A Bardineto si fa “Cultura a porte aperte”: in San Nicolò già 40 visite con il biglietto digitale
- Postato il 15 settembre 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Bardineto. La Chiesa di San Nicolò di Bardineto, dal primo fine settimana di agosto, è il primo sito in Liguria ad essere accessibile tramite il progetto “Cultura a porte aperte”. Un sistema di apertura e narrazione automatizzate di beni culturali, visitabili gratuitamente, in piena autonomia, con accesso in sicurezza gestito da remoto e con biglietto personale digitale. Beni culturali sino ad ora non sempre ammirabili, se non da feritoie, da inferriate e poche volte l’anno in occasioni di celebrazioni, oppure grazie all’attività di volontariato di persone delle comunità, spesso rurali e lontano dalle consuete rotte turistiche, ma che custodiscono gioielli preziosi da far conoscere e da condividere.
“Nell’arco di quaranta giorni, da sabato 2 agosto a venerdì 11 settembre, sono stati validati 40 biglietti digitali d’ingresso, una lieta combinazione di numeri che porta alla media di un’apertura del bene al giorno. Al momento della prenotazione è possibile iscrivere fino a 9 visitatori, un sostanziale quindi successo di visite per un bene prezioso da far conoscere oltre il territorio d’origine – spiega la consigliera comunale Francesca Manfrino, che ha curato l’iniziativa – Congiuntamente alla Parrocchia San Giovanni Battista l’amministrazione comunale di Bardineto, in sinergia con gli uffici amministrativo e tecnico, hanno potuto aderire a questa importante iniziativa, partita meno di un anno fa, con la partecipazione ad un bando della Fondazione De Mari. Il contributo ha potuto rendere attuabile il fortissimo intento conoscitivo, di valorizzazione e di crescita, che il gruppo di lavoro ha perseguito fin da subito”.
Cenni storici
La chiesa, di antica origine medievale, considerata tra i monumenti più importanti dell’Alta Val Bormida e dichiarata monumento nazionale italiano dal 1906, ospita difatti un mirabile ciclo pittorico di inizio Quattrocento, straordinaria espressione del gusto gotico cortese. Affreschi che rappresentano un episodio importantissimo d’arte tra i territori liguri e piemontesi, uno dei più affascinanti esempi interamente leggibile di cultura pittorica della Liguria dell’epoca. Caratterizzato da un eccezionale gusto descrittivo, questo ciclo ad affresco si distingue per l’abbondanza della natura, ritratta con fedeltà e varietà, per le eleganti e preziose vesti dei personaggi, arricchite anche da lussuosi inserti in vaio e gioielli, e per l’impostazione scenografica.
L’opera pittorica, che ricopre abilmente ogni spazio dell’arco trionfale e del vano presbiteriale, è frutto di un’unica esecuzione ed è attribuita ad almeno due maestri attivi nei primi decenni del Quattrocento. La straordinaria integrità consente di ammirare appieno la sua raffinatezza formale ed espressiva, oltre alla notevole capacità esecutiva dei suoi autori, che utilizzano nella pratica artistica incisioni, mascherine e pigmenti di altissima qualità. Questo ciclo pittorico è stato riconosciuto come un momento cruciale nella comprensione della cultura artistica e figurativa tardogotica tra Piemonte e Liguria, richiamando gli sviluppi artistici toscani presenti nei centri portuali liguri e l’influenza lombarda-padana.
Al centro dell’arco trionfale si trova la scena dell’Annunciazione, con l’angelo a sinistra e la Vergine a destra, ambientata tra alberi da frutto; al di sopra delle nubi, il Padre Eterno. Ai lati si dispiega una teoria di Santi: a sinistra, l’inedita Santa Brigida per questa zona, mentre riceve rivelazione divina, Maria Maddalena e Santa Marta con il drago; a destra, San Michele Arcangelo intento a pesare le anime, con accanto San Paolo di Tebe (o Sant’Onofrio).
La composizione sulla destra termina nel registro inferiori con tre figure monumentali. Da sinistra San Cristoforo, raffigurato con i piedi e Gesù sulla spalla, la Madonna assisa in trono con il Bambino in grembo e, infine, Santa Caterina d’Alessandria con la ruota del martirio. Di particolare rilievo è la scena di San Giorgio che uccide il drago, sulla sinistra: il santo, a cavallo, trafigge la creatura con la lancia, seguendo un modello iconografico molto diffuso nel Piemonte meridionale in quell’epoca. Nel riquadro in alto, a dimensioni più ridotte, il re e la regina, affacciati da una fortezza con il ponte levatoio alzato, osservano la liberazione della principessa, arricchendo la scena narrativa.
Nel vano presbiteriale, sulla parete di fondo, si trova un finto polittico dipinto, con edicole, cuspidi e pinnacoli, a riproduzione di una tipica architettura gotica.
Al centro è collocato San Nicolò, patrono della chiesa, seduto in cattedra, nella destra regge il bastone pastorale e nella sinistra il libro sacro. Accanto a lui, da sinistra si riconoscono, grazie ai loro attributi tradizionali: San Giovanni Battista in tunica di cammello e un manto rosso con un cartiglio che recita “Ecco l’Agnello di Dio”; poi segue San Bernardo, con la veste bianca e il demonio incatenato; Sant’Antonio Abate, in aspetto senile, con tonaca nero, il bastone con il manico a T e la campanella; infine San Lorenzo, con in mano la graticola del martirio.
Sulle pareti laterali sono raffigurati i dodici Apostoli, mentre nella volta si mostra una visione celeste: Cristo in maestà nella mandorla, con nimbo crociato, circondato e sorretto da angeli serafini e cherubini. Ai lati della volta si riconoscono poi i simboli degli Evangelisti.
Nella parete laterale sinistra, la teoria dei sei Apostoli è poi interrotta dal riquadro di Cristo in pietà, inserito in una micro architettura. Sulla parete opposta invece, inizia la serie degli Apostoli il riquadro con il volto di Gesù impresso in un velo. La coesione del progetto decorativo si estende anche agli elementi ornamentali: gli episodi figurativi sono incorniciati da una zoccolatura con un velario rosso, che imita l’aspetto di ricchi tendaggi, arricchito da decorazioni eseguite con stampini predisposti, che mostrano un ricco repertorio stilistico di bottega.
L’ingresso al bene è reso possibile in primis dalla creazione di un account personale su questo sito (clicca qui) e successivamente dall’applicazione digitale App “Cultura a porte aperte”, scaricabile gratuitamente, che prenota e permette l’entrata al sito 365 giorni l’anno dalle 9 alle 18. Accedendo all’interno del bene, il visitatore può avviare una “voce narrante” tra le diverse lingue a disposizione valorizzata da musiche diffuse e da una regia di luci direzionali. Il racconto è accessibile anche alla disabilità sensoriale.