Venezuela, feriti e soli i bambini affollano gli ospedali
- Postato il 26 giugno 2026
- Estero
- Di Agi.it
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Venezuela, feriti e soli i bambini affollano gli ospedali
AGI - Feriti, spaventati e, soprattutto, in molti casi, diventati orfani in pochi secondi: sono i bambini che in queste ore affollano gli ospedali venezuelani, alle prese con le conseguenze del terremoto più forte degli ultimi 120 anni. Due scosse gemelle che hanno causato finora almeno 235 morti e oltre 4300 feriti.
Tra loro c'è la tredicenne Yenderlin Cabarza, arrivata giovedì da sola in un pronto soccorso di Caracas con diverse fratture, dopo essere sopravvissuta alle scosse di magnitudo 7,2 e 7,5 che il giorno precedente hanno colpito il Venezuela. La ragazza è sopravvissuta al crollo dell'edificio in cui si trovava con la madre e lo zio, che avrebbe fatto da scudo con il proprio corpo mentre la struttura collassava. Entrambi sono morti. All'ospedale Domingo Luciani, nella zona orientale di Caracas, ambulanze in arrivo e in partenza mentre i familiari dei dispersi controllano gli elenchi affissi alle pareti. Ventidue nomi riguardano persone tra i 4 e i 19 anni. Molti feriti arrivano da La Guaira, dove le scosse hanno raso al suolo interi edifici e intrappolato numerose persone sotto le macerie.
La storia di Yenderlin Cabarza
Da lì era stata trasferita Cabarza, in quella che le autorità hanno definito una "zona disastrata". "È uscita agitando le sue due braccioline", racconta all'AFP Rolando, amico di famiglia. Quando lui e il padre sono arrivati in ospedale, la ragazza era già in sala operatoria per le fratture a entrambe le braccia.
Bambini soli negli ospedali
"Molti bambini arrivano da soli perché vengono portati rapidamente dal luogo dei soccorsi", spiega un medico che chiede l'anonimato. "La maggior parte non ha familiari con sé", aggiunge un altro sanitario, secondo cui i paramedici li trasferiscono direttamente negli ospedali ormai al limite della capacità.
Attesa e disperazione dei familiari
Nelle sale d'attesa, familiari e amici attendono notizie tra tensione e incertezza, mentre il personale tenta di mantenere l'ordine. "I familiari devono rimanere nella sala d'attesa", ripete al megafono un dipendente dell'ospedale. Molti fotografano le liste affisse alle pareti nella speranza di riconoscere un nome, mentre sui social si moltiplicano gli appelli per i dispersi.
Gli ospedali al limite
"Sono appena tornata dall'ospedale Pérez Carreño e non ho trovato mia sorella", racconta la 52enne Zoraida Hernández. Infine, l'annuncio di un operatore sanitario: anche l'obitorio dell'ospedale è al momento al completo.
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