US Open, Alcaraz batte in rimonta Faria, poi attacca ATP sul calendario: "In futuro mi prenderò pause anche di due mesi"
- Postato il 3 settembre 2026
- Di Virgilio.it
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Qualche scricchiolio l’ha sentito, ma Carlos Alcaraz non è il tipo da fermarsi alle prime difficoltà. E contro Jaime Faria lo ha ribadito ai quattro venti: il polso deve ancora tornare a regime, ma intanto la vittoria ottenuta al secondo turno a Flushing Meadows è ciò che serviva per rimetterlo sui binari desiderati. E poco importa se contro il portoghese abbia dovuto lasciare per strada il primo set nel torneo: il 4-6 6-0 6-3 6-2, maturato in due ore e 42 minuti, è comunque un messaggio lasciato lì sul comodino, giusto per ricordare a tutti che lui a New York c’è andato per arrivare fino in fondo, non certo per ritrovare solo le sensazioni perdute.
- Partenza lenta, un po' di fretta e il cambio tattico
- Alcaraz è un bel diesel. E il polso migliora
- L'affondo contro ATP: "Troppi giocatori infortunati"
Partenza lenta, un po’ di fretta e il cambio tattico
La fretta, in questi casi, è cattiva consigliera. E restare in campo qualche minuto in più non è necessariamente un male. “Avrei voluto chiuderla prima, questo è vero, ma alla fine mi sono reso conto che giocare quattro set è stato meglio che giocarne tre. Questa partita mi è servita per mettere alla prova ogni particolare dal punto di vista fisico, soprattutto per capire a che punto è il mio corpo dopo tanti mesi di stop. Ora devo soltanto capire come reagirà nel giorno di riposo”.
Intanto però, sotto 6-4 dopo un primo set nel quale lo spagnolo ha avuto per primo una palla break (nel sesto gioco) e s’è ritrovato a doverne fronteggiare due nel game successivo, cedendo la battuta alla seconda occasione, la reazione a livello soprattutto mentale c’è stata, eccome.
“Aver avuto una palla break e non averla sfruttata ha finito per invogliarmi a cercare punti troppo corti, e l’errore l’ho pagato nel game successivo. Va da sé che giocare nella sessione serale è totalmente diverso che farlo in quella diurna: la palla diventa più grande ed è più difficile muoverla. Però alla fine mi sono adattato al canovaccio: ho cercato di essere paziente, costruendo meglio lo scambio dall’inizio. E dal secondo set mi sono sentito molto più a mio agio con la racchetta”.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/TheTennisLetter/status/2095355103465369709" profile_id="TheTennisLetter" tweet_id="2095355103465369709"/]Alcaraz è un bel diesel. E il polso migliora
La reazione di Alcaraz è stata netta e immediata, come certifica il 6-0 ottenuto nel secondo parziale. Anche se nel primo gioco ancora una volta s’è ritrovato a dover salvare due palle break, che viste come si stavano mettendo le cose avrebbero potuto rivelarsi davvero molto pericolose. Superato il momento critico, Carlitos ha cominciato a spingere per davvero sull’acceleratore: ha trovato un filotto di 7 giochi consecutivi con i quali ha messo subito le cose in chiaro.
Faria ha cominciato a faticare nel reggere l’urto dell’ex numero uno del mondo: adesso è lui che vorrebbe accorciare lo scambio, ma le cose si mettono sempre per il verso sbagliato. Nel terzo set Alcaraz il break lo trova nel secondo e nel quarto gioco, pur cedendo la battuta nel terzo. E da quel momento in poi cerca semplicemente di fare le cose semplici, tenendo la battuta senza più faticare.
Il break ottenuto nel terzo gioco del quarto set diventa il grimaldello per non voltarsi più, anche perché nel quinto arriva un altro game perso al servizio dal portoghese, che a quel punto non riesce a replicare in alcun modo alle velleità del murciano. Che chiude col 70% di punti vinti con la seconda (72% con la prima, entrata nel 62% dei casi), il dato che più di tutti dimostra che c’è ancora un po’ da lavorare. Anche se intanto la nuova esultanza alla Robin Hood, mimando un’arciere che prende la freccia e la scaglia, ha trovato consensi.
L’affondo contro ATP: “Troppi giocatori infortunati”
A margine della sfida, Alcaraz (che sfiderà il cinese Yibing Wu al terzo turno) ha parlato sia delle sensazioni legate al polso, sia di come intende affrontare le prossime finestre temporali in giro per il mondo. “Il polso va bene, nel senso che in allenamento colpisco la palla senza problemi e non avverto alcun fastidio, né mi sento in qualche modo condizionato nei movimenti. In partita è un po’ diverso, ma so che devo andare sui colpi e che non devo avere timore di osare. Al momento però va tutto bene, non ho paura di giocare e mi sento in ottime condizioni”.
Poi la riflessione sul calendario: “Ammetto di essermi fermato più di quanto avrei voluto, ma in generale in futuro potrebbe capitare che mi prenda delle pause più lunghe tra un torneo e un altro. Non dico lunghe 4 mesi, ma un paio anche si.
[iol_placeholder type="social_twitter" url="https://x.com/TheTennisLetter/status/2095364664356139448" profile_id="TheTennisLetter" tweet_id="2095364664356139448"/]L’ATP sta mettendo altri tornei, il calendario è sempre più intasato e avendo dei tornei obbligatori da giocare per noi è tutto più complicato a livello di programmazione. Se dovessimo fare tutto quello che ci viene chiesto, giocheremmo 40 settimane all’anno, ed è una cifra fuori da ogni logica. Ormai è palese vedere giocatori stanchi e infortunati, quindi va fatto qualcosa, e al momento l’unico antidoto che abbiamo è riposare, e quindi saltare dei tornei”.