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Usura dietro a un giro di scommesse clandestine, Roberto Sechi condannato in appello a 7 anni

  • Postato il 14 luglio 2026
  • Cronaca
  • Di Genova24
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  • 2 min di lettura
In sintesi

La Corte d'Appello ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per Roberto Sechi, imputato di usura aggravata nel contesto di un'organizzazione dedita a scommesse illegali. L'indagine ha rivelato un sistema criminale strutturato che sfruttava giocatori in difficoltà finanziarie, applicando tassi di interesse usurari. La sentenza rappresenta un importante intervento della magistratura contro l'illegalità nel settore del gioco d'azzardo clandestino.

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Usura dietro a un giro di scommesse clandestine, Roberto Sechi condannato in appello a 7 anni

Genova. La Corte di appello di Genova ha modificato e in parte ridotto grazie al concordato la pena per Giovanni Bizzarro e Roberto Sechi accusati di associazione per delinquere finalizzata all’usura per un giro di scommesse clandestine messo in piedi ai tempi del Covid.

Sette anni per Sechi rispetto ai 6 anni e 4 mesi del primo grado ma in continuazione con un’altra condanna diventata definitiva l’anno scorso per trasferimento fraudolento di valori. Sei anni e due mesi per Bizzarro che in primo grado era stato condannato a 8 anni, anche lui in continuazione con una precedente condanna per lo stesso reato di Sechi.

Sei mesi la condanna per Fabio Praticò, condannato a 3 anni in primo grado. L’indagine era partita da un giro di scommesse clandestine che venivano gestite in pieno periodo di Covid. Dalle indagini era emerso che avevano ottenuto dalle vittime centinaia di migliaia di euro applicando tassi dal 10 al 20% mensile ma in alcuni casi anche del 20% settimanale. Con i tre già condannati anche in secondo grado ci sono altri quattro imputati, che avrebbero gestito insieme ai tre le chat su cui scommettevano clandestinamente e il giro di prestiti di soldi e che hanno scelto i riti alternativi tra patteggiamento e abbreviato.

Sechi era stato condannato nel 2006 con sentenza definitiva a cinque anni e quattro mesi, perché riconosciuto partecipe di un sodalizio di stampo mafioso presente sul territorio genovese e capeggiato dalla famiglia Fiandaca, di origine nissena. Alcuni scommettitori, spesso ludopatici, per ripianare le perdite chiedevano soldi, sempre alla stessa banda che applicava i tassi usurari. Secondo gli investigatori, i partecipanti potevano giocare formulando le puntate sugli eventi sportivi, maturando un debito corrispondente alla somma che avevano puntato.

Autore
Genova24

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