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Unical, non scocca la scintilla con il centro storico di Cosenza

  • Postato il 12 ottobre 2026
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  • Di Quotidiano del Sud
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Unical, non scocca la scintilla con il centro storico di Cosenza

Il Quotidiano del Sud
Unical, non scocca la scintilla con il centro storico di Cosenza

Malcontento da parte degli studenti dell’Unical ospitati nel Complesso di San Domenico alle porte del centro storico di Cosenza


COSENZA – Lontano dalle luci dei riflettori ciò che si vede è la quotidianità, quella non infiocchettata e reale. A pochi giorni dalla riapertura del Complesso monumentale di San Domenico che ospita il polo universitario di Infermieristica e Fisioterapia, a raccontare la realtà degli spazi sono gli studenti che li vivono ogni giorno. Si è parlato di un’università pronta ad entrare nel centro storico nel migliore dei modi, ma il centro storico è entrato nella routine degli studenti? La domanda da porsi è se gli ambienti siano davvero adeguati alle esigenze della vita universitaria.

IL MALCONTENTO DEGLI STUDENTI

Le risposte degli studenti al momento fanno emergere diverse criticità nel sistema. «La vita del campus è unica» è una delle affermazioni data quasi all’unisono da tutti. Il primo dato che si rileva è la distanza tra l’esperienza vissuta dai ragazzi di San Domenico e quella dei ragazzi del campus di Arcavacata. Da qui la scelta della maggior parte dei giovani, per lo più fuori sede, di ripiegare su un’abitazione nella zona di Rende e Quattromiglia. L’idea di cercare una casa in affitto nella zona circostante il polo di San Domenico è stata abbandonata sin dal principio, sia per mancanza di locali disponibili allo scopo, sia per evitare una sorta di isolamento.

SI RIMPIANGE IL CAMPUS DI ARCAVACATA

«Vogliamo anche un momento di stacco dalle lezioni, vogliamo socializzare e divertirci e non stare rintanati in una zona che ha poco da offrirci» riferisce uno dei fuori sede al secondo anno di Fisioterapia. Una sentenza spontanea che rivela la realtà di un centro storico che non offre luoghi a misura di giovane: «Soprattutto la sera vediamo locali chiusi e nessuno in giro. Temiamo di circolare anche per una questione di sicurezza» aggiunge un altro studente.
Il tema della connessione tra il centro storico di Cosenza e l’area universitaria di Rende è un altro nervo scoperto: «I trasporti ci sono, è vero. La navetta passa ogni mezz’ora circa dalla mattina fino alla sera» è l’esperienza di una ragazza del primo anno. Tuttavia, cozza con alcune critiche mosse da altri studenti: «La navetta a volte ci gioca brutti scherzi e non passa, specie in tarda serata. Questo rappresenta un disagio per noi perché quando finiamo le lezioni e dobbiamo ritornare a casa è sempre un terno a lotto».

LA QUESTIONE DEI TRASPORTI

Allo stesso tempo un altro ragazzo è intervenuto dicendo: «Conoscendo l’ambiente di Cosenza ho deciso sin da subito di muovermi con la macchina. È un sacrificio averla portata dal mio paese, ma almeno ho tutte le comodità ed evito problemi qui». Una conclusione che evidenzia anche un clima di sfiducia nei confronti della mobilità urbana. Alcune lamentele riguardano anche la funzionalità stessa della struttura di San Domenico, riscontrata soprattutto in queste prime settimane di lezione: «La mensa non è ancora funzionante: per fortuna qui su Corso Mazzini ci sono diversi locali, ma resta comunque uno spreco di energie e di denaro, specie per noi fuori sede», riferiscono due studentesse del secondo anno di Infermieristica.

IL NODO DELL’AULA STUDIO

A questo si aggiunge il discorso dell’aula studio: «L’aula studio c’è, ma va prenotata e non è sempre disponibile. Il meccanismo è diverso rispetto a quella dell’Unical che è libera e più accessibile» aggiunge un’altra studentessa. «Io mi sono trasferito da un corso di laurea all’Unical a Fisioterapia qui: se tornassi indietro sarei rimasto al Campus», è la dura conclusione di un altro studente. Le testimonianze raccolte restituiscono un quadro in cui alle potenzialità del nuovo polo universitario si affiancano criticità che incidono sulla quotidianità degli studenti. Dalla mobilità ai servizi, passando per gli spazi dedicati allo studio e alla socialità, le esigenze dei ragazzi pongono l’accento sull’effettiva integrazione della vita universitaria nel tessuto del centro storico: un punto di partenza per riflettere sulle possibili migliorie e sulle risposte ancora necessarie.

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