Una storica villa di Prato ospita una mostra dove assenza e presenza si intrecciano

Negli spazi della limonaia di Villa Rospigliosi di Prato, Fabrizio Ajello (Palermo, 1973) interviene con un’installazione poli-mediale. Niente di grave si compone di un totale di tre stanze, in ognuna delle quali l’artista interviene con modalità diverse, rispettando la natura e la temporalità del luogo, ciò che gli ambienti sono stati, sono e saranno. L’azione sta in equilibrio e vive vacillando nei dualismi di creazione e distruzione, vita e morte, disegno e cancellatura, presenza e assenza, apparizione e sparizione. 

La mostra di Fabrizio Ajello a Prato 

L’energia della mostra si può dire generalmente sospesa: nella prima stanza le immagini a parete ci accolgono e respingono, la loro presenza è forte ed oltre il tempo ma effimera. Un regno intermezzo tra i due ambienti in cui un drone poi osserva e controlla, levita limitato senza raggiungere il suo massimo potenziale, guardato a sua volta da una più umana icona che rovescia il significato di salvezza. L’invisibile emerge da un segno visibile. La terza stanza propone l’immaginario onirico di Fabrizio Ajello: tre scale sospese richiamano il tema della Crocifissione e sembrano custodire un tesoro invisibile appeso a muro, è un quadro di piccole dimensioni disegnato dal padre dell’artista. Si tratta dell’ultima opera realizzata prima della morte, apre e chiude l’intero percorso, è il primo ed ultimo momento, dal segno grafico ha avuto origine l’intero progetto e con questo termina la mostra.  

Fabrizio Ajello, Niente di grave, Villa Rospigliosi, Prato. Ph: Sara Sassi OKNO studio
Fabrizio Ajello, Niente di grave, Villa Rospigliosi, Prato. Ph: Sara Sassi OKNO studio

L’assenza come motivo centrale nella mostra di Prato 

L’assenza del padre come eterno ritorno, l’assenza come elemento tangibile in tutti i momenti dell’installazione. Nella prima stanza i disegni a parete sono destinati ad essere coperti nel tempo, permettendo così all’ambiente di tornare al proprio stato originale, a quell’attimo appena precedente al momento di inizio dell’intervento di Fabrizio Ajello. Viene lasciato, allora, lo spazio all’assenza, che questa possa riprendere possesso della sua proprietà, che le figure e le immagini possano ritornare all’invisibile e comunque continuare ad essere sotto lo stato di vernice. 

Ritratti e volti nella mostra di Fabrizio Ajello 

Poi, l’icona. Il ritratto storicamente nasce per supplire a chi era passato a miglior vita, per dare un volto al defunto, garantisce la presenza dell’assente e dell’invisibile. Con l’immagine di Cristo si fortifica il legame tra arte e vita/morte, in sospensione come le tre scale nella terza stanza, in cui tutto sembra congelato in un’attesa (di cosa?). È forse l’attesa di un ritorno? Un’ascesa o una discesa? Il ritorno di un padre architetto, che ha tracciato segni evanescenti da percorrere con premura e leggerezza contrastando con forza la pesante gravità. 

L’intervento di Ajello a Villa Rospigliosi a Prato 

Villa Rospigliosi è una villa settecentesca collocata appena fuori dal centro storico della città toscana di Prato, ed è sede dell’associazione ChorAsis-LoSpaziodellaVisione e luogo espositivo già del 2019. Apre le sue porte a progetti site-specific, in cui gli artisti sono invitati a dialogare attraverso il proprio linguaggio espressivo con gli ambienti della villa e del giardino. Fabrizio Ajello rispettosamente, entra in punta di piedi e si confronta con le stanze della limonaia, coinvolge nella sua opera elementi fisici e simbolici caratteristici della Villa e della famiglia Rospigliosi. Un ventaglio, un’asse di legno, le scale. Emerge una delle più grandi abilità dell’artista: includere così tanti stimoli in un progetto unico, secondo le più delicate e potenti modalità. 

Ines Valori 

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Autore
Artribune

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