Urso: “Dato mandato per coils per l’ex Ilva di Genova e Novi”, Meloni: “Lavoriamo per la continuità produttiva”
- Postato il 14 ottobre 2026
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- Di Genova24
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Genova. Mentre a Genova gli operai dell’ex Ilva di Cornigliano proseguono la protesta occupando il palazzo della prefettura, a Roma la situazione del gruppo siderurgico sbarca in parlamento con un dibattito in Senato e un question time alla Camera.
Durante la discussione a Palazzo Madama sul ruolo dell’Italia in Europa, la presidente del consiglio Giorgia Meloni è intervenuta in risposta a un’interrogazione presentata dalla senatrice di Italia Viva Annamaria Furlan, ex segretaria generale della Cisl, incentrata sulla gestione di Acciaierie d’Italia. Furlan è stata molto critica sulla mancanza di prospettive messe in atto dai commissari dell’amministrazione straordinaria e, di riflesso, dello stesso governo.
La premier ha replicato evidenziando come l’esecutivo si sia trovato ad affrontare una situazione ereditata dai governi precedenti: “La situazione che abbiamo trovato riguardante l’ex Ilva quando siamo arrivati al Governo era drammatica, quindi le risposta passate non hanno risolto il problema e ce lo siamo caricato noi”. A queste parole, Meloni ha aggiunto una stoccata a chi negli anni l’ha preceduta: Il Governo ha trovato ostacoli ideologici e giudiziari”.
Meloni ha chiesto retoricamente perché le soluzioni rivendicate non siano state applicate quando il centrosinistra era al potere: “Se i decreti di Renzi e di Monti sono stati così risolutivi perché ci stiamo ancora occupando dell’Ilva? Sono certa che abbiate delle soluzioni migliori, mi chiedo perché non le abbiate messe in campo quando eravate al governo”.
Meloni ha poi assicurato: “Il nostro obiettivo è quello di dare continuità alla produzione dell’acciaio in Italia, non cedere alle interdizioni e al tempo stesso garantire l’occupazione di chi finora ha lavorato in Ilva, in una cornice di pieno rispetto dell’ambiente e della salute dei cittadini. Seguiamo l’andamento della gara in corso per non pregiudicare la situazione dei lavoratori e degli impianti”.
Poche ore più tardi, alla Camera dei Deputati, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha invece risposto in question time a un’interrogazione della deputata genovese di Noi Moderati Ilaria Cavo.
Il ministro ha riferito: “Nel decreto di ieri sera abbiamo dato ulteriori risorse, 41 milioni di euro, all’amministrazione straordinaria di Acciaierie d’Italia nell’ambito del piano concordato con la Commissione europea per mantenere il riscaldo degli altiforni nella speranza che la Cassazione, come sembra trapelare da quello che il procuratore generale ha già scritto, incredibile per la severità con cui tratta la sentenza alla Corte d’Appello, abbiamo deciso di mantenere il riscaldo dell’impianto dando gli risorse il tempo utile di aspettare la sentenza alla Corte di Cassazione”.
“Nel contempo abbiamo dato indicazione ai commissari di reperire sul mercato internazionale sia le bramme necessarie per i laminatoi di Taranto, e le prime due navi sono già sbarcate per consentire comunque ai laminatoi di lavorare in una partnership con soggetti terzi, e poi di fare altrettanto per quanto riguarda i coils per gli stabilimenti di Genova e Novi Ligure”.
“Ci vuole del tempo – ha aggiunto il ministro – perché l’ordine dei coils come per le bramme occorre farle sul mercato internazionale, dovranno farle i partner industriali dell’amministrazione straordinaria la merce arriverà nei prossimi mesi e si potrà garantire così una continuità produttiva degli stabilimenti a valle, sia per Taranto con i laminatoi, sia per Genova e Novi Ligure, in attesa dell’assegnazione ai proponenti la cui gara è stata necessariamente prorogata sino al 9 di novembre per sapere quale sarà la sentenza della Cassazione, se confermerà o come appare nelle prime documentazioni smentirà clamorosamente la Corte d’Appello”.
“Questo non possiamo non tenerne conto, perché quello è un altro ordine, l’ordine giudiziario, e voi sapete che è sorprendente nelle sue decisioni. Ricorda a me stesso all’aula che c’è stato un sequestro di un altoforno probatorio che dura credo da un anno e mezzo, probatorio, non è mai accaduto credo nella storia giudiziaria, accade a Taranto”, la conclusione di Urso.