Usa, Ocasio-Cortez ripensa la sinistra: “Il primo Woke era folle, ma quel dibattito è stato utile”. Trump: “Si riposiziona per il 2028”
- Postato il 15 agosto 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Alexandria Ocasio-Cortez, icona della sinistra progressista americana, ha riconsiderato criticamente l'ondata woke dei anni passati, definendola eccessiva ma riconoscendone l'utilità nel dibattito pubblico. L'intervento della deputata democratica di New York durante il programma This Week ha scatenato le reazioni politiche, con Trump che ha interpretato il cambio di posizionamento come mossa strategica in vista del 2028, evidenziando le tensioni all'interno della sinistra americana.
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Una delle figure simbolo della sinistra progressista a stelle e strisce e delle battaglie per i diritti delle minoranze ha preso le distanze dalla stagione più radicale della cultura “woke”. Ospite il 9 agosto di This Week sulla Abc, Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha ripreso una formula utilizzata da un consigliere comunale della Grande mela: “Woke one was crazy“, la Woke 1.0 – quella degli albori – era folle. Ma, nello stesso tempo, ha difeso quella stagione da una condanna senza appello: le discussioni che si aprirono allora, dice, furono “molto produttive“.
Il tema emerge quando il conduttore Jonathan Karl le chiede delle posizioni sostenute in passato da Francesca Hong, candidata democratica socialista alla carica di governatore del Wisconsin, che aveva parlato dell’abolizione della polizia e delle carceri e aveva sostenuto posizioni radicali che poi aveva abbandonato. Hong, osserva Karl, si è allontanata da quelle dichiarazioni. Ocasio-Cortez concorda: “Giusto, se n’è allontanata”. A quel punto Ocasio-Cortez introduce il riferimento al “Woke 1.0”: “Ho un consigliere comunale che dice che il Woke 1 era folle“. Il conduttore la ripete – “Woke one was crazy” – Ocasio-Cortez non lo corregge e puntualizza: “Credo che l’importante sia valutare ciò che un candidato sta dicendo in questo momento“.
Karl insiste e le domanda se il movimento progressista sia andato troppo oltre con alcune delle posizioni sostenute in quegli anni. Ocasio-Cortez non rinnega e colloca quel periodo soprattutto nel contesto della pandemia e della forte trasformazione del dibattito politico provocata dal Covid. “In quel periodo e soprattutto durante la pandemia di Covid – spiega -, si è assistito a un’enorme apertura della finestra di Overton”, ovvero lo spazio delle idee considerate accettabili o ammissibili nel dibattito politico pubblico. Secondo la deputata, durante la pandemia quella finestra si era allargata enormemente. “Siamo stati costretti a chiudere – prosegue -. A causa di quelle chiusure, si sono registrati alcuni dei tassi di disoccupazione più alti che abbiamo mai visto”. In quel contesto si era aperto uno spazio per discutere praticamente qualsiasi soluzione: “Eravamo davvero disponibili a prendere in considerazione qualsiasi politica che potesse portarci verso una situazione migliore”.
Il New York Times ha letto le sue parole come un’autocritica della sinistra del 2020, ma la frase successiva rende questa interpretazione molto difficile da sostenere. “Io penso davvero che le discussioni che si sono svolte in quel periodo siano state piuttosto proficue“. Ocasio-Cortez non dice, quindi, che il movimento progressista abbia sbagliato nel mettere sul tavolo quelle questioni, ma distingue tra il contenuto delle discussioni e il linguaggio utilizzato in quel momento.
Il passaggio successivo riguarda la criminalità. La deputata dem afferma che oggi il modo di parlare del tema è fondamentalmente diverso da quello utilizzato allora. “Credo che oggi, quando parliamo di criminalità, il nostro approccio sia sostanzialmente diverso da quello che avevamo in passato per contrastarla, giusto?”. E aggiunge che tutti condividono l’obiettivo di mantenere il tasso di criminalità più basso possibile. La distinzione diventa ancora più esplicita quando torna sulla retorica della pandemia: “La retorica utilizzata durante il lockdown non è quella che verrebbe utilizzata oggi”.
“Sono felice che questi candidati abbiano l’opportunità di presentarsi al proprio elettorato e di illustrare i punti su cui si basa la loro campagna elettorale in questo momento“, insiste la star dei democratici. I candidati, cioè, devono avere la possibilità di presentarsi agli elettori per quello che sono e per ciò che dicono ora e non dovrebbero essere giudicati per le cose che hanno sostenuto in passato. La presa di distanza, quindi, sembra riguardare una stagione politica e soprattutto la sua retorica, non una rinuncia agli ideali progressisti.
Nella stessa intervista emerge però una separazione più netta. Karl sottopone ad Ocasio-Cortez alcune posizioni del programma nazionale dei Democratic Socialists of America: abolizione della polizia e del sistema carcerario, abolizione del Senato, amnistia per gli immigrati irregolari, chiusura delle basi militari americane all’estero e proprietà pubblica di imprese e industrie essenziali. La domanda è diretta: “Lei supporta queste posizioni?”. La risposta di Ocasio-Cortez è altrettanto diretta: “No”.
Le parole di Ocasio-Cortez sono state commentate anche da Donald Trump, secondo cui la deputata deciderà di candidarsi alle presidenziali del 2028. Intervistato da Fox News, il tycoon ha sostenuto che lei e altri democratici si stiano riposizionando per prendere le distanze dalle posizioni passate a favore di politiche troppo permissive nei confronti della criminalità. “Stanno tutti cercando di rinnegare le loro dichiarazioni sulla criminalità e il loro ‘adoriamo le città santuario”, ovvero le giurisdizioni locali che incoraggiano gli immigrati irregolari a denunciare reati, testimoniare o mandare i figli a scuola senza il timore di essere identificati ed espulsi. Per il capo della Casa Bianca le città santuario sono “un disastro” e “cominceranno a scomparire”.
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