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Chiunque segua (con attenzione!) i grandi tornei internazionali di tennis, e il recente Roland Garros di Parigi in particolare, si sarà accorto di un dettaglio che riguarda Alexander Zverev, il vincitore dell'edizione 2026. Durante i cambi di campo, mentre gli avversari bevono, cambiano racchetta o si asciugano il viso, il tennista tedesco compie anche altri gesti: controlla i dati legati al monitoraggio della glicemia, osserva l'andamento dei valori e, a volte, si inietta l'insulina.
Il campione tedesco infatti gioca da tutta la vita due partite contemporaneamente: quella contro l'avversario di turno al di là della rete e quella contro il diabete di tipo 1. Una condizione che Zverev ha reso pubblica solo dopo anni di carriera ai massimi livelli e che ha scelto di raccontare per lanciare un messaggio forte: il diabete non deve diventare un limite invalicabile, ma una condizione da gestire con disciplina, consapevolezza e supporto medico.
Che cos'è il diabete di tipo 1 e cosa comporta per un atleta
A differenza del diabete di tipo 2, strettamente associato a insulino-resistenza, peso corporeo e stile di vita, il diabete di tipo 1 è una patologia autoimmune. Può comparire a qualsiasi età — anche se a Zverev è stato diagnosticato quando era un bambino di quattro anni — e si verifica per un errore del sistema immunitario. Come spiegato dal professor Roberto Burioni in un approfondimento sulla sua newsletter su Substack, questa malattia è un caso tragico di "fuoco amico": l'organismo, a causa di una predisposizione scritta nei geni, scambia per nemici e distrugge le cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina.. Senza questo ormone, l'organismo non è in grado di regolare autonomamente i livelli di glucosio, cioè di zucchero, nel sangue. Per questo chi convive con il diabete di tipo 1 deve monitorare costantemente la glicemia e somministrare insulina in base alle necessità.
Per una persona comune, la gestione richiede attenzione quotidiana. Per un atleta d'élite, sottoposto a sforzi fisici estremi anche per quattro o cinque ore consecutive, diventa un equilibrio molto più complesso.
C'è innanzitutto il rischio di ipoglicemia. Lo sforzo prolungato può far scendere rapidamente i livelli di zucchero nel sangue. Se la glicemia cala troppo, possono comparire tremori, sudorazione fredda, debolezza, vertigini, difficoltà di concentrazione e perdita di prontezza nei riflessi. In uno sport come il tennis, dove si risponde a servizi che possono superare i 200 chilometri orari, anche un piccolo calo di lucidità può fare la differenza.. Esiste però anche il rischio opposto: l'iperglicemia. Lo stress della competizione, l'adrenalina, la tensione mentale e la risposta ormonale allo sforzo possono contribuire ad aumentare i livelli di glucosio nel sangue. Anche in questo caso le conseguenze possono essere pesanti: spossatezza, sete intensa, disidratazione e difficoltà a mantenere il massimo rendimento.
La tecnologia al servizio del campione
Per gestire questa condizione durante gli allenamenti e le partite, Zverev utilizza strumenti di monitoraggio della glicemia e, quando necessario, interviene assumendo carboidrati o somministrandosi insulina con una penna.
Durante i cambi di campo può controllare l'andamento dei valori glicemici e valutare come comportarsi. Se la glicemia tende a scendere, può assumere carboidrati a rapido assorbimento, come gel o soluzioni zuccherate. Se invece i valori richiedono un intervento diverso, può ricorrere alla somministrazione di insulina secondo le indicazioni del proprio piano terapeutico.
Questo aspetto è diventato pubblico anche per un episodio avvenuto a Roland Garros nel 2023, quando Zverev raccontò di aver avuto difficoltà con gli ufficiali di gara riguardo alla possibilità di somministrarsi insulina durante il match.. Dopo il confronto, la situazione venne chiarita e al tennista fu riconosciuta la possibilità di gestire la propria terapia anche a bordo campo.
Per Zverev non si tratta di un vantaggio, ma di una necessità medica. È la condizione che gli permette di competere in sicurezza, allo stesso livello degli altri.
Dalla paura del giudizio alla Alexander Zverev Foundation
Per molti anni, Zverev ha preferito non parlare pubblicamente della sua salute. Nel mondo dello sport professionistico, mostrare una vulnerabilità medica può essere percepito come un punto debole dagli avversari o come un rischio dagli sponsor. Per questo il tennista tedesco ha scelto a lungo la riservatezza.
Con il tempo, però, la sua prospettiva è cambiata. Nel 2022 ha annunciato la nascita della Alexander Zverev Foundation, un'organizzazione creata con un duplice obiettivo: sostenere bambini e giovani che convivono con il diabete di tipo 1 e contribuire a fornire insulina e farmaci essenziali anche in contesti dove l'accesso alle cure è più difficile.
La fondazione vuole anche incoraggiare i ragazzi con diabete a praticare sport senza paura. Il messaggio è semplice ma potente: una diagnosi non deve definire il futuro di una persona.
Zverev ha raccontato più volte che, da bambino, gli era stato detto che il diabete avrebbe reso quasi impossibile una carriera da atleta professionista. La sua storia dimostra, fortunamente, il contrario. Con controllo medico, tecnologia, disciplina e una corretta gestione quotidiana (questo è il messaggio che il campione vuole trasmettere) è possibile convivere con il diabete di tipo 1 e inseguire obiettivi ambiziosi, anche ai massimi livelli dello sport mondiale.. Dopo il confronto, la situazione venne chiarita e al tennista fu riconosciuta la possibilità di gestire la propria terapia anche a bordo campo.
Per Zverev non si tratta di un vantaggio, ma di una necessità medica. È la condizione che gli permette di competere in sicurezza, allo stesso livello degli altri.
Dalla paura del giudizio alla Alexander Zverev Foundation
Per molti anni, Zverev ha preferito non parlare pubblicamente della sua salute. Nel mondo dello sport professionistico, mostrare una vulnerabilità medica può essere percepito come un punto debole dagli avversari o come un rischio dagli sponsor. Per questo il tennista tedesco ha scelto a lungo la riservatezza.
Con il tempo, però, la sua prospettiva è cambiata. Nel 2022 ha annunciato la nascita della Alexander Zverev Foundation, un'organizzazione creata con un duplice obiettivo: sostenere bambini e giovani che convivono con il diabete di tipo 1 e contribuire a fornire insulina e farmaci essenziali anche in contesti dove l'accesso alle cure è più difficile.
La fondazione vuole anche incoraggiare i ragazzi con diabete a praticare sport senza paura. Il messaggio è semplice ma potente: una diagnosi non deve definire il futuro di una persona.
Zverev ha raccontato più volte che, da bambino, gli era stato detto che il diabete avrebbe reso quasi impossibile una carriera da atleta professionista. La sua storia dimostra, fortunamente, il contrario. Con controllo medico, tecnologia, disciplina e una corretta gestione quotidiana (questo è il messaggio che il campione vuole trasmettere) è possibile convivere con il diabete di tipo 1 e inseguire obiettivi ambiziosi, anche ai massimi livelli dello sport mondiale..
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