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UNICAL VOICE – Speedy da Quattromiglia a Rai Radio 2 con Fiorello

  • Postato il 16 giugno 2026
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UNICAL VOICE –  Speedy da Quattromiglia a Rai Radio 2 con Fiorello

Il Quotidiano del Sud
UNICAL VOICE – Speedy da Quattromiglia a Rai Radio 2 con Fiorello

Un’intervista esclusiva al cantante calabrese Speedy, studente universitario dell’Università della Calabria che scala classifiche e raggiunge il carismatico Fiorello a Rai Radio 2. Aneddoti, sentimenti e concerti: i racconti dell’artista e tutto quello che i fan avranno la possibilità di vivere.


Quattro mura di una camera che diventano le prime spettatrici di un talento allora non conosciuto. Una chitarra e una voce, che si trasformano nel modo migliore per sfogare i propri sentimenti. Canzoni nate per rimanere nel proprio io. Eppure – che sia per caso, per fortuna o colpa della sorte  – quei testi erano destinati a toccare i cuori di più persone.

Classe 2002, Francesco Servidio – in arte Speedy – è un giovane artista emergente del contesto calabrese. Da Sant’Agata di Esaro (suo paese di origine) a Quattromiglia ad altre città d’Italia coinvolte nel suo ultimo tour, la sua figura non è sfuggita all’occhio di tanti. Da meno, lo è Fiorello col suo programma a Rai Radio 2 “La pennicanza” che lo ha ricevuto come suo ospite.

Com’è stato il primo impatto con Fiorello? C’è un aneddoto del dietro le quinte che ti è rimasto impresso?

«Appena siamo arrivati lì col mio produttore, eravamo un po’ preoccupati. Perché i personaggi televisivi si immaginano persone super simpatiche per poi essere diversi di persona. Poi, però, quando lo abbiamo incontrato – sia durante la trasmissione che a seguito di questa – abbiamo avuto modo di parlare e si è rivelato molto simpatico, sia lui che Biggio. È stata una bella esperienza, ci hanno messo a nostro agio ed è stato tutto naturale»

Come descriveresti lo stesso conduttore? Hai tre aggettivi che possano riassumerlo?

«Sicuramente bella presenza fisica perché ti incute subito professionalità e serietà. Però, allo stesso tempo, si vede che è una persona molto alla mano ed è simpatico»

C’è stato un momento, durante la puntata su Rai 2, in cui hai pensato: “Ma sta succedendo davvero?” Qual è stata la battuta o la situazione più surreale in cui ti sei trovato?

«Quando sono entrato e abbiamo iniziato a parlare dei baffi: lui parlava del suo e io del mio. Poi, quando abbiamo fatto la battuta sulle formiche in dialetto siciliano e calabrese. È stato tutto molto e, ricollegandomi anche alla domanda di prima, queste sono state le cose che mi hanno messo molto a mio agio perché, anche questa conversazione veloce, è stata molto simpatica e interessante»

La tua popolarità sta crescendo rapidamente e le persone iniziano a notarti. È già capitato un episodio bizzarro o caloroso di un fan per strada dopo l’apparizione in TV?

«Da questo punto di vista mi sono sempre sentito molto fortunato perché ho sempre avuto persone, anche feedback da parte di sconosciuti importanti magari: c’è stata gente che già l’anno scorso mi regalava disegni e cartelloni durante i concerti. Quindi è sempre stata una cosa molto bella. Poi ultimamente mi hanno mandato anche le foto di tatuaggi.

Ad esempio c’è una coppia che mi ha scritto e mi ha mandato la foto che si è tatuata “Pancarrè”, proprio il titolo, ognuno su un braccio. Perché è stata questa canzone che li ha fatti conoscere. In generale, c’è un sacco di gente che mi racconta storie di questo tipo, storie legate alle mie canzoni.Mi fa tanto piacere e proprio qualche settimane fa, mi hanno mandato anche un’altra foto di una ragazza che si è tatuata sulla schiena la frase di “camicia bianca”.

Sono quelle cose che ti fanno capire che, in qualche modo, quello che fai arriva. Non c’è gratificazione migliore. Sicuramente sono molto grato per l’amore che arriva da parte degli sconosciuti. È una cosa incredibile. Anche quando durante i live vedi che c’è la gente che si diverte, che urla le canzoni che hai scritto tu, insieme a te, è impagabile».

ALLA SCOPERTA DELLE EMOZIONI DI SPEEDY

È quello che è successo al Mood Social Club a Roges, qual è stato il tuo pensiero nel vedere un pubblico cantare le tue canzoni? C’era una bella risposta tra te e il pubblico.

«Io mi diverto nel vedere la gente divertirsi. Perché quando sono sul palco è come se le persone sotto fossero tutti miei amici. Mi comporto come se stessi parlando sempre con delle persone che magari conosco da sempre. Quindi, quando c’è una bella risposta da parte del pubblico, io mi diverto di conseguenza. Nemmeno me ne accorgo.

