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Vanitosi, violenti, rumorosi Il paese ostaggio dei pavoni

  • Postato il 10 maggio 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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  • 7 min di lettura
Vanitosi, violenti, rumorosi Il paese ostaggio dei pavoni
Vanitosi, violenti, rumorosi Il paese ostaggio dei pavoni

Appariscenti lo sono di sicuro. Diciamocela tutta, sono “istagrammabili” (orrore neologistico dei tempi che corrono). Ti apposti, punti l’obiettivo del telefonino, scatti: sicuro ricevi commenti e reazioni col cuoricino e il pollice in su. Guardali lì, dopotutto: ieratici, solenni, con quel timoniere a ventaglio che, se aperto, può raggiungere i due metri, verde acqua, blu cobalto, con striature di grigio. Non c’è pennuto più fotogenico, non c’è animale più ricercato, non c’è (almeno a Punta Marina, che è una frazione balneare di Ravenna) bestiolina più croce e delizia del pavone. Croce per i residenti che, fino a una decina di anni fa, ne contavano appena otto o nove esemplari e, adesso, se ne ritrovano circa 120 sulle strade del borgo; delizia per i turisti che ci vengono apposta, in questo lido adriatico, nella sua pineta, nei suoi slarghi, per immortalali e condividerli sui social, per avere un ricordo “originale” e per non lasciarsi scappare l’occasione di uno scatto coloratissimo. Benedetti pavoni.

Che, attenzione, mica sono fauna selvatica autoctona, anche se si sono diffusi in mezza Europa e la loro eleganza era apprezzata persino dagli antichi romani: a Punta Marina, nel 2014, ne sono arrivati alcuni “ornamentali” (son così belli che paiono delle statue in movimento, spesso i pavo cristatus sono allevati per i parchi e i giardini, qualcuno li considera degli animali d’affezione ma sono per lo più da cortile, un po’ come le oche) sfuggiti da vai a sapere dove; ne hanno richiamati altri, s’è formata una piccola colonia e, adesso, il censimento è da piccolo zoo cittadino. Però all’aria aperta, senza gabbie e restrizioni. Un bene, per carità, per loro che (dal carattere rustico e adattabile) hanno trovato sul litorale, probabilmente, le condizioni perfette per riprodursi; non altrettanto per gli umani che stanno loro attorno: ché da un lato c’è questa scocciatura dei curiosi che te li ritrovi a ore improbabili, sul marciapiede, con la telecamerina e la frenesia della ruota; ma dall’altro ci sono problemini di ordine pratico che proprio secondari non sembrano. Primo, sporcano: marciapiedi e automobili parcheggiate sono spesso ricoperti di guano (e un bello spettacolo non lo è). Secondo, sono maleducati: mangiano i fiori dei giardini e urlano in piena notte (amo’ di richiamo, se è la stagione degli amori apriticielo).

Terzo, non sanno stare al loro posto: sono invasivi, rumoreggiano, sono tanto aggraziati quanto cafoni, hanno un’indole socievole e feria ma le femmine sanno diventare aggressive e i maschi tendono a girare in gruppo, stan mai da soli. Sì, certo, c’è chi in questi giorni ha avanzato proposte di adozioni (sia privati cittadini che enti, come il giardino zoologico Safari Ravenna che potrebbe ospitarne una ventina nella sua area pedonale) per alleggerire il carico di Punta Marina e venire incontro alle esigenze di chi lì ci vive: ma per il momento la situazione è in stallo e l’unico progetto attivo, come spiega l’edizione locale de Il resto del Carlino, è quello di un’associazione che sta tappezzando le vie con cartelli informativi e incontri di formazione. I pavoni di Punta Marina girano indisturbati, salgono sui tetti, si “arrampicano” sugli alberi. «Di fianco a casa mia c’è un rudere abbandonato dove ogni giorno ne stazionano almeno una trentina», racconta una signora, «oramai dormo al massimo due ore a notte perché alle 3 vengo svegliata dai loro richiami. Prima o poi impazzirò». La donna, non bastasse, dice di aver «speso mille euro per delle infiltrazioni nel tetto perché mi hanno spostato le tegole. Non ne posso più». «Sono rimasta l’unica attrazione di Punta», chiarisce tuttavia un’altra abitante, «non possiamo portarli via». Il sindaco ha annunciato un censimento entro la fine di maggio: ma a far di conto il quadro si complica. Le femmine di pavone depongono fra le cinque e le nove uova a covata, fanno fino a due covate l’anno e (in cattività) la specie riesce a vivere un quarto di secolo. Tradotto significa che, a far niente, fra cinque estati, a Punta Marina saranno 200. Mica male.

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Autore
Libero Quotidiano

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