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Una mostra a Firenze celebra la vicenda creativa di Paolo Masi a pochi mesi dalla morte 

  • Postato il 27 ottobre 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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In sintesi

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Una mostra a Firenze celebra la vicenda creativa di Paolo Masi a pochi mesi dalla morte 

“Io sono nato irresponsabile e questa irresponsabilità mi ha dato una grande libertà”, si racconta così Paolo Masi, (Firenze 1933- 2026) nel documentario girato a pochi mesi dalla morte, avvenuta lo scorso maggio 2026, poco prima di compiere gli anni.
A Firenze, città che lo celebra con una grande mostra, quasi museale, alla galleria Frittelli che ne ripercorre la vicenda artistica e personale. “Libertà” è una parola che ricorre e Masi la libertà dell’arte se l’è presa tutta, rinunciando alla formazione accademica, viaggiando e spaziando tra i materiali, usando superfici di scarto, elementi della natura, operando una astrazione spesso però non svincolata dal dato del reale, attraversando le dimensioni e costringendo lo spettatore ad aguzzare lo sguardo per cogliere il particolare. Fino ad aprire la visione in altezza e in larghezza o a stendere le opere in terra, creando quasi delle costellazioni al contrario.

Paolo Masi. Phto Carlo Cantini
Paolo Masi. Phto Carlo Cantini

Paolo Masi 93: la mostra alla galleria Frittelli di Firenze

Tutto questo è ben documentato nel progetto espositivo articolato con Sergio Risaliti, curatore della mostra, che evidenzia inoltre la coerenza e l’adesione totale dell’artista “alla linea analitica dell’arte rigorosamente perseguita durante sei decenni che hanno visto realizzarsi cambiamenti repentini anche epocali a tutti i livelli, da quelli sociali a quelli politici, da quelli tecnologici a quelli artistici”. Trovando il culmine tra gli Anni Sessanta e Settanta, (dopo gli inizi negli Anni Cinquanta e la prima mostra alla Strozzina nel 1960) che Masi definisce i decenni della “libertà del vivere, del fare, dello sperimentare, prima del ritorno al figurativo. Momento di vitalità eccessiva durante il quale se avevi una visione potevi apporre il tuo segno di identificazione, con un lavoro che va oltre la dimensione dello studio del pittore”. Cosa che appare ben chiara dall’utilizzo del cartone, materiale d’elezione e di una vita (lo accompagnerà fino agli Anni Duemila) per Masi: povero, di scarto, globale, il cartone si trova ovunque, nelle strade delle città vissute o amate, Milano, New York, Berlino, Firenze, ovunque.
È malleabile, bucabile, piegabile. Nella sua duttilità metropolitana si presta ad essere concluso e amplificato, raccolto, strutturato, forzato, sincopato.

Le opere in mostra alla Galleria Frittelli di Firenze

E si presta alla tecnica del frottage e alla contaminazione con elementi presi dalla vita: sassolini, fili, terra, oggetti trovati, giornali, composti mai con casualità bensì con un rigore tale da far dimenticare l’aspetto materico. Fino all’apoteosi del segno e alla partecipazione nel 1978 alla Biennale di Venezia con l’opera in 94 partiture, Rilevamenti esterni-conferme interne. La proprietà dei linguaggi, tra calcina, sabbia, colore, tessiture, attingendo a quella grande tradizione italiana che anche nella più solida astrazione riesce a mantenere carne e sangue.
E ancora a farsi musica, jazz naturalmente, sulle note imparate e suonate nei primi anni di lavoro, quelli della “gavetta” milanese e poi dell’esperienza americana a New York, prima di tornare in patria e stringere legami con artisti come Guarnieri o Berti. Negli Anni Ottanta Masi, mentre il mondo dell’arte volge nuovamente verso la figurazione, torna alla pittura ma lo fa comunque a modo suo. Il suo lavoro consacrato nella kermesse in Laguna può permettersi il lusso delle grandi dimensioni, del colore, per poi negli Anni Novanta ragionare sui grandi temi e sul dissenso quali la pena di morte (esposto poi in una mostra alla Fortezza da Basso di Firenze, curata dallo stesso Risaliti e da Lara Vinca Masini), accarezzando negli Anni Duemila le trasparenze del plexiglas senza mai tradire la dimensione materica della propria ricerca.

Masi e le esperienze collaborative

La mostra, che segue di pochi anni la grande personale dedicatagli sempre da Frittelli in occasione dei 90 anni nel 2023, documenta inoltre la rete di relazioni e di amicizie intorno all’artista, a partire dalla stessa galleria e dal curatore della mostra. Rete che egli stesso coltivava con la partecipazione e la promozione di collettivi, dei quali la città di Firenze, amata e detournata, resta la costante non solo geografica insieme al sodalizio con Maurizio Nannucci, attivo in tutte queste esperienze. Tra questi progetti c’è Centro F/Uno creato con Baldi e Lecci, nato nel 1967 per superare l’isolamento locale e aprirsi alla sperimentazione. E ancora, sempre con Nannucci e Mariotti, Zona, spazio no profit creato nel 1974 e precursore di Base, inaugurato con Guita, Catelani, Parisi infine nel 1998, chiuso recentemente e poi riaperto come progetto itinerante, vivo grazie a una maglia intercittadina e intergenerazionale di adesioni in continuo accrescimento tra artisti, creativi e operatori del settore. A testimonianza di una visione dell’arte non individualista, per dirla con Risaliti, “conseguenza di quell’afflato politico e pedagogico che ha contrassegnato il suo avvio e che poi è sempre rimasto strettamente legato ad una ininterrotta e continua sperimentazione sul modo di operare e conoscere linguaggio e realtà e per estensione società”.

Santa Nastro

Firenze // Fino al 12 novembre 2026
Paolo Masi 93
Frittelli arte contemporanea, Via Val di Marina 15
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L’articolo "Una mostra a Firenze celebra la vicenda creativa di Paolo Masi a pochi mesi dalla morte " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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