Verstappen, collaborazione con Mercedes per vincere tutto e ovunque

  • Postato il 9 gennaio 2026
  • Formula 1
  • Di Virgilio.it
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Max Verstappen ha già tutto: titoli mondiali, record riscritti, stagioni dominate, una F1 piegata al suo talento. E mentre il Circus si prepara a entrare in una nuova era tecnica, l’olandese ha già iniziato a guardare altrove. Verso un mondo fatto di notti insonni, turni massacranti, traffico, pioggia e strategie collettive. Verso l’Endurance. Le grandi classiche di durata tornano a riempire il calendario. E proprio nei giorni in cui l’attenzione si sposta sulle 24 Ore di Daytona, Verstappen compie un passo che dice molto più di mille parole: l’annuncio della collaborazione tra Verstappen Racing e Mercedes-AMG Motorsport nel GT World Challenge Europe.

In arrivo una collaborazione con Mercedes su programmi endurance dal 2026. Non un capriccio, non un hobby ma un progetto strutturato, pluriennale, ambizioso. E perché Max Verstappen, il simbolo della F1 moderna, è attratto dal mondo Endurance? La risposta va cercata oltre i numeri. Anche se i numeri, come sempre, parlano chiaro.

Il dominio che non basta più

Nel 2025 Verstappen non ha vinto il Mondiale, ma è stato comunque il protagonista assoluto della stagione. Otto vittorie, più di chiunque altro. Meglio di Norris e Piastri, fermi a quota sette. Una rimonta furiosa nella parte finale del campionato, capace di rosicchiare 104 punti in appena 8 gare e chiudere il Mondiale a sole 2 lunghezze dal titolo. Non era mai successo, in epoca moderna, di assistere a un assalto simile. E soprattutto, un Verstappen diverso. Più maturo, più uomo squadra. Meno rabbia e più lucidità. L’ex numero uno ha dimostrato di saper guidare non solo una monoposto, ma anche un gruppo, un progetto, un’intera stagione vissuta al limite. Eppure, proprio mentre confermava di essere al vertice assoluto della F1, Verstappen ha iniziato a guardare oltre.

La nuova F1 e il dubbio

Il 2026 sarà un anno spartiacque. Addio effetto suolo, spazio all’aerodinamica attiva e a una nuova generazione di Power Unit. Un cambio di pelle totale. Red Bull affronterà la sfida insieme a Ford, il colosso americano è pronto a fornire i propulsori sviluppati internamente nel campus di Milton Keynes. La RB22 dell’olandese verrà svelata il 15 gennaio a Detroit, città natale di Ford. Poi i test a Barcellona e Bahrain, prima del debutto stagionale a Melbourne l’8 marzo. Tutto pronto, tutto pianificato.

Max Verstappen, pur restando al centro del progetto Red Bull, sembra voler respirare un’aria diversa. Forse perché la nuova F1 promette complessità, ma anche maggiore standardizzazione. Forse perché il talento puro, quello che Max ama, rischia di essere sempre più filtrato da algoritmi, simulazioni, mappature. L’endurance, invece, è ancora cruda, sporca, umana.

L’Endurance come ritorno all’essenza

Nel mondo delle gare di durata non basta essere il più veloce, serve resistere. Capire la macchina dopo 6, 10, 20 ore. Condividere e fidarsi del compagno di squadra e del team. Sopravvivere al traffico, agli errori, alla notte. È un motorsport meno patinato, ma più autentico, esattamente ciò che affascina Verstappen. Il 28enne ha vinto la sua prima gara nella NLS a settembre, gareggiando con la Ferrari 296 GT3 di Emil Frey.

Non è un caso che Max sia anche uno dei simracer più accaniti al mondo, con il Team Redline impegnato regolarmente in eventi endurance virtuali. Ore e ore al volante in postazione, concentrazione assoluta, nessuna scorciatoia. Il divertimento non sta nel vincere facile, ma nel gestire la complessità. Il passaggio alle GT non è quindi una fuga dalla F1, ma un ritorno alle origini del correre.

L’accordo con Mercedes-AMG

La collaborazione tra Verstappen Racing e Mercedes-AMG Motorsport è tutto tranne che simbolica. Affidarsi a una Mercedes-AMG GT3, con il supporto di 2 Seas Motorsport, significa voler competere subito al massimo livello. Sprint e Endurance. Europa. Titoli nel mirino. “Un progetto estremamente ambizioso e promettente“, lo ha definito Stefan Wendl di Mercedes-AMG Customer Racing. Parole che certificano quanto il nome Verstappen sia ormai un marchio globale, capace di attrarre i migliori partner anche fuori dalla F1. E Max non è spettatore. è regista. Costruttore di un futuro che va oltre il volante di una monoposto.

Daytona, Le Mans e il sogno che cresce

Con Daytona alle porte, il richiamo dell’Endurance si fa più forte. Verstappen non ha mai nascosto il suo fascino per le grandi classiche. Le Mans, soprattutto. Un luogo mitologico, dove il tempo conta più della velocità pura. La Tripla Corona resta un sogno proibito per molti, ma non per lui. Monaco l’ha dominato. Indy è una porta che potrebbe aprirsi. Le Mans, prima o poi, sembra inevitabile. Non oggi, non domani ma il percorso è iniziato.

C’è un altro elemento che rende l’Endurance irresistibile per il campione olandese: il tempo. Non quello scandito dai giri veloci o dalle pole position, ma il tempo lungo delle carriere che lasciano tracce profonde. La F1 vive di cicli brevi, di stagioni che divorano le precedenti, di record che vengono superati prima ancora di essere metabolizzati. L’Endurance, invece, costruisce leggende per stratificazione. Una 24 Ore non si vince solo con il talento, ma con la memoria degli errori, delle notti passate, delle sconfitte che insegnano più delle vittorie.

Il numero 3 e la fine di un’era

Nel 2026 Verstappen tornerà a correre con il numero 3. Una scelta simbolica. Addio al numero 1, quello dei campioni. La scelta del 3 è per ripartire. “Il 3 rappresenta doppia fortuna“, ha spiegato Max. “E poi ho già avuto fortuna in F1“. È una frase che dice molto. Perché chi ha davvero vinto tutto non ha bisogno di dimostrarlo ancora. Cerca nuove sfide. Nuovi limiti, nuove notti insonni.

Verstappen sembra già proiettato oltre l’oggi. Il suo interesse per i programmi pluriennali, per la crescita di una struttura come Verstappen Racing, per il ruolo sempre più attivo nella scelta dei partner e dei piloti, racconta di un campione che sta pensando alla propria eredità. Non solo cosa vincere, ma come essere ricordato. Non soltanto un fenomeno generazionale della F1, ma un riferimento trasversale del motorsport moderno. In un mondo che corre sempre più veloce, Max sembra aver capito che la vera sfida è durare. E l’Endurance, più di ogni altra disciplina, è il luogo dove il tempo smette di essere un nemico e diventa un alleato.

Verstappen e oltre

Forse il punto è proprio questo, Max Verstappen non vuole essere ricordato solo come il dominatore di un’epoca della F1. Vuole essere un pilota completo. Totale. Capace di lasciare un segno ovunque. L’Endurance non è una via di fuga, è una scelta di profondità. È il luogo dove il talento incontra la fatica, dove l’ego si scioglie nel lavoro di squadra, dove il tempo diventa l’avversario più duro. Verstappen ha già tutto, proprio per questo che guarda altrove. Perché i veri campioni non cercano comfort, cercano nuove battaglie.

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Virgilio.it

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