VIVO: design e Tubi Innocenti per “abitare” l’emergenza
- Postato il 21 aprile 2026
- Milano
- Di Libero Quotidiano
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VIVO: design e Tubi Innocenti per “abitare” l’emergenza
Ufficialmente siamo tutti d’accordo: servono soluzioni concrete per le emergenze del nostro tempo. Frane, terremoti, alluvioni che causano migliaia e migliaia di sfollati, di persone che dall’oggi al domani si ritrovano senza più nulla. Poi, però, lo sguardo si distoglie fin quando non c’è un’altra tragedia e si ricomincia a parlarne. Il progetto VIVO - esposto in Statale nell’ambito della grande mostra di Interni MATERIAE per il Fuorisalone della Design Week di Milano - nasce proprio da questa contraddizione e la rovescia. Non è un’ennesima idea bella da esporre. È una risposta reale, già pronta per essere replicata.
I quattro giovani designer che lo hanno ideato – Tommaso Cavalli, Chiara Gorni Silvestrini, Sofia Lipoli e Andrea Lombardi, tutti neo-laureati allo IED di Milano – partono da una convinzione chiara: il design non è solo estetica. È, come diceva Herbert Simon, economista e premio Nobel per le scienze economiche nel 1978, «ogni strategia volta a cambiare una situazione esistente in una migliore».
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Per questo VIVO non si limita a “fare bello” uno spazio. Lo trasforma in un luogo che restituisce dignità, relazioni e futuro a chi, da un momento all’altro, ha perso casa e relazioni. Il sistema è per questo pensato per essere montato rapidamente dentro le palestre, edifici standard presenti ovunque in Italia, trasformandole in residenze temporanee ma curate. Così come hanno chiesto gli sfollati dell’Aquila e delle Marche, così come quelli di Amatrice e Ravenna, intervistati dai designer durante i viaggi per l’elaborazione del progetto e protagonisti anche essi dell’installazione. «Ho smesso di sentirmi me stessa quando ho perso tutti. Non parlo solo delle mura. Il mio rifugio, la mia identità e la mia dignità sono crollati», ha confermato Anna Guerini, una delle sfollate di Amatrice.
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Il simbolo scelto è potente e diretto: il cantiere. Quel luogo che non significa provvisorietà, ma trasformazione, rinascita, futuro. La struttura portante di VIVO è fatta di Tubi Innocenti, i classici ponteggi leggeri, modulari e trasportabili che tutti conoscono. Sono economici, facili da montare e smontare, e diventano lo scheletro architettonico visibile di un nuovo inizio. L’installazione nel cortile d’onore della Statale – curata da Davide Angeli e la tutorship di Maria Luna Ruggeri – permette al visitatore di immergersi in una porzione del sistema abitativo emergenziale in scala reale. Al piano terra trovano spazio moduli abitativi protetti e privati per nuclei familiari, pensati per garantire intimità e sicurezza soprattutto nelle prime, drammatiche 48 ore dopo il disastro. Al piano superiore, invece, si sviluppano aree comuni dedicate ad attività condivise, dove poter bere un caffè, fare una partita a carte o vedere un bambino giocare. Perché ricostruire non significa solo avere un tetto sulla testa, ma ritrovare il senso di comunità e normalità.
«Non vogliamo offrire solo un riparo temporaneo», spiegano i quattro designer. «Vogliamo costruire un luogo che aiuti le persone a rimettere in moto la vita». Ecco perché VIVO non è statico: evolve nel tempo, modificandosi per rispondere alle esigenze che cambiano giorno dopo giorno. È progettato ascoltando bisogni reali, ergonomici, emotivi e relazionali. In un’epoca in cui i disastri naturali non distruggono solo edifici ma anche abitudini, identità e legami, VIVO mette al centro l’esperienza umana. I giovani designer lo dicono con chiarezza: «Sentivamo l’urgenza di confrontarci con un problema reale e sociale. Come interior designer, la nostra formazione ci spinge a trovare soluzioni che vadano oltre l’estetica dello spazio, mettendo al centro l’esperienza umana. Progettare significa ascoltare i bisogni, osservare i contesti e rispondere con consapevolezza». Il risultato è un sistema modulare, economico, altamente adattabile e replicabile, che può essere adottato da enti pubblici, Protezione Civile e organismi internazionali in qualsiasi contesto di emergenza abitativa: è un progetto concreto e scalabile, che coniuga estetica, funzionalità e impatto sociale.
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Ispirato all’Obiettivo 11 dell’Agenda 2030, dedicato alle «Città e comunità sostenibili», VIVO declina la sostenibilità non solo in chiave ambientale, ma soprattutto relazionale ed emotiva. Per questo i suoi autori lo sintetizzano in una frase che suona quasi poetica, ma è profondamente concreta: «VIVO non è un progetto. È un abbraccio». Un abbraccio che si manifesta nei gesti quotidiani più semplici: una tazza di caffè condiviso, una risata intorno a un tavolo, il disegno di un bambino appeso a un tubo Innocenti. Perché il design, quando è davvero al servizio di chi ha bisogno, non si limita a risolvere un problema tecnico. Ricuce il tessuto spezzato di una comunità e restituisce alle persone la possibilità di ricominciare a vivere, non solo a sopravvivere. VIVO non è solo un’installazione del Fuorisalone da guardare. È la dimostrazione che il design può – e deve – essere uno strumento potente di cura e di speranza.
Dal 21 al 30 aprile
(Photo courtesy of INTERNI Magazine INTERNI Materiae)