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15 atenei italiani per ripensare la sanità, c’è anche l’Umg di Catanzaro

  • Postato il 1 luglio 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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15 atenei italiani per ripensare la sanità, c’è anche l’Umg di Catanzaro

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15 atenei italiani per ripensare la sanità, c’è anche l’Umg di Catanzaro

Alleanza tra 15 atenei italiani per ripensare la sanità; L’Umg di Catanzaro: «In Calabria serve nuovo modello di gestione delle risorse umane»


Un manifesto nazionale per ripensare il Servizio sanitario nazionale e provare a renderlo più equo e sostenibile. È questo l’obiettivo del documento “Idee nuove per un SSN equo e sostenibile”, elaborato da un’alleanza senza precedenti tra 15 atenei italiani, tra cui Università Commerciale Luigi Bocconi, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Torino, Scuola Superiore Sant’Anna, Università degli Studi di Roma Tor Vergata e l’Università Magna Graecia di Catanzaro.
Il documento propone una riforma organica del sistema sanitario pubblico, con al centro il diritto alle cure, la prevenzione, la continuità assistenziale, l’integrazione socio-sanitaria e l’uso strategico dei dati. Un modello che punta a superare le criticità legate all’invecchiamento della popolazione, all’aumento delle cronicità e alla crescente difficoltà di sostenere economicamente i livelli essenziali di assistenza.

IN CALABRIA

Per la Calabria il dossier assume un significato particolare. La regione si prepara infatti a uscire da 17 anni di commissariamento sanitario e ad avviare una nuova fase di piena autonomia gestionale. Proprio su questo si è concentrato il contributo dell’ateneo catanzarese.
La professoressa Marianna Mauro, ordinaria di Economia aziendale e responsabile del Centro di ricerca Health and Innovation dell’UMG, ha illustrato una proposta destinata ad avere un impatto diretto sul sistema sanitario regionale: un nuovo modello di gestione delle risorse umane basato su programmazione triennale dei fabbisogni, valorizzazione delle competenze e maggiore flessibilità contrattuale.

L’obiettivo è affrontare tre nodi storici della sanità calabrese: carenza di personale, distribuzione disomogenea dei professionisti e difficoltà ad attrarre profili altamente specializzati. Tra le ipotesi avanzate anche la possibilità di ricorrere, entro limiti definiti, a contratti più flessibili e retribuzioni più alte per i profili più difficili da reperire.

Il modello punta inoltre a rafforzare la logica di rete tra ospedali hub e spoke, condividendo specialisti e competenze su area vasta per ridurre squilibri territoriali e migliorare l’assistenza nelle aree interne. Una sfida che, secondo gli esperti, richiederà investimenti forti in telemedicina, sistemi informativi e integrazione organizzativa. Il confronto è proseguito poi in una tavola rotonda coordinata dal professor Rocco Reina, alla quale hanno partecipato i vertici di Azienda Zero Calabria, delle Asp e delle principali aziende ospedaliere calabresi.

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