Vingegaard nella morsa di Pogacar-Del Toro: la UAE vuole "ammazzare" il Tour con la sua "strana coppia"
- Postato il 6 luglio 2026
- Di Virgilio.it
- 0 Visualizzazioni
- 4 min di lettura
Non basta un solo avversario diretto: Jonas Vingegaard si ritrova stretto a “tenaglia”, perché gli UAE quest’anno hanno deciso di mettergli addosso non soltanto Tadej Pogacar, ma anche Isaac Del Toro. La “strana coppia” (ma non troppo) che ha deciso di riscrivere in buona misura le regole del ciclismo contemporaneo. Perché raramente si era vista una squadra mettere in campo due prime punte, capaci però di andare d’amore e d’accordo e anzi di incoraggiarsi a vicenda. Una combo che funziona e che apre la strada a un nuovo modo di intendere il ciclismo, dove l’unico fa davvero la forza.
- Amici veri, compagni di cuore: una cosa mai vista prima
- Le coppie del passato: una volta erano solo litigi...
- Il Tour degli altri: Evenepoel e Seixas in progress
Amici veri, compagni di cuore: una cosa mai vista prima
Pogacar che torna in giallo non fa notizia, ma Pogacar che elogia (di nuovo) pubblicamente Del Toro è la conferma che in casa UAE hanno trovato la formula perfetta. “Isaac è un caro amico, mi sento un po’ il suo mentore, ma a pensarci bene lui è già un campione adesso”, fa sapere lo sloveno. Che dopo aver scortato fin sulla riga del traguardo il messicano nella prima tappa in linea, nella seconda ha tratto beneficio dal forcing asfissiante fatto sull’ultima rampa che ha portato la carovana a Les Angles.
“Oggi ho vinto grazie a lui, perché ha fatto un lavoro eccezionale, così come tutti i miei compagni. A metà frazione abbiamo capito che potevamo farcela, e al Tour ogni occasione va colta al volo. Ho vestito tante volte la maglia gialla, ma ogni giorno è speciale”.
Questo forse più del solito perché in fondo Pogacar è appaiato in classifica a Vingegaard: stesso tempo, ma in virtù dei piazzamenti ottenuti lo sloveno s’è preso il simbolo del primato. “Però la sostanza dice che siamo pari, quindi a me va benissimo così”, risponde Vingegaard. “Su arrivi come quello di oggi, battere Pogacar è impossibile. Ho tenuto però botta come meglio potevo e sono soddisfatto”.
Le coppie del passato: una volta erano solo litigi…
La UAE con la combo Pogacar-Del Toro ha deciso realmente di “ammazzare” il Tour. Perché due corridori così forti non si trovano certo a buon mercato. Lo sloveno quest’anno si ritrova con uno scudiero fenomenale, uno che in condizioni normali avrebbe tranquillamente potuto fare classifica. Fermo restando che non è da escludere che possa farlo ugualmente, visto che la gamba (per ora) è sembrata veramente andare forte.
Per Vingegaard, che ha perso nella marcia d’avvicinamento al Tour gente come Laporte e Van Aert, è una situazione nuova da fronteggiare: Del Toro in versione gregario è un lusso che solo gli UAE possono concedersi, e rispetto a molte altre coppie “forti” viste all’opera nella stessa corsa nel passato va d’amore e d’accordo col “suo” capitano. Non è come Wiggins e Froome nel 2012, col keniano che fece buon viso a cattivo gioco accettando di chiudere alle spalle del Sir. O come Thomas e lo stesso Froome (2018), anche in quel caso costretto a salvaguardare gli “ordini” di scuderia che volevano Geraint vincitore.
Non è neppure come la combo Simoni-Cunego al Giro 2004, quando l’allievo superò il maestro (e capitano) che non la prese troppo bene. Vingegaard ha vissuto una situazione simile nel 2023 alla Vuelta, quando c’era anche Roglic con i gradi di co-capitano ma alla fine vinse Kuss, “ripagato” dalla squadra per quanto fatto per il danese al Tour. Ma il ticket Pogacar-Del Toro ha qualcosa che a questo livello non si era mai visto prima.
Il Tour degli altri: Evenepoel e Seixas in progress
La terza tappa del Tour ha detto che c’è vita alle spalle dei tre fenomeni sopra citati. Evenepoel s’è staccato negli ultimi metri, ma è comunque in palla, anche perché reduce da un lungo periodo di stop. Bene anche Lipowitz, Ayuso e Seixas, che ha provato a stare al passo con i big negli ultimi 200 metri, mostrando una condizione non ancora troppo brillante ma in divenire.
Chiaro che si parla di terzo posto, ma è pur sempre il massimo a cui possono ambire gli umani. Perché quei due che da 5 anni di spartiscono la grand boucle (più il messicano) fanno sempre un altro sport.