UNICAL VOICE – Il sistema per l’allerta sul cambiamento climatico in Calabria
- Postato il 4 marzo 2026
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Il Quotidiano del Sud
UNICAL VOICE – Il sistema per l’allerta sul cambiamento climatico in Calabria

L’esperto Luca Furnari dell’Università della Calabria spiega come funzionano allerta, prevenzione e protezione civile davanti al cambiamento climatico in Calabria.
Il ciclone Harry ha messo la Calabria davanti a immagini che non possono essere archiviate come eccezioni. Cimiteri franati in provincia di Reggio Calabria, vento estremo e mareggiate sul litorale Jonico hanno mostrato quanto il territorio sia esposto ai cambiamenti climatici e quanto contino prevenzione e allerta. Ne abbiamo discusso con Luca Furnari, professore dell’Università della Calabria, che analizza punti di forza e criticità del sistema di protezione civile.
Il primo nodo riguarda l’efficacia delle allerte. Secondo Furnari, non esiste una risposta unica: tutto dipende dal tipo di evento e dal momento in cui viene intercettato. Per gli eventi previsti, oggi la Calabria dispone di modelli previsionali sempre più avanzati, in grado di stimare con giorni di anticipo piogge e risposte idrologiche dei corsi d’acqua. «Un esempio di sistema di previsioni operativo è quello sviluppato dal laboratorio CeSMMA (Centro Studi per il Monitoraggio e la Modellazione Ambientale, diretto dal Prof. Giuseppe Mendicino), liberamente consultabile, dove è possibile consultare anche la variabile “Pericolosità Reticolo Idrografico” che fornisce una indicazione utile per capire gli effetti idrologici sui corsi d’acqua, più il colore tende al rosso e più il pericolo in quel tratto fluviale è elevato e dunque le persone non ci si dovrebbero trovare nelle vicinanze».
Furnari spiega il sistema di gestione per le allerte
Tuttavia, quando l’evento è già in corso, la gestione passa a una scala molto più locale, con responsabilità dirette sui singoli comuni. Lo stesso Furnari spiega: «Per le allerte previste, il sistema calabrese utilizza la suddivisione in 8 sottozone omogenee che spesso vediamo sui bollettini previsionali, e l’uso delle sottozone è strettamente legato all’incertezza intrinseca delle previsioni. Viceversa, per gli eventi in atto la scala di riferimento è quella del comune, in cui il sindaco è il responsabile ultimo per la sicurezza dei cittadini. In Calabria abbiamo una rete di monitoraggio idrometeorologico densa, che, a seguito di progetti recentemente conclusi, è stata ulteriormente ampliata». In Calabria la rete pluviometrica è ormai molto estesa, con oltre 200 stazioni che comunicano in tempo reale le precipitazioni.
Più debole, invece, è il monitoraggio delle portate dei fiumi, cioè della quantità reale d’acqua che attraversa i centri abitati durante le piene. In molti casi si misurano i livelli, ma mancano i modelli che permettono di tradurli in volumi effettivi. Furnari chiarisce: «Siamo meno “bravi” a misurare le portate defluenti nei corsi d’acqua, nel senso che abbiamo circa 40 stazioni idrometriche che misurano i livelli dei corsi d’acqua ma spesso mancano le scale di deflusso, cioè quei legami matematici che consentono di convertire i livelli in volumi, e quindi stimare effettivamente quanta acqua sta attraversando i centri abitati. In riferimento al recente ciclone Harry, va segnalato che sono disponibili poche misure di vento (anemometri)».
Rafforzare i sistemi di monitoraggio per le allerte
«Ad oggi, la rete meteorologica ufficiale consta di 40 anemometri; sicuramente questo numero dovrebbe essere aumentato in un territorio come il nostro, dove gli effetti orografici molte volte amplificano le intensità dei venti […] Mentre, per quanto riguarda le onde, dunque il monitoraggio marino, è l’ISPRA l’ente che sovrintende la rete ufficiale e, ad oggi, lungo le coste calabresi abbiamo soltanto due boe ondametriche, una a largo di Crotone e una a largo di Cetraro».
«Probabilmente,» continua, «andrebbero rafforzati i sistemi di monitoraggio di questo genere, in quanto, sempre in riferimento ad Harry, ma anche in riferimento alle indicazioni sugli scenari di cambiamento climatico, i cosiddetti eventi compound, in cui non vi è soltanto tanta pioggia ma anche “mare grosso” che impedisce ai fiumi di sversare correttamente i volumi di piena, sono destinati ad aumentare».
