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Zuppi: “Una scuola inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace. Educare tocca il cuore della nostra convivenza”

  • Postato il 21 settembre 2026
  • Scuola
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Zuppi: “Una scuola inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace. Educare tocca il cuore della nostra convivenza”

“Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace”. Nei giorni in cui la premier Giorgia Meloni propone un tetto del 30% alla presenza di stranieri nelle classi, raccogliendo il consenso anche di Roberto Vannacci di Futuro nazionale, il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi aprendo il Consiglio episcopale permanente a Roma citando la ‘Magnifica Humanitas’ in cui Leone XIV indica “sfide non più rinviabili”. “In questi giorni le scuole hanno riaperto i cancelli: tornano domande che riguardano tutti, non solo chi insegna o studia. La questione educativa non è un tema tra gli altri, né si riduce a programmi e metodologie. Tocca il cuore della nostra convivenza. Educare significa accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene, di entrare in relazione con gli altri e di assumere responsabilmente il proprio posto nel mondo. I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo”.

Poi indica quali siano le “sfide non più rinviabili”. “La prima è quella delle disuguaglianze educative. La seconda è pedagogica e riguarda anche il cambiamento tecnologico. L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa – spiega Zuppi – La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna. A questo sguardo (degli insegnanti) va un grande riconoscimento. “La terza sfida è forse la più profonda – aggiunge – custodire la capacità di pensare. In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superficiale. I giovani hanno bisogno di adulti che testimonino che la vera conoscenza non è accumulo di dati, ma sapienza per la vita”. E conclude: “Auguriamo alle nostre scuole di essere comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità; luoghi in cui nessuno si senta escluso; laboratori di umanità in cui la tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia – conclude Zuppi – Auguriamo loro di custodire il tempo lento dell’ascolto, dello studio, della meraviglia, del confronto vero, senza i quali nessuna libertà interiore può crescere. La scuola non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune”.

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Il Fatto Quotidiano

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