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US Open, scontro totale sugli orari, il team di Alcaraz all'attacco: Djokovic offre la soluzione, ma il problema è l’incoerenza

  • Postato il 10 settembre 2026
  • Di Virgilio.it
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US Open, scontro totale sugli orari, il team di Alcaraz all'attacco: Djokovic offre la soluzione, ma il problema è l’incoerenza

I match conclusi a tarda notte allo US Open hanno riaperto la polemica sugli orari nei tornei dello slam e le sessioni serali. Una problematica gestita (o ignorata) in maniera differente da ogni Major, con tutte le soluzioni testate che però hanno portato a nuove critiche che potrebbero essere risolte con le rivoluzionarie proposte avanzate da Novak Djokovic, anche se forse il problema principale è l’incoerenza che regna nel mondo del tennis.

US Open, quanti match finiti a tarda notte

New York si sa, è la città che non dorme mai. Ma questo, più che uno slogan attrattivo, durante gli US Open diventa una condanna per i tennisti. nell’edizione in corso dello slam statunitense infatti sono stati parecchi i match terminati ben oltre la mezzanotte, causando difficoltà, oltre che ai tennisti, anche alle emittenti tv e agli spettatori, obbligati a fare le ore piccole per seguire un match per cui hanno pagato profumatamente un biglietto. I casi eclatanti sono quelli riguardanti Alexander Zverev, che ha chiuso i suoi primi due incontri oltre le due del mattino, e, soprattutto, quello della spettacolare sfida tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz, terminata oltre le tre e mezza del mattino.

L’attacco del team di Alcaraz dopo il folle match con Shelton

Proprio il match tra Alcaraz e Shelton ha fatto insorgere le polemiche da parte di appassionati e addetti ai lavori, che hanno attaccato la scarsa attenzione da parte degli organizzatori nei confronti della salute dei giocatori in un periodo in cui i circuiti si ritrovano martoriati dagli infortuni dei top player. Un’allarme lanciato anche dal preparatore atletico di Carlos, che in una storia Instagram ha attaccato la programmazione dello US Open: “In alcune occasioni so (lo affermo con umiltà) che la prestazione non è sinonimo di salute… Dobbiamo adattarci a qualsiasi circostanza, e chi lo fa per primo ha un vantaggio competitivo, ma iniziare una partita di tennis di 5 set alle 11 di sera non è affatto sano per un atleta”.

La soluzione proposta da Djokovic e McEnroe che potrebbe risolvere il problema orari

A causare questi ritardi nell’inizio e nella fine dei match sono ovviamente quegli incontri combattuti (e quindi spesso e volentieri anche i più spettacolari) che si dilungano per oltre quattro ore arrivando al quinto e decisivo set. Un aspetto che da sempre fa parte del tennis, che per evitare partite infinite come quella di Wimbledon 2010 tra Isner e Mahut durata più di undici ore ha imposto il super tie-break negli slam a partire dal risultato di 6-6 nel set decisivo.

Una misura che ha evitato i casi più estremi, ma certamente non risolto un problema che però è anche un aspetto che rende il tennis affascinante, perché inutile girarci attorno, molte delle partite più epiche che ricordiamo sono proprio quelle che sul momento sembrano protrarsi in una infinita guerra di nervi e talento che tengono gli spettatori continuamente col fiato sospeso. L’incertezza sulla durata degli incontri rimane però un problema nel tennis, tanto che alcune voci importanti del mondo della racchetta hanno suggerito delle possibili rivoluzioni nel risultato e non solo per ridurre la durata degli incontri come quelle proposte da Novak Djokovic e John McEnroe e appoggiate anche dal nuovo direttore degli Australian Open, che ha spiegato come in futuro il punteggio potrebbe modificarsi e alcuni incontri degli Slam disputarsi al meglio dei tre set.

