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Vannacci e Salvini, l'attacco di Sarcina de Le Vibrazioni: "Quando li sento, mi sale la rabbia"

  • Postato il 24 giugno 2026
  • Spettacoli
  • Di Libero Quotidiano
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  • 4 min di lettura
Vannacci e Salvini, l'attacco di Sarcina de Le Vibrazioni: "Quando li sento, mi sale la rabbia"
Vannacci e Salvini, l'attacco di Sarcina de Le Vibrazioni: "Quando li sento, mi sale la rabbia"

Si chiama Ambiguità (così strafatta di coriandoli), il nuovo singolo de Le Vibrazioni pubblicato nel mese del Pride e - come spiega Francesco Sarcina - "contro le tante ipocrisie di chi non vuole diritti per tutti". Ma non solo, perché il brano - spiega il frontman a Today.it - "è meglio di gran parte della mer*a che si sente oggi". Proprio sui colleghi il cantante si lascia andare a una riflessione: "Un’altra cosa che non capisco è proprio questo sbandierare i propri problemi che si fa oggi, tutti che dicono di venire da chissà dove, ma chi – come me, che ho avuto un’adolescenza terribile in periferia a Milano, e altri – ha sofferto davvero impiega anni, di solito, prima di parlare". 

A quasi 50 anni Sarcina una lezione l'ha imparata: "A non farmi togliere il sorriso, mai". Da qui la frecciata ai leader di Lega e Futuro Nazionale: "Fuori, purtroppo, è pieno di gente che lotta per levarcelo. E in più ci si mette la politica: quando sento gente come Salvini e Vannacci, che vogliono l’infelicità delle persone, mi sale la rabbia. Teniamo duro, sono intollerante agli intolleranti: ai miei figli, a cui lasceremo questo mondo peggio di come l’abbiamo trovato, dico di battersi per i loro diritti, che sono quelli di tutti".
 

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Tornando alla sua materia, la musica, l'artista spiega la pausa presa dal gruppo dal 2012 al 2017: "Nessuno scioglimento, appena una pausa, saggia. È come in famiglia: se una cosa non va, se c’è il rischio di bruciare tutto, meglio interrompere, farsi un viaggio e tornare più freschi di me. Ricordo di essere andato in burnout dopo l’uscita di Le strade del tempo (2010), misi in pausa il gruppo per quello. Capisco, in questo senso, i giovani artisti che ci vanno, perché sono divorati da un’industria che guarda solo i numeri, i quali creano dipendenza e vengono usati solo per far sentire in difetto e prigioniero un artista. Io non li guardo, ho smesso. Altrimenti avranno sempre ragione loro. Ripeto, il successo si misura in un altro modo, bisogna ricordarsi che diversità è ricchezza". 

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Autore
Libero Quotidiano

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