica: ai futuri referendum consultivi comunali potranno votare anche i residenti che abbiano compiuto 16 anni.

Una novità significativa, che però porta con sé una curiosità poco conosciuta. Nonostante il referendum consultivo sia previsto dallo Statuto cittadino da decenni, i torinesi sono stati chiamati alle urne una sola volta per esprimersi direttamente su una questione di competenza del Comune.

Il referendum del 1989, l’unico nella storia della città

Scorrendo l’archivio storico delle consultazioni elettorali del Comune di Torino emerge infatti un dato sorprendente. Tra elezioni politiche, amministrative, regionali ed europee compare una sola consultazione indicata come “1° Referendum cittadino“.

La consultazione si svolse il 18 giugno 1989, nello stesso giorno delle elezioni europee, e riguardava il traffico automobilistico in città, in particolare la chiusura al traffico del centro storico. È l’unico referendum consultivo comunale che risulta effettivamente celebrato negli archivi ufficiali del Comune.

I risultati del referendum sulla chiusura del centro storico a Torino

I votanti furono 617.917 su 841.589 aventi diritto, quindi il 73,42%. Il referendum consultivo passò con 373.481 voti favorevoli e 189.062 voti contrari, il 66,39%.

In pratica la consultazione autorizzò il comune alle successive chiusure al traffico di alcune zone del centro storico.

Da allora, però, i torinesi non sono più stati richiamati alle urne per un referendum consultivo comunale.

Uno strumento previsto dallo Statuto ma utilizzato raramente

Lo Statuto della Città continua a prevedere il referendum consultivo tra gli strumenti di partecipazione popolare.

L’articolo 15 definisce il referendum come uno degli istituti attraverso i quali i cittadini possono partecipare direttamente alla vita amministrativa, mentre l’articolo 16 stabilisce che il referendum consultivo può riguardare temi, iniziative, programmi e progetti di competenza del Consiglio comunale e deve essere deliberato dallo stesso Consiglio a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Nel 2016 il Consiglio comunale ha inoltre ampliato gli strumenti di democrazia diretta introducendo nello Statuto anche il referendum propositivo, che consente ai cittadini di avanzare direttamente una proposta su materie di competenza comunale.

I referendum che non sono mai arrivati alle urne

Se i referendum celebrati sono praticamente assenti, non sono invece mancate le iniziative per promuoverli.

Negli ultimi decenni associazioni, comitati, forze politiche e gruppi di cittadini hanno più volte proposto consultazioni popolari su temi molto diversi:

  • la ZTL e la mobilità urbana;
  • nuove pedonalizzazioni;
  • grandi trasformazioni urbanistiche;
  • servizi pubblici locali;
  • trasporto pubblico;
  • gestione di spazi cittadini;
  • ambiente e qualità della vita.

Nella maggior parte dei casi, però, le consultazioni non sono mai arrivate al voto. Alcune proposte sono state dichiarate inammissibili perché riguardavano materie escluse dal referendum, altre non hanno completato l’iter amministrativo o non hanno raggiunto le condizioni previste dal regolamento.

Proprio questa lunga serie di “referendum mancati” racconta come lo strumento sia rimasto, almeno finora, più una possibilità prevista sulla carta che una pratica consolidata della vita democratica cittadina.

La novità del voto ai sedicenni

L’approvazione delle modifiche allo Statuto e al Regolamento comunale cambia ora una parte delle regole della partecipazione.

Quando in futuro verrà indetto un referendum consultivo comunale, potranno votare tutti i residenti che abbiano compiuto 16 anni, ampliando così la platea degli aventi diritto e coinvolgendo direttamente i più giovani nelle scelte della città.

Resta però una domanda aperta: questa riforma servirà anche a rilanciare uno strumento che, in quasi quarant’anni di storia, è stato utilizzato una sola volta?

L'articolo A Torino si è votato un solo referendum comunale: la storia delle consultazioni che non sono mai arrivate alle urne proviene da Quotidiano Piemontese.

Autore
Quotidiano Piemontese

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