Manca il personale, chiude il Museo “Capialbi” di Vibo Valentia

  • Postato il 4 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
Manca il personale, chiude il Museo “Capialbi” di Vibo Valentia

L’assenza del rinnovo dei contratti a tempo decreta la clamorosa decisione che riguarda il Museo di Vibo presente nel castello Normanno-Svevo. Il governo non ha inserito l’emendamento nel decreto “mille proroghe”. Il sindaco Romeo: “Spero che il governo Meloni ci ripensi”.


VIBO VALENTIA – Dall’1 marzo scorso il glorioso Museo archeologico “Vito Capialbi”, vanto culturale della città di Vibo Valentia, è chiuso al pubblico. Proprio così, da lunedì a venerdì visitatori, studiosi e scolaresche troveranno in pratica il cancello chiuso. Resta una ridotta apertura nei fine settimana. Il fatto che nella stessa situazione si trovino gli altri musei sparsi per la Calabria e nel sud Italia non rende meno amaro il boccone. Insomma, in questo caso ci sembra si possa dire che mal comune non è mezzo gaudio.

Insomma, di notizie non proprio positive, purtroppo, la città, la provincia e l’intera regione ne producono quotidianamente a iosa. Per cui i vibonesi si sono quasi assuefatti a leggere, constatare, denunciare che le cose non vanno, o quanto meno, non vanno come dovrebbero. Pur tuttavia crediamo che la notizia che il Quotidiano del Sud rivela in esclusiva è di quelle che l’amaro in bocca lo lasciano ancora, eccome.

DECISIONE INEVITABILE DEL DIRETTORE MAZZA

La decisione del direttore Michele Mazza, drastica e clamorosa quanto inevitabile, non è motivata da problemi strutturali o lavori di messa in sicurezza quanto da un problema molto più prosaico: c’è poco personale visto che sono venute 12 unità (nove addetti alla sicurezza e tre funzionari) che finora, con contratti a tempo, avevano consentito la regolare apertura del museo. E’ successo infatti che a fine febbraio è scaduto il loro contratto e, contrariamente a quanto ci si attendeva, anche sulla base di autorevoli assicurazioni, il governo non ha provveduto a rinnovarli.

A FEBBRAIO IL QUOTIDIANO AVEVA LANCIATO L’ALLARME SUL MUSEO DI VIBO

Siamo stati, purtroppo, facili profeti allorché, all’inizio di gennaio, avevamo denunciato, in solitaria su queste pagine, il rischio di chiusura del Museo se entro la fine di febbraio il governo non avesse provveduto a rinnovare i contratti al personale del Capialbi e delle altre strutture. In quell’articolo avevamo titolato: “Museo archeologico, allarme chiusura. Una mina da disinnescare a tutti i costi. Appello ai politici locali”. Per amministratori e politici locali, ai vari livelli, era insomma l’occasione per darsi concretamente da fare nell’interesse della città. Purtroppo però, al di là di qualche dichiarazione rassicurante, il problema non è stato risolto e così la conclusione è stata inevitabile.

CADUTA NEL VUOTO LA LETTERA INVIATA AL MINISTERO

Eppure a suo tempo la questione era stata sollevata ufficialmente sia dal direttore Michele Mazza che da Fabrizio Sudano, delegato alla Direzione regionale musei nazionali Calabria, con una lettera inviata, insieme ad altri dirigenti, al Ministero della cultura e alla Direzione generale Musei che però, evidentemente, non hanno saputo o potuto fare nulla. Con giustificato malumore degli interessati i quali fanno notare che tutti i precari della giustizia sono stati, giustamente, stabilizzati mentre per loro il governo non ha trovato gli spiccioli per rinnovare, almeno, i contratti a tempo.

IL DECRETO “MILLEPROROGHE” NON PREVEDE FONDI ANCHE PER IL MUSEO DI VIBO

Domanda: perché il governo non ha trovato i soldi per questo personale (oltre duemila unità in tutta Italia) così fondamentale per la fruizione del nostro patrimonio culturale? Chiederlo ai pochi in servizio al Museo è pura perdita di tempo, bocche cucite insomma. Chissà poi perché. Qualcosa comunque filtra ugualmente. Sembra dunque che l’intenzione del governo fosse quella di inserire un apposito emendamento nel cosiddetto “decreto mille proroghe”. All’ultimo minuto però l’emendamento è saltato. Eppure c’era più di una speranzella.

