Volkswagen in festa, la Golf GTI compie i suoi primi cinquant’anni

  • Postato il 10 gennaio 2026
  • Fatti A Motore
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Cinquant’anni e non li dimostra. Quest’anno per la Golf GTI spegnerà cinquanta candeline, ma più che una celebrazione dovremmo parlare di un rilancio continuo di identità. Perché la GTI non è mai stata solo una versione sportiva: è stata, fin dall’inizio, un’idea culturale. Un modo diverso di intendere l’auto veloce. Accessibile, concreta, quotidiana.

Nel 1976 il mondo aveva ancora voglia di futuro: Concorde accorciava le distanze tra i continenti, Apple muoveva i primi passi in un garage californiano, il cinema usciva nelle sale con Taxi Driver e Rocky, raccontando inquietudini e sogni di riscatto.

In quell’aria di cambiamento, mentre l’Europa provava a lasciarsi alle spalle le ombre della crisi energetica, Volkswagen presentava una Golf diversa dalle altre: 110 cavalli, un filo rosso sulla calandra, il pomello del cambio a pallina da golf e i sedili a quadri. Nessuno immaginava che quelle tre lettere – GTI – avrebbero riscritto le regole del gioco. Dovevano essere 5.000 esemplari. Ne vendettero dieci volte tanto nel primo anno. Oggi, a distanza di mezzo secolo, si parla di oltre 2,5 milioni di unità prodotte, un primato che non appartiene solo ai numeri, ma alla memoria collettiva.

Il segreto è sempre stato lo stesso: equilibrio. Motore brillante ma gestibile, trazione anteriore sincera, telaio preciso, dimensioni umane. Una sportiva capace di affrontare un passo alpino e, il giorno dopo, andare in ufficio senza chiedere sacrifici. La stampa, allora, parlò di “democratizzazione dell’auto sportiva”. Non era retorica: con 13.850 marchi tedeschi, circa 13.500.000 delle vecchie lire – oggi, con la rivalutazione, poco meno di 50 mila euro: il prezzo di una buona berlina moderna, non certo di una sportiva – la Golf GTI correva come coupé ben più costose, ma senza l’arroganza di volerlo dimostrare.

Da lì in avanti la GTI è cresciuta insieme a chi la guidava. Anni Ottanta: più potenza, più carattere, senza perdere leggerezza. Anni Novanta: maturità tecnica, comfort, sicurezza. Duemila: turbo, elettronica, precisione chirurgica. Fino ad arrivare all’ultima evoluzione, la Golf GTI di ottava generazione, oggi affinata e resa ancora più consapevole: 265 cavalli, telaio raffinato, differenziale autobloccante elettronico, sterzo progressivo, un equilibrio dinamico che resta il suo vero marchio di fabbrica. Non la più estrema, non la più appariscente, ma ancora la più “giusta”.

Nel 2026 questa storia entra in una nuova fase. Da un lato l’omaggio più potente possibile al passato: la Golf GTI EDITION 50, la GTI di serie più potente di sempre, con 325 cavalli, pensata come sintesi di mezzo secolo di evoluzione tecnica e carattere. Dall’altro lo sguardo avanti, senza nostalgia forzata: l’idea GTI che approda nell’elettrico con la futura ID. Polo GTI, portando prestazioni e identità nel nuovo linguaggio della mobilità.

Non è un caso che l’anno del cinquantenario si apra nei luoghi della memoria. La GTI sarà protagonista al Rétromobile di Parigi, e al Bremen Classic Motorshow: due appuntamenti che inaugurano la stagione europea delle auto storiche e, simbolicamente, anche l’anno GTI. Un ponte ideale tra passato e futuro.

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Il Fatto Quotidiano

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