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Una nuova interfaccia neurale

  • Postato il 23 settembre 2026
  • Di Focus.it
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  • 2 min di lettura
In sintesi

Generazione sintesi AI in corso…

Una nuova interfaccia neurale
Le classiche interfacce cervello-computer come Neuralink aiutano le persone paralizzate a comunicare o muovere delle protesi solo col pensiero, ma non riescono a fare le due cose contemporaneamente perché interpretano il segnale di un'area cerebrale alla volta. Ora un team di scienziati della University of California San Francisco ha fatto un notevole passo avanti in questo senso, sviluppando un impianto neurale in grado di decodificare contemporaneamente i segnali cerebrali relativi alla parola e ai movimenti del busto: ad annuire e salutare, però, non sono i pazienti, ma un avatar su uno schermo.. Per allenare i modelli informatici a interpretare correttamente le loro parole e i loro gesti, i volontari hanno pensato fino a 10 gesti e 10 parole o frasi mentre la loro attività cerebrale veniva registrata. Applicando una griglia di elettrodi sul cervello delle persone paralizzate, i ricercatori sono riusciti a registrare sia i segnali di parola sia quelli di movimento della parte superiore del corpo, e li hanno decodificati con un apparecchio di machine learning.. Combinazioni comprese anche senza allenamento La cosa interessante è che, per funzionare, il sistema non doveva necessariamente registrare durante l'allenamento ogni combinazione di parola e gesti possibile (per esempio "ciao" e saluto con la mano), ma riusciva a decodificare anche combinazioni non presentate durante il training. È un aspetto da non sottovalutare, perché mentre in questo caso allenare la macchina su un centinaio di combinazioni di prova era relativamente facile, se in futuro si volesse ampliare il vocabolario per rendere la comunicazione più fluida e completa sarebbe impossibile registrare tutte le possibili combinazioni di gesti e parole.. Verso una comunicazione migliore Parlare attraverso un avatar non è certo come muoversi e comunicare di persona, ma al momento è quanto di meglio riesce a donarci la tecnologia. «L'obiettivo del nostro settore di ricerca è aiutare le persone paralizzate a esprimersi ancor più pienamente», spiega Sergey Stavinsky, ricercatore di interfacce neurali alla UC Davis che non ha partecipato allo studio. . Secondo Edward Chang, coordinatore della ricerca, «questi avatar digitali sono un primo passo verso la robotica reale». E chissà che un giorno la tecnologia permetta a chi ha perso l'uso del proprio corpo di esprimersi non solo tramite una figura virtuale, ma fisicamente con, ad esempio, un esoscheletro..
Autore
Focus.it

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