Poi, magari, quando guardo i video della serata, vedo che salto, vado giù, risalgo, faccio cose senza neanche pensarci. Mi viene spontaneo. Perché, oltre a vedere proprio i miei amici nel pubblico, anche gli sconosciuti li vedo proprio come persone con cui condivido tanto grazie alle canzoni.

La risposta delle persone, mi ha sempre aiutato da questo punto di vista perché comunque fino a un anno e mezzo non ero mai stato su un palco: fino all’anno scorso, si vedeva magari che non mi muovevo così. Però, alla fine, è stato un percorso che suonando in giro è avvenuto abbastanza in maniera naturale. Io mi diverto e spero che si divertano anche le persone sotto».

C’è una canzone a cui sei più legato del tuo album o c’è un ricordo magari più importante?

«Si, diciamo che sono tutte piccoli momenti o piccole storie che mi riguardano in prima persona. Quindi sono tutti momenti della mia vita che, se ho deciso di scriverli e di descriverli, è perché mi hanno lasciato molte emozioni forti, negative e positive.

Sicuramente, però, la canzone a cui sono più legato è “Se mi ricordo di un vecchio ricordo”. Perché è quella canzone che, quando l’ascolto, mi fa dire “come ho fatto a scrivere questa cosa?” e penso che non scriverò mai nulla di migliore. Mi viene difficile pensare che possa fare una canzone migliore di quella, per me che l’ho scritta. Ci tengo molto perché è un flusso di coscienza, di un attimo e quando la riascolto, mi fa pensare proprio a tutta la mia vita: a partire da quando ero piccolo al futuro.

Ci sono un sacco di cose che mi stanno a cuore in quella canzone, per questo è sicuramente la più speciale».

Come stai gestendo questa prima ondata di visibilità dopo Fiorello ma già prima anche con l’apertura del concerto di Franco126 a Settembre. Ti spaventa o ti gasa?

 «La visibilità è al momento ristretta a Quattromiglia, a Cosenza, al posto in cui vivo. All’inizio, io sono sempre stato una persona molto sulle mie: molto aperta con gli miei amici e con le persone con cui ho un rapporto ma con le persone esterne, un po’ chiuso. Quindi questa cosa mi ha un po’ cambiato: abituarmici è stato particolare, soprattutto proprio qui.

Mi sentivo un po’ strano, ma alla fine sono consapevole del fatto che se sta accadendo tutto questo è grazie alle persone. Quindi ne sono grato e, per quanto in alcune situazioni possa sentirmi un po’ disagio per la persona che sono io, cerco sempre di essere super tranquillo nei confronti di tutti, mi fa molto piacere.

Era una cosa che si scontrava molto con la mia persona, soprattutto il me di un anno e mezzo fa magari però mi ci sto abituando adesso e me la sto vivendo in maniera abbastanza tranquilla».

Dove speri che ti porti questo slancio nei prossimi mesi? Hai un desiderio nascosto?

«Non ho troppe pretese da questa cosa. Spero che le persone a cui già sono arrivato, non smettano mai di divertirsi ascoltandomi o comunque rimangano sempre legate al progetto. Poi, ovviamente, spero di arrivare a più persone possibili, senza avere troppe pretese.

Perché, alla fine, se abbiamo fatto questi primi passi è proprio per questo: perché siamo stati e sono stato me stesso. C’è solo da continuare a fare questo, a fare quello che so fare insieme a tutta tutte le persone che ho intorno e vedere dove ci porterà. Sicuramente ci sono un paio di sogni nel cassetto che mi piacerebbe realizzare però non c’è fretta».

Il suo primo album, “Quattromiglia”, è un omaggio diretto al quartiere universitario che lui stesso vive in prima persona. E ciò, lo dimostrano alcuni titoli che compongono la tracklist. Si tratta di viaggiare in una sua mappa di ricordi dove ogni traccia porta con sé il sapore dei vent’anni.

Dalle partite di calcetto dove si è “spaccato un ginocchio”, alla sensazione di “sentirsi sbagliati come un negroni un po’ annacquato”, alla voglia di ubriacarsi d’amore fino a godersene il “dolore come se fosse felicità”. Il disco regala, proprio per la sua natura spontanea, leggerezza. Ma, soprattutto, una caratteristica che il cantautore ha lasciato come sua impronta in ogni canzone: la genuinità.

Francesco Servidio è spesso riconosciuto per il mazzetto di chiavi che porta sempre con sé per il ponte dell’Unical o anche per il suo abbigliamento anni 70. Ma ciò che non sfugge è sicuramente la barriera inesistente col pubblico.

Come lui stesso afferma, il pubblico è suo amico e questo lo dimostra. Speedy lascia pezzi di cuore in ogni cuore che incontra, che sia per strada o sotto il suo palco. È un ragazzo profondamente legato al suo territorio tanto da essere riuscito a far cantare agli spettatori romani “ne parlavamo lunga tutta Quattromiglia” – frase della canzone “Mano nella mano” – e chissà che l’eco del suo talento non raggiunga anche altri successi. Noi facciamo il tifo per lui.

Il Quotidiano del Sud.
UNICAL VOICE – Speedy da Quattromiglia a Rai Radio 2 con Fiorello

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