L’incoerenza nel mondo del tennis

Per quanto la soluzione proposta da Djokovic per tenere i match di tennis al di sotto delle due ore potrebbe effettivamente cancellare questa problematica e dare anche un po’ di sollievo dal punto di vista fisico ai giocatori obbligati a un tennis sempre più duro e dispendioso, bisogna anche vedere come questa proposta è stata accolta da tifosi e appassionati, con i più romantici che al solo sentir nominare la possibilità della scomparsa degli incontri al meglio del quinto set iniziano a strapparsi i capelli e a invocare la morte del tennis, e altri che invece vedono in questi suggerimenti delle misure utili ad attrarre un pubblico più giovane, sempre più abituato a un intrattenimento rapido e fugace.

Perché alla fine tutto il discorso a questo si riassume, in una serie di opinioni divergenti che entrano in contrasto e non arrivano a punto in comune per quello che teoricamente è l’obiettivo di tutte le parti in gioco, evidenziando l’incoerenza che in questo momento governa il tennis. Un esempio eclatante riguarda proprio quello della durata dei match, con molti addetti ai lavori (proprio come il direttore di Tennis Australia) invocano match più brevi e la stessa ATP che nelle Next Gen si è messa a testare set più corti e un attesa ridotta tra un servizio e l’altro, salvo però poi modificare superfici e palline per rallentare il gioco e aumentare la durata dello scambio, ottenendo di fatto l’effetto contrario e aumentando anche il numero di infortuni nel circuito.

Ogni slam ha la sua (non) soluzione

La stessa confusione e incoerenza sia da parte di organizzatori che di appassionati la si può notare anche negli slam, dove ognuno ha un modo diverso di gestire la programmazione della sessione serale. Se lo US Open e l’Australian Open infatti hanno deciso di ignorare questa problematica permettendo ai match di continuare fino a notte fonda, gli altri due Major hanno cercato delle soluzioni per arginare questo problema, incappando però a loro volta in nuove critiche o problematicità.

A Wimbledon infatti esiste il coprifuoco imposto dalle leggi municipali, con tutti i match che possono essere disputati solamente fino alle 23:00 locali e non oltre. Una soluzione che evita ai giocatori di rischiare di fare troppo tardi e perdere di fatto una giornata di riposo, ma che spesso (soprattutto quando ci si mette anche la pioggia, che a Londra è di casa) ha comportato anche lo slittamento degli incontri alla giornata successivamente, finendo col fare un torto agli spettatori e intasare le successive giornate del programma.

Il Roland Garros invece ha previsto per la propria sessione serale un solo match, riducendo così il rischio di finire la giornata troppo tardi. Avendo un solo incontro a disposizione da inserire nella sessione serale la scelta è dunque ricaduta quasi sempre su partite maschili essendo queste potenzialmente più lunghe e offrendo dunque più duraturo che può invogliare maggiormente gli spettatori ad acquistare il biglietto, facendo però così scattare le accuse di dare poco spazio e visibilità agli incontri femminili.

Troppi interessi in gioco e nessuna soluzione, così a perderci è il tennis

Insomma, per quanto tutti sembrino avere in testa lo stesso obiettivo di permettere ai giocatori di esprimersi al meglio senza rinunciare alla loro salute e quello di rendere il tennis uno sport sempre più attrattivo e che tenga conto anche delle esigenze degli spettatori, nessuno sembra essere ancora riuscito a trovare la quadra per conciliare i tanti interessi in gioco, comportando di volta in volta le inevitabili polemiche del caso.

Come per quanto riguarda il nuovo formato dei Masters 1000 di due settimane, disprezzati da tutti i top player che si ritrovano con meno giorni liberi durante l’anno e da buona parte degli spettatori, privati di quelle giornate ricche di tennis e che davvero in piccola parte ricordavano quelle degli slam, ma fondamentali per rimpinguare le casse di ATP e WTA e aumentare i guadagni propri e dei giocatori fuori dall’élite del tennis e che spesso faticano a sopportare le spese di uno sport estremamente esigente dal punto di vista economico. Trovare una soluzione a tutto ciò appare un’impresa difficile, ma soprattutto resa ancora più complicata dagli interessi e dalla volontà di accontentare tutti, oltre che dall’incoerenza di un mondo che si muove senza guardarsi, come un ballo di gruppo in cui ognuno si muove al proprio ritmo.

Autore
Virgilio.it

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