Vlkolínec, il villaggio UNESCO che vuole rinunciare al titolo: il caso overtourism fa discutere
- Postato il 3 febbraio 2026
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- Di SiViaggia.it
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A Vlkolínec, minuscolo villaggio di legno incastonato nei monti della Slovacchia centrale, la parola “privilegio” non va più di moda. Da settimane, tra le case colorate e le staccionate curate, circola un’idea che fino a poco tempo fa sarebbe sembrata impensabile: rinunciare al titolo di patrimonio mondiale dell’UNESCO. Restituirlo, chiudere una parentesi che per molti abitanti è diventata soffocante.
Il riconoscimento risale al 1993. All’epoca era stato salutato come una consacrazione: un insediamento quasi intatto, una quarantina di edifici tradizionali, un esempio raro di architettura rurale dell’Europa centrale. Oggi, però, quel titolo pesa per gli effetti concreti sull’afflusso turistico.
Il problema dell’aumento dei visitatori
I numeri aiutano a capire il cortocircuito. A Vlkolínec vivono stabilmente 14 persone, una situazione comune ad alcuni dei villaggi di montagna più belli. Trenta anni fa erano il doppio. Intorno a loro, ogni anno, arrivano circa 100 mila visitatori. Pullman, auto a noleggio, gruppi organizzati che entrano ed escono in poche ore, macchine fotografiche sempre pronte. Il rapporto è sbilanciato, quasi grottesco.
Non è solo una questione di quantità. A infastidire gli abitanti è soprattutto il modo in cui il turismo si è insinuato nella vita quotidiana. Finestre fotografate dall’esterno come fossero vetrine. Persone che entrano nei giardini privati per “fare lo scatto giusto”, porte aperte senza chiedere. Per chi ci vive davvero, la sensazione è di essere osservato, continuamente.

Tutelare la quotidianità
Il marchio Unesco, spiegano gli abitanti, non porta solo visibilità ma anche vincoli: regole rigide, interventi sulle case limitati, pratiche agricole complicate, difficoltà perfino nel tenere animali domestici o coltivare come si faceva una volta. Anton Sabucha, il residente più anziano, ha detto senza mezzi termini, in un’intervista al Mirror, di voler far uscire il paese dall’UNESCO per tornare a vivere meglio.
Parole che colpiscono, soprattutto perché arrivano da chi quel riconoscimento lo ha visto nascere. L’idea di fondo è semplice: il valore di Vlkolínec sta nel fatto che sia un luogo vissuto, non un set. Ma se vivere diventa impossibile, allora anche il senso della tutela si svuota.
Un caso che insegna
Gli esperti di conservazione lo ripetono da anni: un sito storico non può sopravvivere se smette di essere abitato. Miloš Dudáš, studioso del patrimonio culturale, ha sottolineato come l’equilibrio di Vlkolínec sia ormai fragile. La trasformazione in “museo a cielo aperto” è dietro l’angolo, e non è detto che sia un bene.
Dall’altra parte, l’Unesco respinge l’idea di essere l’unico responsabile. Il villaggio, spiegano, è vulnerabile anche per un altro motivo: l’aumento delle seconde case. Proprietari che non vivono lì stabilmente, ma utilizzano gli edifici per vacanze e affitti brevi.
È importante capire che questo dibattito non riguarda solo la Slovacchia, ma sottolinea come il problema dell’overtourism sia evidente non solo nelle grandi città ma, soprattutto, nelle località più piccole. In tutto il mondo esistono siti Unesco che rivendicano con orgoglio il titolo. Altri, come questo villaggio di montagna, iniziano a chiedersi se il prezzo da pagare non sia troppo alto.
Vlkolínec resta un luogo di rara bellezza. Le case in legno, i colori, il paesaggio intorno continuano ad attirare sguardi e obiettivi. Ma dietro la cartolina c’è una comunità ridotta all’osso, che chiede solo di poter vivere senza sentirsi ospite a casa propria.