LA VISITA DELLA VICEMINISTRA BERGONZONI AL MUSEO

A giurare sull’attenzione del governo era stata, dopo il nostro articolo di gennaio, l’ex sindaca Maria Limardo che, alla vigilia delle ultime elezioni regionali, aveva accompagnato al “Capialbi” la vice ministra della Cultura Lucia Borgonzoni, esponente della Lega, il partito attuale della Limardo. Per lei la scelta dell’esponente del governo di privilegiare proprio il Museo di Vibo rispetto ad altre realtà culturali del territorio era stata «la conferma della sua piena consapevolezza del valore strategico che il Museo riveste non solo per la città ma per l’intera regione Calabria».

Quanto al rischio chiusura, l’ex sindaca assicurava che, in attesa dell’espletamento del concorso in atto per il reclutamento a livello nazionale di un contingente di 1.800 unità, «il Ministero sta lavorando affinché, nell’ambito della conversione del Decreto Legge Milleproroghe, sia prevista un’ulteriore proroga per il personale di vigilanza assunto a tempo determinato». Con l’intento più ampio di arrivare alla stabilizzazione, «eventualmente anche a mezzo di concorso riservato, che consenta una gestione continuativa e sicura dei Musei italiani».

UNA VIA PER RINNOVARE I CONTRATTI SAREBBERO I FONDI PNRR

Al di là delle attese, purtroppo ciò non è avvenuto. La spiegazione addotta dal governo è che si sia trattato di una non meglio precisata “questione tecnica” ma il sospetto qui al Capialbi è che, evidentemente, c’erano questioni più urgenti da finanziare, piuttosto che evitare la chiusura dei musei. Con ogni probabilità, alla fine i contratti verranno rinnovati attingendo magari ai fondi Pnrr ma, in ogni caso, da ieri e per un paio di mesi almeno, il Capialbi, come gli altri musei, resterà chiuso. Si potrà entrare solo di sabato e domenica.

IL SINDACO DI VIBO, ROMEO, SULLA CHIUSURA DEL MUSEO CAPIALBI

«È un grave colpo per il tessuto culturale della nostra città – commenta il sindaco di Vibo, Enzo Romeo – Quanto avvenuto suscita certamente forti perplessità anche perché della scadenza dei contratti si sapeva già da tempo, come anticipato a gennaio scorso da questo stesso giornale. Mi chiedo allora: com’è possibile che in questi due mesi nessuno nel governo si sia attivato per evitare il peggio?».

Dopo aver letto l’articolo, Romeo ha subito telefonato al direttore del “Capialbi”, Michele Mazza: «Mi ha confermato la chiusura, la sua è stata una decisione obbligata dovuta alla carenza di personale. Tutti noi adesso speriamo che si corra rapidamente ai ripari. Al riguardo, una speranzella c’è».

Su cosa si basa questa sua “speranzella”? «Guardi, a differenza di ciò che lei ha scritto, io penso che “mal comune è mezzo gaudio”. Mi spiego: visto che questa carenza non riguarda solo Vibo Valentia ma tutta Italia (si parla di quasi duemila contratti da rinnovare, 300 solo in Calabria) è difficile pensare che il governo si disinteressi della questione. Non può farlo, significherebbe chiudere a tempo indeterminato tantissimi musei e questo non passerebbe certamente sotto silenzio. Sono certo dunque che nel giro di qualche mese il governo troverà i soldi per il rinnovo dei contratti a tempo. Penso però che il governo si sia fatto cogliere impreparato e che, ora che la frittata è fatta, correrà sollecitamente ai ripari. Questa è, almeno, la speranza di tutti».

Viene da pensare, con amarezza, che è sempre la stessa storia: per Roma quando si tratta di priorità da finanziare la cultura continua ad essere la cenerentola. Purtroppo.

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