Vertenza Slem, servizi mensa senza stipendi

  • Postato il 8 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Vertenza Slem, servizi mensa senza stipendi

Agitazione a Rapolla e Lavello: Vertenza Slem, servizi mensa senza stipendi. Filcams Cgil: «Uno strappo al contratto e alla dignità».


La Filcams Cgil denuncia la gravissima situazione che coinvolge le lavoratrici impiegate nei servizi mensa dei Comuni di Rapolla e Lavello, gestiti dalla ditta Slem. Dopo mesi di segnalazioni, richieste formali e sollecitazioni rimaste prive di risposte concrete, il sindacato ha annunciato l’avvio di un nuovo stato di agitazione, che in realtà non si è mai realmente interrotto, poiché mai hanno trovato soluzione le numerose criticità già evidenziate nei precedenti comunicati. Le lavoratrici attendono ancora il pagamento delle competenze di dicembre, della tredicesima mensilità e dell’intero stipendio di gennaio 2026.

«Una situazione di morosità – spiega il segretario generale Filcams Cgil Potenza, Rocco Casaletto – che non può essere considerata un semplice ritardo amministrativo, ma che rappresenta un vero e proprio strappo al contratto e alla dignità di chi continua a garantire quotidianamente un servizio pubblico essenziale rivolto a bambine, bambini e famiglie. Le medesime problematiche si ripetono anche nella mensa di Lavello, dove il personale vive le stesse difficoltà, rafforzando la percezione di una gestione aziendale che, nonostante i continui richiami, continua a ignorare i diritti basilari delle proprie dipendenti.

VERTENZA SLEM: IL DISAGIO DELLE LAVORATRICI E L’INERZIA AZIENDALE

Nei mesi scorsi avevamo già evidenziato la crescente preoccupazione delle maestranze, sottolineando come l’inesigibilità puntuale degli stipendi stesse creando disagi non solo economici ma anche personali e familiari, rendendo ancora più complicato svolgere con serenità un lavoro che richiede attenzione, responsabilità e cura. Le comunicazioni inviate all’azienda e agli enti appaltanti hanno più volte richiamato Slem alle proprie responsabilità, chiedendo il rispetto integrale degli obblighi contrattuali e la garanzia di condizioni lavorative adeguate. Tuttavia, nonostante tali iniziative, la situazione non ha registrato alcun miglioramento e anzi si è aggravata, consolidando un clima di incertezza inaccettabile».

IL RICHIAO ALLA RESPONSABILITÀ DEGLI ENTI APPALTANTI

La Filcams Cgil considera «indecoroso che nel 2026 si debba ancora lottare per ottenere ciò che spetta per legge: lo stipendio. È inaccettabile – prosegue Casaletto – che lavoratrici che svolgono un ruolo fondamentale all’interno della comunità siano costrette a prestare la propria opera senza la certezza del pagamento, con ripercussioni evidenti sulla loro quotidianità e sul loro equilibrio economico. Chiediamo all’azienda di intervenire immediatamente per ristabilire il rispetto delle norme e del contratto collettivo e alle amministrazioni comunali, in quanto enti appaltanti, di vigilare con maggiore rigore sul comportamento dei propri fornitori di servizi pubblici».

LA MOBILITAZIONE SINDACALE E IL RISCHIO DI SCIOPERO

Per queste ragioni, la Filcams attiverà tutte le procedure necessarie per la tutela delle lavoratrici e non esclude la proclamazione dello sciopero, qualora l’azienda dovesse persistere nella mancata corresponsione delle retribuzioni. «La mobilitazione – conclude Casaletto-  continuerà fino a quando non saranno ripristinate condizioni di piena regolarità e certezza salariale, perché i diritti delle lavoratrici non possono essere oggetto di trattativa né rinviati a data da destinarsi. Il rispetto delle persone, della loro professionalità e del loro lavoro è un principio irrinunciabile».

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