Il cambiamento climatico in ambito comunicativo
Se i dati e i modelli esistono, spesso è la comunicazione a determinare l’efficacia reale del sistema di protezione civile. Il passaggio delle informazioni dall’ambito tecnico a quello quotidiano dei cittadini rimane uno dei punti più fragili. Furnari sottolinea: «La comunicazione è fondamentale. E spesso viene indicato come l’ultimo miglio che viene a mancare».
Molti comportamenti a rischio nascono semplicemente dalla mancanza di comunicazione, «come comunità scientifica, siamo ormai giunti a un punto in cui riusciamo a costruire modelli e sistemi in grado di simulare e rilevare eventi con un buon grado di affidabilità e tempestività, ma molte volte manca la comunicazione, soprattutto all’utente finale, dunque al cittadino». Eppure, nel caso del ciclone Harry, il sistema ha dimostrato una buona tenuta operativa, come riconosce lo stesso professore: «Mi sento, tuttavia, in dovere di spezzare una lancia a favore del sistema di protezione civile calabrese (ma anche italiano), che nel caso del ciclone Harry ha funzionato molto bene e nonostante le immagini eloquenti, non si sono registrati né vittime né feriti».
L’intelligenza artificiale per affrontare le crisi
Dal punto di vista scientifico e tecnologico, la meteorologia e l’idrologia stanno vivendo una vera rivoluzione. Il professore Funari spiega, riguardo l’allerta cambiamento climatico in Calabria: «Un ulteriore elemento da considerare è l’intelligenza artificiale. I grandi centri di previsione meteorologica si stanno indirizzando sempre di più all’uso di modelli surrogati basati sull’AI, in grado di fornire previsioni in tempi irrisori grazie all’uso di GPU (Schede grafiche) e con livelli di affidabilità spesso superiori rispetto ai classici modelli fisicamente basati. Nel sistema di previsioni meteo-idrologiche citato in precedenza è già disponibile un prototipo di integrazione di algoritmi di AI, consultabile nella variabile “Precipitazione Giornaliera AI”.
L’uso di tecniche di AI consente quindi di migliorare l’efficacia dell’intero sistema di allertamento». Anche in Calabria questi strumenti sono già in fase sperimentale all’interno dei sistemi previsionali regionali, con l’obiettivo di rendere le allerte sempre più rapide ed efficaci.
La strategia per i piani di emergenza e l’allerta sul cambiamento climatico in Calabria
Sulle strategie di adattamento da adottare nelle città del Sud Funari è chiaro: «I piani di emergenza, che costituiscono il cuore del sistema locale di protezione civile, seguono le direttive nazionali e regionali», i piani di emergenza comunali rappresentano lo strumento principale per organizzare evacuazioni, soccorsi e gestione del rischio. Ma per funzionare davvero devono essere aggiornati continuamente, seguendo l’evoluzione del territorio e dei nuovi scenari climatici.
Funari continua: «in Calabria ci si sta muovendo in questa direzione, anche intercettando fondi europei che, oltre ad aggiornare i piani di emergenza, consentono di costruire una piattaforma regionale digitale per la consultazione dei piani di emergenza comunali da parte di tutta la popolazione. Ciò rientra appieno nel discorso di comunicazione rivolto alla popolazione». Un passaggio fondamentale per rendere la prevenzione accessibile e comprensibile a tutti.
Nessun sistema, per quanto avanzato, può funzionare senza una popolazione consapevole. Come ricorda Funari: «sarà capitato, negli ultimi anni, di ricevere avvisi sugli smartphone dovuti a test di IT-Alert. Quello è esattamente un esempio di come si possono coinvolgere i cittadini in caso di pericolo. Ma oltre a testare i sistemi di comunicazione, occorre testare anche le azioni da mettere in pratica in caso di pericolo; dunque, fondamentali sono le esercitazioni. Fare periodicamente esercitazioni di evacuazione negli edifici pubblici, a partire dai luoghi più nevralgici come le scuole, deve essere una prassi.
Allerta cambiamento climatico in Calabria: il piano della Protezione Civile
Così come educare fin da bambini le nuove generazioni alla cultura del rischio. A tal proposito, le campagne Io non rischio, messe in atto dalla Protezione Civile, mirano a fornire le nozioni di base da mettere in pratica in caso di eventi».
Dati, modelli e tecnologie non bastano senza una comunicazione efficace, partecipazione dei cittadini e un adattamento delle strutture alla potenza degli agenti atmosferici. Il sistema di protezione civile può funzionare, ma richiede investimenti continui, piani aggiornati e una solida cultura del rischio. La Calabria si muove nella direzione giusta, ma deve accelerare: l’allerta del cambiamento climatico in Calabria è ormai strutturale e la prossima emergenza non sarà un’eccezione.
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