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A Napoli, il 92% dei residenti vive in isole di calore: l’allarme di Greenpeace

  • Postato il 18 giugno 2026
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A Napoli, il 92% dei residenti vive in isole di calore: l’allarme di Greenpeace

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A Napoli, il 92% dei residenti vive in isole di calore: l’allarme di Greenpeace

Napoli è oggi uno dei simboli più evidenti dell’emergenza climatica urbana in Italia: il 92% dei residenti vive in aree colpite da isole di calore intense o molto intense, dove il tessuto urbano amplifica le temperature e rende sempre più difficile la vita quotidiana durante i mesi estivi.


NAPOLI – Un’estate sempre più feroce, con milioni di persone esposte ogni giorno a condizioni di stress termico potenzialmente pericolose per la salute. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto di Greenpeace Italia, “L’estate che scotta”. Napoli è oggi una delle città simbolo dell’emergenza climatica urbana in Italia: il 92% dei residenti vive in aree colpite da pericolose isole di calore. A Torino si arriva addirittura al 98%, mentre a Roma il 40% della popolazione è già esposto a fenomeni estremi di surriscaldamento urbano. Città sempre più inabitabili, dove l’asfalto e il cemento hanno sostituito il verde, e dove la temperatura non scende neppure quando il sole tramonta. Un dato che non fotografa solo una condizione locale, ma racconta una tendenza nazionale sempre più allarmante: le città italiane si stanno trasformando in ambienti ad alto rischio sanitario durante i mesi estivi.

A Napoli, il 92% dei residenti vive in isole di calore: l’allarme di Greenpeace

A lanciare l’allarme è il nuovo rapporto di Greenpeace Italia, “L’estate che scotta”, basato su dati Istat. L’analisi mostra come la quota di giornate estive con temperatura media percepita superiore ai 32°C, soglia oltre la quale il corpo umano entra in forte stress termico, sia passata dal 39% nel periodo 1991-2000 al 62% nel 2021-2025. In poco più di vent’anni, dunque, quasi una giornata estiva su due si è trasformata in una condizione potenzialmente pericolosa per la salute.

Un Paese sempre più rovente

Nell’estate 2025, le regioni con la maggiore incidenza di giornate oltre la soglia critica sono state Puglia, Sicilia, Basilicata, Emilia-Romagna e Lombardia. Ma il fenomeno non risparmia nessuna area del Paese: nei capoluoghi di regione la temperatura superficiale massima media ha superato i 40°C in 10 città su 20, con picchi oltre i 44°C a Roma, Torino e Cagliari. Secondo il rapporto, circa l’87% degli abitanti dei capoluoghi, pari a 8,2 milioni di persone, vive in quartieri dove le temperature estive superano stabilmente i 40°C. Tra loro, una quota particolarmente vulnerabile: 283 mila bambini sotto i cinque anni e 1,1 milioni di anziani over 74.

Le città diventano trappole di calore

A rendere ancora più critico lo scenario è il fenomeno delle isole di calore urbane, alimentato da asfalto, cemento, edifici ad alta densità e scarsità di verde. Circa 4,3 milioni di persone vivono in quartieri classificati con isole di calore “intense” o “molto intense”. Il quadro è uniforme ma con punte drammatiche: con l’eccezione di Bari, tutti i capoluoghi di regione registrano temperature urbane più alte rispetto alle aree extraurbane.

Il caso più estremo è Torino, dove nel 2025 il divario tra città e campagna ha superato i 15°C. Roma mostra anch’essa un livello critico: il 40% dei residenti è esposto a isole di calore intense o molto intense e il 99% della popolazione vive in zone dove la temperatura superficiale supera i 40°C. Ancora più grave la situazione di Napoli e Torino, dove rispettivamente il 92% e il 98% dei residenti si trova in aree esposte a condizioni di calore estremo.

L’accusa: responsabilità del sistema fossile

Per Greenpeace, la causa è chiara: la crisi climatica alimentata dalle aziende dei combustibili fossili, indicate come principali responsabili del riscaldamento globale. L’organizzazione chiede al governo italiano un cambio di rotta immediato: introdurre una tassazione sugli extra-profitti delle compagnie fossili e destinare le risorse alla transizione energetica e all’adattamento climatico. Tra le proposte, anche un piano di uscita dal gas entro il 2035.

Una crisi già presente

Il rapporto ribalta la narrazione dell’emergenza climatica come minaccia lontana: il cambiamento è già in corso, dentro le città, nelle case, nelle strade. Le isole di calore non sono più un’anomalia estiva, ma una nuova normalità urbana. E mentre le temperature salgono, cresce anche il numero di persone esposte a rischi sanitari concreti: colpi di calore, disidratazione, aggravamento di patologie cardiovascolari e respiratorie. L’estate italiana, avverte lo studio, non è più solo una stagione: è diventata un indicatore diretto della crisi climatica in atto.

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A Napoli, il 92% dei residenti vive in isole di calore: l’allarme di Greenpeace

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