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“Vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca*o di Trump. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me*a di Netanyahu”: Piero Pelù incendia il palco. Proteste di Fdi: “Ha ragione De Gregori”

  • Postato il 12 luglio 2026
  • Musica
  • Di Il Fatto Quotidiano
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“Vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca*o di Trump. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me*a di Netanyahu”: Piero Pelù incendia il palco. Proteste di Fdi: “Ha ragione De Gregori”

La musica come protesta, il palco per lanciare e amplificare messaggi politici. In questi giorni, Piero Pelù ha una stoccata per tutti. I Litfiba in tour festeggiano il quarantennale dello storico disco “17 Re” e, tra una canzone e l’altra, il rocker lancia critiche sociali e ammonizioni. Ne ha una per tutti: i politici italiani, Putin, quel pezzo di me**a di Netanyahu e Donald Trump, che schernisce tenendo al lazo un ciuffo arancione, stile cowboy. Sul fatto che gli artisti debbano schierarsi o meno, sembra avere una posizione netta. Ma il dire la propria è un credo che porta avanti da sempre, intrecciando le canzoni con lo sguardo sulla realtà. “Il mio nome è mai più”, contro le guerre del mondo, è l’esempio più famoso.

Piero Pelù contro Trump con una testa in silicone legata a un lazo

I fan sono tornati ad ascoltare l’album che 40 anni fa ha spianato la strada al rock innovativo in Italia e Pelù ne ha approfittato per far sentire la propria voce. Non solo attraverso le canzoni. Ai live di Pescara, Milano e Villafranca di Verona, il leader della band fiorentina ha saltato, divertito. Ha cantato a 66 anni, indossando le cuffie protettive per l’acufene di cui soffre, con dentro l’energia degli inizi. E, tra un brano e l’altro, rifilato una sequenza di attacchi al potere globale. Ha portato sul palco una testa in silicone con i capelli arancioni, legata a una corda per farla roteare. Chiaro riferimento, irrisorio, a Donald Trump. “Eccolo lo scalpo, eccolo qua. Sembra facile, ma vallo a prendere tu lo scalpo di quella testa di ca**o di Trump, vai. Vallo a prendere. Senza dimenticare quel grandissimo pezzo di me**a di Netanyahu”, ha dichiarato dal palco chiedendo di fermare i “sionisti” nella loro offensiva contro i palestinesi, sul sottofondo delle note di “Tex”.

“Apapaia” con il coro “Rispetta le mie idee”, dedicato al tempo all’obiezione di coscienza nel servizio militare, è diventato un inno contro i conflitti. “Oro Nero”, invece, un manifesto contro il patriarcato di cui “noi italiani siamo i maestri”. Per i bis, il frontman dei Litfiba si è presentato sul palco sventolando il tricolore, specificando di non “averlo mai fatto” e di dedicare il gesto al “no ai sovranismi e ai populismi”. Un tributo, ha affermato, a un’Italia “libera e antifascista”, condito da un “ci dispiace Salvini e Vannacci”. E un modo per ricordare che “questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia”.

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Il Fatto Quotidiano

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