West Coast Meeting di Finale Ligure, tempo di bilanci: “E’ stato un successo, ma dobbiamo pensare a un futuro diverso”
- Postato il 5 luglio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Finale Ligure. Questa sera si conclude il West Coast Meeting. E’ già tempo di bilanci. Chiediamo quale sia quello di quest’anno a Carlo Scrivano, che vuole correttamente essere definito solo come “uno degli organizzatori”.
Dice Scrivano: “Un bilancio molto, molto positivo, per l’affluenza in persona alle nostre serate, per quella in streaming, per i contenuti, per i personaggi che sono venuti parlarci”.
A proposito: come fate ad avere tante persone di prestigio e competenti per i quesiti che ponete proprio nelle vostre date?
“Lavoriamo sei mesi prima, abbiamo relazioni da 10 anni, contiamo sul prezioso lavoro dei nostri amici e degli amici degli amici. Mi aiutano anche il mio lavoro e il mio ruolo negli albergatori. E’ preziosa poi la collaborazione con Sussidiario.net”.
Non siete più il “Premeeting”, riferito a quello di Rimini di Comunione e Liberazione, ma un’entità autonoma…
“Ormai è così da quattro anni, eravamo maturi appunto per portare avanti la nostra identità e metterla a disposizione del territorio, anche grazie al risalto che ci danno i media locali, di cui Ivg è una pedina fondamentale”.
Siamo anche ai ringraziamenti allora.
“Certamente. Alle istituzioni, al Comune di Finale Ligure, alla Fondazione De Mari, alla Banca Cooperativa Pianfei e Rocca De’ Baldi, ma mi fermo perché sarebbe lungo citare tutti. Piuttosto, siamo soddisfatti perché ancora una volta abbiamo posto domande fondamentali, indagato sui nostri temi e cercato risposte”.
Nelle nostre interviste non abbiamo mai evitato gli aspetti più difficili. Allora procedo. Si è percepito che ci sono state alcune difficoltà economiche, legate a contributi non conformi a quanto promesso o addirittura assenti. Il suo parere.
“Organizzare il meeting a questo livello è sempre più difficile, vero. Ci sono difficoltà economiche, burocratiche, bisogna cercare i volontari, ma loro non sono mancati ed è la spinta per continuare. Per proseguire occorre allargare la platea delle alleanze, pensare a una organizzazione nuova e diversa, più completa”.
Il meeting è una delle rare manifestazioni di Cultura con la C maiuscola, forse come le iniziative del Centro Pannunzio del prof. Pier Franco Quaglieni, tralasciando le infinite presentazioni di libri, che hanno la loro utilità e attrattivita’, ma che sono un’altra cosa.
“Noi cerchiamo il dialogo tra pensieri diversi. Il titolo di quest’anno era ‘Quando un vuoto rimane, persone, storie, ragioni che riaprono il varco’. Abbiamo parlato del dramma delle carceri, con Don Pozza e Gianni Alemanno. Momenti carichi di emozioni”.
La presenza di Alemanno ha provocato qualche interrogativo per la sua collocazione politica. Problemi?
“Lui ha parlato solo di carceri portando, oltre alla sua personale, precise testimonianze vissute anch’esse in prima persona, come ha fatto Don Marco Pozza. Tutto qui”.
Vi saranno rimbalzate le emozioni del viaggio del Papa a Lampedusa e delle sue prese di posizione, importanti per qualunque cattolico e non solo. Ma lei come vede oggi la sfida dei cattolici?
“La sfida è portare la loro presenza non sfidando ma dialogando, per andare oltre le barriere e gli steccati ideologici”.
In questa conversazione abbiamo volutamente tralasciato tutto quanto riportato da Ivg in sede di cronaca, a cominciare dagli organizzatori di Cara Belta’ e del suo presidente Paolo De Salvo. Ma gli spunti di riflessioni per tutti, credenti o no, sono molti.