A Mesagne c’è un cinema gestito interamente da teenagers: “Ora andiamo a Venezia, ma sogniamo Hollywood”
- Postato il 12 agosto 2026
- Cronaca
- Di Il Fatto Quotidiano
- 0 Visualizzazioni
- 8 min di lettura
Generazione sintesi AI in corso…
Ci sono cinema dove, prima del film, si controllano i biglietti. Qui bisogna controllare anche l’età di chi li fa funzionare. Sedici anni il direttore tecnico, quattordici il curatore della programmazione, quindici chi si occupa dei gadget. E poi ci sono gli altri, tutti giovanissimi, che scelgono i film, presentano le proiezioni, accolgono gli spettatori, preparano i popcorn e mandano avanti la sala. Benvenuti al Piccolo Cinema Ken Loach di Mesagne, nel cuore del centro storico di una città del Brindisino che ha la forma di un cuore. Quaranta posti, ingresso gratuito, film d’autore e cult, due appuntamenti ogni venerdì e sabato. Ma soprattutto un dettaglio che qui non è un dettaglio: il cinema è gestito interamente da teenagers.
Un caso unico in Italia e, per quanto raccontano i suoi promotori, anche in Europa. La prossima fermata sarà Venezia. Il documentario Waiting for Ken Loach, diretto da Simone Amendola, racconterà la nascita di questa esperienza e sarà presentato in anteprima alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, nella sezione Giornate degli Autori. È difficile immaginare una destinazione più simbolica per un gruppo di ragazzi che ha cominciato studiando cinema tra i banchi di scuola. “È il frutto di un percorso di alfabetizzazione al linguaggio cinematografico che realizziamo da sei anni”, racconta Floriana Pinto, fondatrice del Piccolo Cinema Ken Loach e dell’associazione Blue Desk con Simone Amendola.
All’inizio c’erano le scuole secondarie di primo e secondo grado, un progetto annuale e un cortometraggio da realizzare. Poi sono arrivati i bandi “Cinema e immagini per la scuola” dei ministeri della Cultura e dell’Istruzione e del Merito. I ragazzi hanno imparato prima a stare dietro una macchina da presa, poi dietro un bancone. Hanno scoperto la regia, il montaggio, il linguaggio cinematografico. E hanno imparato anche una cosa che nei manuali di cinema non si trova: lavorare insieme. La prima palestra è stata l’arena Meff Young, costola giovanile del Messapica Film Festival. Sono loro a scegliere i film, occuparsi dei diritti, accogliere gli ospiti, presentare le pellicole, gestire i popcorn e raccogliere i voti del pubblico. Una piccola macchina organizzativa nella quale, a differenza di molti adulti, nessuno può limitarsi a dire “ci pensiamo dopo”.
Gabriele Facecchia ha 16 anni ed è il direttore tecnico. È entrato nel progetto sei anni fa con una convinzione precisa: voleva occuparsi di regia. La passione per tecnologia e informatica lo ha portato invece a gestire audio e video. Durante il Meff coordina addirittura l’area tecnica in quattro diverse zone del festival. A sedici anni, insomma, ha già un incarico che in molti curriculum adulti occuperebbe almeno tre righe e qualche titolo altisonante. Mattia Del Bene di anni ne ha 14 e cura la programmazione e la presentazione dei film. Quando tutto è cominciato, nel 2023, di cinema sapeva “poco e niente”. Poi è arrivato il laboratorio scolastico, Hitchcock e gli altri grandi maestri. Alla fine del primo anno lui e i compagni hanno realizzato La tessera mancante, un cortometraggio nel quale chiedevano al sindaco di aiutarli ad aprire un cinema a Mesagne. Sembrava una storia da ragazzi. Un anno dopo, invece, era diventata realtà.
