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“40 di febbre e convulsioni, ho avuto paura di morire. Chiamai il notaio per prepararmi il testamento”: la confessione di Frey

  • Postato il 22 aprile 2026
  • Calcio
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“40 di febbre e convulsioni, ho avuto paura di morire. Chiamai il notaio per prepararmi il testamento”: la confessione di Frey

“Per due settimane ho avuto 40 di febbre e convulsioni. Sudavo e avevo i brividi. Sono andato in ospedale: ‘Signor Frey, ha un problema grave, ma non capiamo cosa sia’. Un incubo”. Verona, Inter-Parma, Fiorentina, Genoa. Sebastien Frey ha giocato più di 400 partite in Serie A, lasciando un bel ricordo ovunque abbia giocato. La sua non è però stata una carriera semplice. Due infortuni gravi, problemi personali e familiari. Un mix che lo ha portato anche alla depressione dopo il secondo infortunio al ginocchio: “Non riuscivo più a dormire, travolto dai pensieri. Avevo perso autostima. Era troppo per me, non riuscivo a gestirlo”, ha dichiarato al Corriere della Sera.

Ha chiesto aiuto a uno psicologo perché “da solo non ce l’avrei fatta”, ma non ne ha mai parlato con amici: “Avevo paura che potesse girare la voce. Al tempo il mondo del calcio non era pronto ad affrontare il tema della salute mentale. Sarei stato trattato come un malato, un debole“, ha spiegato Frey. Poi anche il problema di salute nel 2019, quando con il calcio giocato aveva già finito da 5 anni: “Ho avuto 40 di febbre e convulsioni per due settimane. Sono stato in ospedale. Poi, una volta tornato a casa, la situazione non migliorava. Una mattina mi sono svegliato e riuscivo a muovere solo la testa. Il resto del corpo era immobilizzato. Era una malattia autoimmune. Il dottore mi aveva avvisato: ‘Può essere mortale‘. Non sapevo cosa fare. Mi chiedevo se fosse arrivata davvero la mia fine. Un giorno avevo chiesto anche al notaio di preparami il testamento. Per fortuna è rimasto sigillato“.

In mezzo anche l’attentato scampato a Nizza nel 2016, a 35 anni, quando si era appena ritirato: “Quella sera sarei dovuto essere proprio in centro con i miei amici per la Festa Nazionale Francese. Alla fine, non ero potuto andare a causa di un ritardo del volo con cui ero ritornato dall’Italia. Ero tranquillo a casa quando hanno iniziato a chiamarmi tutti preoccupati. Ho provato angoscia, per mesi non sono più tornato in quella via”.

C’è però una cosa di cui Frey va davvero orgoglioso: la sua famiglia. A 10 anni ha dovuto lasciare casa perché i suoi genitori non potevano accompagnarlo. Andò dai nonni: “Sì, avevo solo dieci anni e ho dovuto lasciare tutto. Mi voleva il Cannes, ma era lontano da casa. Mamma e papà non potevano portarmi: ‘Seba, ti devi trasferire dai nonni, non puoi restare qui”‘. È stato traumatico. Piangevo tutte le sere. Mia nonna staccava il telefono per non farmi chiamare i miei genitori. Devo ringraziare lei e mio nonno”.

E a proposito del nonno: nella sua famiglia ben quattro generazioni hanno giocato a livelli altissimi. Un “record” di cui Frey va fiero: “Apro una parentesi. Quando si parla di dinastie nel calcio, si citano sempre i soliti nomi. Mai nessuno parla della mia. Nonno è stato in Nazionale francese, mio papà ha giocato in Ligue 2, io e mio fratello in A, mio figlio gioca nella Cremonese. Quattro generazioni, chi può dire lo stesso?”.

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Il Fatto Quotidiano

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