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Votare Sì al referendum sulla giustizia per dire No alla demagogia

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Di Il Foglio
  • 38 Visualizzazioni
  • 4 min di lettura
In sintesi

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Votare Sì al referendum sulla giustizia per dire No alla demagogia
Votare Sì al referendum sulla giustizia per dire No alla demagogia

Al direttore - L’ineffabile Pietro Grasso sostiene che nel referendum voteranno Sì coloro che temono la giustizia. Ovvero le persone perbene che possono incappare nelle indagini a strascico delle procure, passare un po’ di tempo in carcerazione preventiva, essere sputtanati nel processo mediatico e aspettare una sentenza di assoluzione che di solito arriva perché la magistratura giudicante è corretta. Ma dopo dieci anni di gogna.

Giuliano Cazzola

 

Al referendum sulla giustizia voteranno Sì tutte le persone che pensano sia necessario rendere i magistrati più responsabili delle proprie azioni, togliere potere alle correnti della magistratura, lavorare per una giustizia in cui il merito conti più dell’appartenenza e avere giudici ancora più terzi, in ottemperanza, come si dice, all’articolo 111 della Costituzione. Tutto il resto è legittima e sincera demagogia.

 

 

Al direttore - Con triste rassegnazione scrivo per chiedere spiegazioni su una scelta che mi lascia profondamente interdetta. Nel programma del Giorno della memoria dell’Università di Verona è stato inserito un incontro su “Gaza e il conflitto israelo-palestinese”. Fatico a comprendere quale legame vi sia tra questo tema, legittimo e affrontato ampiamente, e il 27 gennaio, giornata dedicata alla Shoah, alla persecuzione degli ebrei europei, alla lotta contro l’antisemitismo e alla tutela della verità storica. Collocare un dibattito contemporaneo in questo contesto significa spostare il senso della ricorrenza e indebolirne il significato. E’ doloroso vedere come il Giorno della memoria venga sempre più spesso utilizzato per narrazioni estranee, talvolta persino contrapposte, alla storia della Shoah. Come se i sei milioni di ebrei assassinati non meritassero più uno spazio autonomo di ricordo. All’Università di Verona chiedo semplicemente: perché? Con rispetto, ma con profonda amarezza.

Federica Iaria

 

 

Al direttore - Il sindaco di Bari, Vito Leccese, il primo a dare le chiavi della città a Francesca Albanese, un pro Pal militante con la bandiera della Palestina sul balcone di Palazzo di Città, ieri si è complimentato con Checco Zalone per il successo del film, dicendo che è un orgoglio per tutta la città di Bari: “Oltre agli straordinari risultati economici, il film si è affermato come un fenomeno culturale di rilievo nazionale: ha saputo interpretare il sentire contemporaneo, affrontare temi di attualità con ironia e intelligenza, stimolare il dibattito pubblico e generare un ampio coinvolgimento mediatico e sociale”, ha detto Leccese. Ma l’ha capito che il film prende in giro proprio i pro Pal come lui?

Annarita Digiorgio

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Autore
Il Foglio

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