Il 27 aprile 2024 ha aperto il Piccolo Cinema Ken Loach. Un anno per trasformare una battuta cinematografica in una sala vera, dopo oltre trent’anni senza un cinema in città. “Con l’apertura mi si è aperto un nuovo mondo”, racconta Mattia. Quello della gestione, delle responsabilità, della presenza necessaria per far funzionare una sala. A quattordici anni. Il cinema nasce come bene comune: ingresso gratuito, possibilità di lasciare una donazione. È aperto ininterrottamente da due anni e la programmazione cambia seguendo ricorrenze, periodi dell’anno e fantasia dei suoi giovanissimi gestori. Lo scorso giugno è arrivato anche un regalo che sembra uscito da un film: Silvano Agosti ha donato al Piccolo l’immensa videoteca del Cinema Azzurro Scipioni di Roma, una raccolta di centinaia di titoli e dei grandi registi della storia del cinema.
Martina Diviggiano ha 15 anni e si occupa dei gadget. È arrivata al Meff alla fine della prima media, perché amava il cinema e voleva scoprire cosa ci fosse oltre lo schermo. Tra le tante cose ricorda un papà arrivato con la figlia di due anni e mezzo. Era la prima volta della bambina in una sala cinematografica. “È stato emozionante vederla incantata davanti al grande schermo. Oppure ricordo quella volta che eravamo già pronti a chiudere perché in una serata piovigginosa non c’erano spettatori. Un po’ malinconici vado per mettere la chiave nella serratura ed arriva un signore, anziano, e mi chiede se pur essendo da solo faceva ancora in tempo a guardare il film. Fu una grande emozione proiettare quel film per quella sola persona, così da farla sentire meno sola probabilmente”, racconta.
Forse è proprio questa la misura del progetto: non soltanto insegnare ai ragazzi a fare cinema, ma restituire a una comunità un luogo dove incontrarsi. Mattia Dellomonaco, per uno strano gioco del destino, è anche il più giovane consigliere comunale di Mesagne. Ha 18 anni e vede nel cinema una vera scuola di vita. “Gestire un cinema non significa soltanto preparare i popcorn”, racconta. Anche se, concede, “richiede una certa maestria”. Significa pianificare, avere una visione, lavorare e crescere. Il paragone con il mondo degli adulti viene quasi naturale. Mentre tanti grandi discutono per mesi di come coinvolgere i giovani, a Mesagne i giovani hanno preso una sala e hanno cominciato a farla funzionare. Mentre si parla di politiche culturali, loro scelgono un film. Mentre si organizzano tavoli sulla partecipazione, loro accolgono il pubblico. E mentre qualcuno si domanda se abbiano abbastanza esperienza, loro sono già arrivati a Venezia.
Noemi Monte (14 anni), entrata nel gruppo nel 2023, dice di non essersi mai aspettata un traguardo simile. Eppure racconta il cinema come una famiglia, un luogo dove i ragazzi sono cresciuti insieme. “Continuerò a celebrare ogni successo, anche il minimo, come uno dei più grandi”. È una frase che spiega forse meglio di qualsiasi statistica cosa sia diventato quel piccolo cinema. Mesagne, anni fa, era raccontata soprattutto come una delle capitali della criminalità organizzata pugliese. Oggi una troupe entra in città per raccontare una storia diversa: quella di un gruppo di adolescenti che ha trasformato un laboratorio scolastico in un presidio culturale. La Regione Puglia lo ha individuato come progetto pilota di cinema nell’ambito del programma Welfare Culturale. E adesso arriva Venezia, con Waiting for Ken Loach. I ragazzi aspettano la Mostra. Ma, a quanto pare, hanno già deciso il passo successivo. Venezia è soltanto una tappa. “Ora sogniamo Hollywood“, dicono. A Mesagne nessuno sembra avere il coraggio di dirgli che è impossibile.
L'articolo A Mesagne c’è un cinema gestito interamente da teenagers: “Ora andiamo a Venezia, ma sogniamo Hollywood” proviene da Il Fatto Quotidiano.