US Open, Djokovic e l'ultimo treno per il 25esimo Slam: che chance senza Sinner e con Alcaraz e Zverev in difficoltà
- Postato il 21 agosto 2026
- Di Virgilio.it
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L’occasione è di quelle (forse) irripetibili: con Sinner fuori dai giochi, Zverev in crisi mistica e senza continuità e soprattutto Alcaraz chiamato a tornare dopo 4 mesi di inattività, Novak Djokovic sa che gli US Open alle porte rappresentano forse l’ultima chiamata verso la gloria definitiva. Perché se davvero il serbo abbia… in serbo di conquistare il 25esimo titolo slam della carriera, impresa mai riuscita a nessun atleta tanto in campo maschile quanto in campo femminile, allora forse l’ultimo treno passa dalle parti di Flushing Meadows nelle prossime due settimane.
- Da tre anni a secco di slam, ma non di risultati
- Nole e NY, un amore contrastato: "solo" 4 finali vinte
- Perché Nole deve crederci: l'occasione è irripetibile
Da tre anni a secco di slam, ma non di risultati
Djokovic non ha mai fatto mistero di voler credere di avere ancora un’opportunità reale per guadagnarsi questo benedetto 25esimo titolo slam. Certo però che i confronti recenti con Alcaraz e Sinner (e in parte Zverev) non hanno riservato gli esiti sperati, con l’unico exploit mandato a referto proprio contro l’altoatesino nella semifinale degli Australian Open (ma poi in finale Alcaraz non ha fatto prigionieri).
Vero è che negli ultimi 11 slam disputati, cioè dall’ultimo vinto (US Open 2023) a oggi, Nole ha raggiunto due volte la finale (Wimbledon 2024 e Melbourne 2026, sempre battuto da Alcaraz) e ben 6 volte la semifinale, l’ultima a Wimbledon un mese e mezzo fa, sconfitto da una delle migliori versioni stagionali di Sinner (fa male scriverlo adesso, pensando alla rinuncia forzata a Flushing Meadows appena comunicata).
A sporcare la pagella, un quarto di finale a Parigi nel 2024 (battuto da Ruud, terraiolo sufficientemente esperto) e due terzi turni, quello degli US Open 2024 (ko. con Popyrin) e del Roland Garros 2026, battuto da Fonseca. Non sono numeri da giocatore al crepuscolo: certo, se confrontati col passato i numeri raccontano di un orizzonte ben differente dalle abitudini, ma a New York i pianeti potrebbero allinearsi per un’ultima volta, e regalare così a Nole quella speranza per fare centro che darebbe un senso compiuto alla sua voglia di non mollare.
Nole e NY, un amore contrastato: “solo” 4 finali vinte
La sconfitta contro Tirante a Cincinnati (segnata anche da un malessere fisico) lascia il tempo che trova. Perché nei pensieri di Djokovic c’è spazio ormai solo per i grandi appuntamenti, e i quattro tornei dello slam sono l’unica vera ragione che a 39 anni lo spingono ad andare avanti.
Flushing Meadows poi è una sorta di giardino di casa per Nole, che qui dal 2005 ha disputato 110 partite, vincendone 95. Non necessariamente però è il torneo col quale ha familiarizzato meglio rispetto ad altri: il bilancio delle finali racconta di un 4-6 che in qualche modo non rende piena giustizia alla classe e al talento del serbo, che soltanto a Parigi (ma sulla terra) ha vinto meno titoli slam, cioè tre.
Gridano vendetta soprattutto un paio di finali: quella del 2012 persa al quinto contro Andy Murray e quella del 2021 persa contro Daniil Medvedev, che gli costò il grande slam stagionale (aveva vinto tutti gli altri tre titoli e veniva da 27 vittorie).
Perché Nole deve crederci: l’occasione è irripetibile
La congiuntura attuale, che di fatto obbliga a pensare che mai come stavolta gli US Open possano aprirsi a un pronostico incerto e sorprendente, rendono i sogni di gloria di Djokovic un po’ più concreti e meno utopici. Resta però da capire in che modo un atleta che quest’anno ha disputato appena 20 partite (14-6 il bilancio), incassando due eliminazioni al primo turno (Roma e Cincinnati), due al terzo turno (Indian Wells e Roland Garros) e le due run a Melbourne (finale) e Wimbledon (semifinale) possa convincere se stesso, prima ancora che il mondo che sta là fuori, a essere considerato un degno candidato per la vittoria finale.
L’assenza di Sinner, col quale ha perso 6 delle ultime 7 partite disputate, è un piccolo aiutino, ma da solo non basta: servirà il miglior Djokovic degli ultimi tre anni, magari spinto dalla consapevolezza che questo treno sarà l’ultimo sul quale potrà saltare. Dovrà trovare quelle energie nascoste che solo i grandi campioni sanno di avere.
Servirà tanta fortuna (un tabellone amico, per prima cosa), condizioni fisiche e ambientali perfette, e poi trovare strada facendo il tifo e il calore di un pubblico (quello americano) che spesso non è stato benevolo nei suoi riguardi. Ma nella patria di Tom Brady, Lindsey Vonn e LeBron James c’è sempre spazio per chi vuol provare ad assaggiare un pezzettino di immortalità. Se non ora, quando?